Scrittori indiani #India #ScrittoriIndiani

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Per quel che riguarda la scelta di un autore indiano per la Sfida, voce nr. 11, parto ammettendo la mia colossale, abissale, stupefacevole ignoranza su questo Paese. Penso di aver letto UN solo libro di un autore indiano, BUUUHHHH, e mi vergogno assai di ciò, mi guardo allo specchio e mi sputazzo da sola. Ma rimedierò! Capra! ho fatto una breve ricerca, e ho scelto qualche autore e relative opere. La scelta è su autori moderni, per lo più romanzieri (tranne il poeta Rabindranath Tagore, premio Nobel per la Letteratura nel 1913) e con tematiche variabili: la stratificata società indiana e le caotiche metropoli, le religioni, le caste e i pregiudizi, il passato e il presente. Ci sono autori che hanno preferito i racconti, altri il romanzo storico, e altri ancora l’approccio quasi da sorridere del romanzo lieve. Per tutti ho letto anche le recensioni dei lettori, naturalmente sui gusti non si può essere tutti d’accordo, e quindi i giudizi variano sul fatto che siano libri strani, difficili, affascinanti, lunghi, incomprensibili o irrinunciabili. Ma nelle recensioni ci si ferma comunque dalle tre stelle in su, mai sotto. Buona scelta e buona lettura! io ovviamente ora me li vorrei leggere tutti 😀

Rabindranath Tagore, il più famoso artista creativo dell’India moderna, romanziere, saggista, poeta, compositore di musica e autore di testi teatrali, e anche pittore. Nelle sue poesie, un misto di liricità, naturalismo, contemplazione e dialogo colloquiale, celebra l’amore per la natura e per Dio, le aspirazioni alla fratellanza umana, la  passione e il misticismo. Ecco la motivazione del Premio Nobel nel 1913:

“Per la profonda sensibilità, per la freschezza e bellezza dei versi che, con consumata capacità, riesce a rendere nella sua poeticità, espressa attraverso il suo linguaggio inglese, parte della letteratura dell’ovest. “

Maximum City Bombay città degli eccessi – Suketu Mehta – 562 pagine (2004) Il ritratto di una città, una delle piú grandi del mondo, attraverso le voci dei suoi abitanti. Mehta sceglie il modo piú affascinante ed efficace per raccontare la città: ricostruire con il talento del grande narratore i mille romanzi che s’intrecciano nelle strade della metropoli, giorno per giorno. Cosí entrano in scena Sunil, il teppista indú che un giorno dà fuoco a un musulmano e ottiene gloria e fortuna; Ajay Lal, il poliziotto onesto in un mondo di corrotti: Monalisa, la ballerina del beer bar che sa come condurre il gioco della seduzione; Mohsin, il killer della malavita che vorrebbe un giorno sposarsi per amore. E naturalmente gli attori della piú grande industria cinematografica del mondo, quella di Bollywood, dove la vita della città viene rimasticata e digerita per diventare leggenda. Un libro vasto e labirintico come la metropoli che racconta, ricco di vita, storie, emozioni e ricordi personali. «Straordinario… La qualità investigativa del reportage di Mehta, l’abilità con cui persuade gangster e assassini a raccontare le loro storie, sono sorprendenti. È il miglior libro scritto finora su questa grande metropoli in rovina, e merita assolutamente di essere letto». Salman Rushdie

Matrimonio combinato Chitra Banerjee Divakaruni – 323 pagine 2010 – Matrimoni sbagliati, vocazioni lontane, tradizioni soffocanti: undici racconti di donne, forti e determinate a ridefinire la loro identità, tra Calcutta e San Francisco.

La Tigre Bianca – Aravind Adiga Pagine 305 (2008) (Winner of Man Booker Prize) – Seduto alla sua scrivania, l’imprenditore autodidatta Balram Halwai, detto la Tigre Bianca, scrive sette lucide e impietose lettere al primo ministro cinese che si appresta a visitare l’India. Gli racconta delle proprie origini e della propria storia: la storia di un ragazzo di una delle caste più basse che da un fangoso villaggio all’interno del paese (dove “ogni buona notizia si tramuta in una cattiva notizia, e in fretta”) arriva a New Delhi, dove mall luccicanti, sontuosi palazzi e auto tirate a lucido da magri autisti in ciabatte si accostano a bordelli di lusso con bionde prostitute dell’Europa dell’est. Qui, nel nuovissimo quartiere di Gurgaon, Balram Halwai assiste alla progressiva e inarrestabile corruzione del suo padrone, ne assimila la mentalità e intuisce che il modo per fuggire dalla gabbia della miseria esiste.

Mare di papaveri – Amitav Ghosh – 543 pagine Primo libro di una trilogia dedicata alla nascita dell’India moderna, il paese sorto, appunto, da una delle piú straordinarie mescolanze di etnie e culture, Mare di papaveri si annuncia come il primo tassello dell’opera della vita di Amitav Ghosh, un’opera che, per forza e ambizione, può rappresentare per l’India moderna quello che libri come Moby Dick hanno rappresentato per l’America: la simbolica narrazione dell’origine di una civiltà nuova sorta dall’incontro-scontro di mondi opposti. La storia è ambientata nell’India del XIX secolo, ai tempi della guerra dell’oppio.

