Leggere il Mondo #LeggereIlMondo

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There is no Frigate like a Book / To take us Lands away

Emily Dickinson

Dato che è giusto porsi graziosamente delle mete nella vita, ho deciso di darmi a un’altra sfida letteraria, con tempi lunghi però: leggere un libro per ogni Paese del mondo (sono 196, per la cronaca). L’idea l’ho presa da una scrittrice australiana, Ann Morgan, che si è concessa un anno per la sua personale sfida Reading the world.

Per me un anno sarebbe troppo poco, avendo innanzitutto i cazzi miei da fare (diciamolo), concerti rock e cucina e lebbestie e Brucee e in generale le altre sfide del gruppo dei 50 libri da completare. E comunque non voglio che diventi un semplice segnare una bandierina su un atlante, voglio scegliere i libri con un minimo di criterio perchè siano davvero rappresentativi di quel Paese, non sceglierne uno breve a caso tanto per togliermelo dalla lista. Inoltre devo assolutamente avere il tempo di leggere le cose mie e in questo mantenere un certo margine di libertà (leggasi: finire solenni schifezze se mi va di farlo), perchè lettura per me è piacere prima di tutto, se diventasse imposizione e null’altro già so che non ce la farei. Penso di darmi due anni e mezzo di tempo. Va detto che per me l’idea importante è leggere autori di Paesi di cui non ho mai letto nulla: quindi dai 196 toglierò senz’altro quella ventina (azzardo, forse trentina?) di Stati che ho già incocciato nelle mie letture e studi passati, anche se deciderò poi man mano lungo la strada.

La Morgan come criterio per scegliere quale libro eleggere a rappresentativo di un determinato Paese si è fatta consigliare vari titoli sul suo blog da amici, lettori e parenti, un passaparola probabilmente utile per certi versi. Va d’altronde considerato che alcune scelte sono giocoforza molto limitate, ci sono Paesi che della propria produzione letteraria non hanno quasi niente tradotto in inglese, anche se io sono avvantaggiata rispetto alla nostra eroina che da brava anglofona legge solo nella propria lingua. La vostra affezionata oltre all’inglese palleggia anche l’italiano e se proprio costretta sotto tortura potrei rispolverare addirittura il francese. Quindi come giro di opere direi che la cosa è fattibile.

Un aspetto interessante è “COME” scegliere un libro per Paese: il prescelto dovrebbe essere strettamente legato a un autore di quella terra, e di quella lingua. Ma ci sono scrittori che pur essendo nati in uno Stato, parlano e scrivono nella lingua dei colonizzatori, praticamente – per esempio-  tutta l’Africa. Ha senso leggere un libro di un autore dell’Angola che scrive in portoghese e vive da anni in Brasile? Probabilmente no. Ma apprendo – e lo dico anche a voi così da oggi siete più imparati – che in Angola la lingua nazionale con più parlanti è l’umbundu, parlata dagli ovimbundu nella regione del centro-sud. È lingua materna di circa un terzo degli angolani. Posso io aver la possibilità, ma diciamo proprio anche la voglia, di leggere un autore ovimbundu? io non credo, e penso che mi capiate.

E ancora, cosa si intende “rappresentativo”? Penso a un libro che sia una sintesi organica della cultura, delle tradizioni e della storia di quel Paese, molto prima che essere un’opera di narrativa e di intrattenimento. E allora, non sarebbe meglio passare direttamente a libri scritti da giornalisti, per entrare diretti a gamba tesa dentro a quel Paese? Ma posso io aver voglia di leggermi 170 e rotti libri di attualità, politica e/o storia? no, io non lo penso, e neanche voi lo pensate davvero dentro di voi medesimi. E poi, letteratura non è solo storia e sensibilità politica di un determinato autore, ma anche lingua, creatività, arte nella parola scritta. La Morgan per l’Italia ha deciso di leggere Gomorra, che sicuramente a livello di tematiche di attualità e sociologia non è una scelta sbagliata. Però, io penso che Saviano scriva singolarmente male, e mi auguro che la nostra amica decida di fare un secondo giro di autori italiani e si faccia sedurre per esempio da Calvino o Eco, per coprire un altro aspetto direi decisivo della nostra cultura. Sotto questo aspetto, io prediligerò senz’altro nella scelta quegli autori che abbiano vinto un Nobel o un Pulitzer.

Per il resto, proverò a trovare un po’ il giusto mezzo, attendendomi il più possibile alla sana considerazione che prima di tutto mi devo divertire, e dunque cercherò sì un autore che almeno in qualche modo possa essere considerato parte della letteratura di un Paese, ma soprattutto che mi piaccia e che scriva bene. O che scriva male ma che abbia un romanzo fantastico da  farmi leggere. Insomma sarò al solito un po’ cazzona, non è che vi aspettavate altro, in fondo in fondo, dai.

Quindi decreto che a mio insindacabile giudizio dovrò finire per ottobre 2018, o incocciare nel vostro perenne sfottò. Però siate anche urbani perchè insomma, mica è facilissimo.

Lorenza Inquisition

 

 

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