Il ragazzo giusto – Vikram Seth (Copertina flessibile: 1618 pagine) Siamo a Brahmpur, nell’India settentrionale; è il 1951. La signora Rupa Mehra ha appena benedetto il matrimonio della figlia Savita e già sta pensando all’altra figlia, Lata, e al “buon partito” che sicuramente troverà anche per lei. Ma Lata ha deciso di opporsi all’usanza dei matrimoni concordati: vuole scegliere da sé l’uomo con cui dividere l’esistenza… Da qui, pagina dopo pagina, il quadro si allarga e accoglie un’intera genealogia di personaggi, uomini e donne che vivono, lavorano, si scontrano, si amano, intrecciando le loro avventure e i loro sentimenti agli avvenimenti storici e politici del loro Paese sontuosamente magico e drammaticamente povero, saggio e dissennato, antichissimo e bambino.

I figli della mezzanotte – Salman Rushdie Lunghezza stampa: 346 pagine I “figli della mezzanotte” sono i bambini nati il 15 agosto 1947, allo scoccare della mezzanotte: il momento, cioè, in cui l’India proclamò la propria indipendenza. Possiedono tutti doti straordinarie: forza erculea, capacità di diventare invisibili e di viaggiare nel tempo, bellezza soprannaturale. Ma nessuno è capace di penetrare nel cuore e nella mente degli uomini come Saleem Sinai, il protagonista di questo romanzo che, ormai in punto di morte, racconta la propria tragicomica storia; una vicenda surreale attorno a cui si dipana una grandiosa saga familiare, un magnifico canto corale sullo sfondo della storia dell’India del Ventesimo secolo.

Il piacere può aspettare Tishani Doshi 320 pagine -2010 È iniziato tutto nel 1968, quando Babo è stato il primo membro della famiglia Patel a lasciare Madras e volare a Londra per approfondire la sua educazione. Suo padre avrebbe dovuto sapere che ne sarebbero nati dei guai. E infatti lo ritroviamo innamorato di una ragazza bianca, per la quale si è preso una cotta appena ha visto lo svolazzo di un nastro rosso tra i suoi capelli. La loro è una storia d’amore “misto” in un mondo sottosopra: le due famiglie non saranno mai più le stesse. Incontriamo allora i Patel-Jones: Babo, Sian, Mayuri e Bean, nella loro piccola casa dal cancello dipinto di arancione e nero, accanto alla sede dell’Associazione Donne del Punjab. Intanto, mentre il ventesimo secolo scorre sullo sfondo – da qualche parte là fuori Jim Morrison muore in una vasca da bagno, Carlo e Diana si sposano, Indira Gandhi è assassinata dalle sue stesse guardie del corpo, la tv via cavo arriva in India -, i quattro Patel-Jones navigano nei territori inesplorati della famiglia “ibrida”: la baraonda dei parenti di Babo, il lontano crepitio della linea telefonica di quelli di Sian, la saggezza eterna e il cuore generoso della bisnonna Ba, i pericoli dei primi amori, la perdita dell’innocenza e la vecchiaia, e l’ultima grande domanda: cosa fare degli spazi che le persone amate lasciano dietro di loro.

Jaya by Devdutt Patnaik – 373 pagine (2010) High above the sky stands Swarga, paradise, abode of the gods. Richly illustrated with over 250 line drawings by the author, the 108 chapters abound with little-known details such as the names of the hundred Kauravas, the worship of Draupadi as a goddess in Tamil Nadu, the stories of Astika, Madhavi, Jaimini, Aravan and Barbareek, the Mahabharata version of the Shakuntalam and the Ramayana, and the dating of the war based on astronomical data. With clarity and simplicity, the tales in this elegant volume reveal the eternal relevance of the Mahabharata, the complex and disturbing meditation on the human condition that has shaped Indian thought for over 3000 years.

L’interprete dei malanni – Jhumpa Lahiri  (Premio Pulitzer narrativa 2000) 168 pagine
A Boston, complice un blackout, una giovane coppia indiana in crisi riesce a dirsi cose a lungo taciute. In India, il signor Kapasi, «interprete» alle dipendenze di un medico, accompagna in un giro turistico una famiglia di indiani ormai americanizzati; l’interesse della donna per la strana professione di Kapasi susciterà in lui un sogno romantico che dovrà presto abbandonare. Un bengalese ricorda la giovinezza a Londra e la prima casa a Boston, e insegna al figlio che, se è riuscito a sopravvivere in tre continenti, non ci sono ostacoli che lui non possa superare… Attraverso nove storie di vita quotidiana, Jhumpa Lahiri ci consegna un’India variegata, assumendo ora lo sguardo di chi sta ancora affrontando l’urto della diversità, ora quello degli immigrati di seconda generazione impegnati a tener viva la propria identità originaria, ora quello di chi dall’India, con la sua civiltà millenaria ormai aperta agli echi dell’Occidente, non se n’è mai andato.

Il trono cremisi – Sudhir Kakar – pagine 320 – 2011 Niccolao Manucci, veneziano, approda nella colonia portoghese di Goa nel 1653. Qui approfondisce le sue conoscenze di medicina occidentale e, grazie al medico indù Vidraj, entra in contatto con la medicina indiana. In particolare impara a preparare pozioni afrodisiache, unguenti curativi per malattie veneree e pomate in grado di potenziare le prestazioni sessuali. Completata la sua istruzione, Mannucci lascia Goa alla volta di Delhi e della corte Moghul: è certo che nell’harem del Principe, curando le numerose mogli e concubine e ingraziandosele con i suoi portentosi medicamenti, godrà di fama e denaro. Francois Bernier è francese. È stato educato dal famoso filosofo Pierre Gassendi, che lo ha avvicinato alla scienza medica e alla letteratura di viaggio, allo scopo di prepararlo ad una carriera nell’impero Moghul. E per assecondare la volontà del venerato Gassendi, Bernier parte per Delhi e diventa il medico personale del Gran Moghul ShahJahan. Dai racconti dei due europei apprendiamo come si svolge la vita dentro e fuori la corte imperiale: Bernier col piglio curioso del viaggiatore immortala i colori vivaci, l’enorme varietà di frutta offerta al mercato, i fiori dei giardini di corte, l’abbigliamento degli autoctoni; Manucci è il testimone della sensualità e dell’erotismo di corte, ci descrive gli appetiti sessuali del Principe, i pettegolezzi dell’harem e ci svela le ricette che vende come afrodisiaci a corte. Quando i figli dell’imperatore, principi Dara e Auragzeb entrano in guerra per la successione al trono benché l’imperatore sia ancora vivo, i due europei sono testimoni dell’evento sanguinario. Dara meditativo e pacato, sostiene una politica moderata nei confronti di tutte le religioni diverse da quella musulmana. Auragzeb, valoroso e determinato, mira ad imporre la supremazia dell’Islam. Al termine della lunga e cruenta guerra, con l’ascesa al potere del sanguinario Auragzeb, Bernier decide di tornare in Francia e Manucci nella sua indimenticata Venezia.

Cuccette per signora -Anita Nair Pagine 332 – 2012 Stazione ferroviaria di Bangalore, India. Akhila, single quarantacinquenne da sempre confinata nel ruolo di figlia, sorella, zia, è a un passo dal realizzare il suo grande sogno: salire su un treno gloriosamente sola, sistemarsi in una delle cuccette riservate alle signore e partire alla volta di una meta lontana, il paesino in riva al mare di Kanyakumari. Con le cinque donne del suo scompartimento – Janaki, moglie viziata e madre confusa; Margaret Shanti, insegnante di chimica sposata con un insensibile tiranno; Prabha Devi, la perfetta donna di casa; Sheela, quattordici anni e la capacità di capire ciò che le altre non possono; Marikolanthu, la cui innocenza è stata distrutta da una notte di lussuria – si crea subito una profonda intimità. Nelle confidenze sussurrate durante la lunga notte Akhila cerca una risposta alle domande che la turbano da quando era bambina, gli stessi dilemmi che caratterizzano il viaggio intrapreso da ogni donna nella vita.

Narcopolis – Jeet Thayil Pagine 304 – il comune denominatore è l’oppio. I rituali della preparazione della pyali, l’accensione della pipa, il velo d’incoscienza che domina le esistenze di Dimple, Lee, Rashid, Ullis, Rumi e tutti gli altri sono narrati da una particolare angolazione, una miscela di stile e semplice arte del raccontare propria di Thayil. Il romanzo mostra una serie di persone, come una continua reincarnazione della “vita” in Shuklaji Street a Bombay: una vita immersa nei fumi dell’oppio, ma anche dell’alcol e della cocaina, fino ad arrivare alla garad (eroina). Il paradiso artificiale di Bombay diventa sempre meno chimico e più vicino a uno stadio dell’animo. Thayil è in grado di portare a spasso la narrazione per il mondo attraverso filosofia, politica, poesia, pittura, economia; niente rimane precluso alla mutevole forma dei suoi racconti. L’oppio che dovrebbe rendere tutto più oscuro appare un intervallo nelle esistenze dei protagonisti. Questi non potrebbero vivere senza oppio, ma la cosa è reciproca. Il tremolio della brace nella penombra della chandu khana di Rashid accende discorsi che si rincorrono in una forma che aspira all’infinito. E, in effetti, per Thayil la narrazione potrebbe procedere per un numero di pagine imprecisato. E’ la forma letteraria che impone un freno alla sostanza chimico-biologica del romanzo-saggio “Narcopolis”. Nella parte finale il libro si sposta agli anni Novanta.

 

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