La settima funzione del linguaggio – Laurent Binet #LaurentBinet

«Binet costruisce un documentato, complesso divertissement, strizzando l’occhio agli amanti di Eco e del suo Nome della rosa»Lara Crinò, il Venerdì – la Repubblica
la settima funzione
Può un romanzo essere al contempo di una leggerezza disarmante, fluido e densissimo? Può, ve lo garantisco. Questo libro è capace di gratificare l’urgenza di evasione, di far venire voglia di reiscriversi a letteratura contemporanea e magari laurearcisi pure, di mandare al diavolo qualche elettore nostrano, di sorridere, di approfondire millemila argomenti, di bersi una birra gelata, di rileggere rotocalchi, di riascoltare proprio quella canzone lì, che te la ricordi eccome, l’avevi sul nastro, possibile? Possibile!
Per essere un giallo è un giallo, eccome se lo è. Non manca di suspense e intrigo e improbabili (o probabilissime) relazione fra i personaggi che stuzzicano curiosità, ipotesi e fantasia.
Per essere un esperimento è un ottimo esperimento (metaromanzo, si dice).
Dentro cova la storia, anche la nostra (vi ritroverete a contare i minuti prima dell’esplosione della stazione di Bologna e a visitare una Venezia erosa e bellissima).
Il novanta per cento dei protagonisti e delle comparse sono intellettuali (filosofi, critici, scrittori, psicologi) e/o politici viventi all’epoca dell’uscita del romanzo.
La vicenda da cui parte tutto è un incidente realmente accaduto a Roland Barthes il 25 febbraio 1980 (a causa del quale lo scrittore perse la vita – morì un mese dopo, il 26 marzo). Aveva appena pranzato con François Mitterrand e un furgoncino, per la strada, lo investì. È un sasso nell’acqua il corpo di Barthes riverso sull’asfalto: i dettagli iniziano ad ammucchiarsi e a diramare senso e non smettono di farlo per 454 pagine. Sarà un’indagine particolarissima quella sull’incidente, incidente che non convince troppe persone e che nasconde trame ed interessi inimmaginabili. A condurla Simon Herzog, (sfigatissimo ed ipnotico) dottorando in semiotica a Paris-Vincennes, e Jacques Bayard, (irritante, leale e davvero riuscito) commissario.
Potete trovare esaustive recensioni ovunque, non aggiungo la mia. Mi limito a dire che l’ho divorato e che gli stimoli che ne ho avuto mi occorrevano: come buttare la diavolina sulla brace che latita, ecco. Mi farete sapere, se del caso.
Abbracci e baci.
P.S. Umberto Eco saluta tutti caramente, alla sua maniera. A bientot, direbbe.

Rob Pulce Molteni

Il grande studioso Roland Barthes giace riverso per la strada, investito da un furgone della lavanderia, il 25 febbraio 1980, appena dopo un pranzo con François Mitterrand. L’ipotesi è che si tratti di un omicidio: negli ambienti intellettuali e politici, nessuno è al di sopra di ogni sospetto. È così che ha inizio la spericolata e avvincente ricerca della verità da parte del commissario Bayard, incaricato del caso, e di Simon, un giovane studente “reclutato” da Bayard per sfruttare le sue conoscenze nel mondo universitario. Insieme, incontreranno il presidente Giscard all’Eliseo, Foucault tra lezioni in aula e saune per omosessuali, Bernard-Henri Lévy alle prese con donne da sedurre e anziani colleghi da onorare, e si imbatteranno nei nuovi membri di una società segreta in cui, alla fine di ogni sfida, al perdente viene tagliato un dito. Seguendo la pista di un intrigo internazionale che vede affrontarsi spie bulgare, russe e giapponesi, Bayard e Simon arriveranno a Bologna, dove incroceranno Umberto Eco, Michelangelo Antonioni e Monica Vitti. Sfioreranno persino la bomba alla stazione, prima di partire di nuovo e attraversare l’Atlantico alla ricerca di un documento misterioso che potrebbe risolvere il caso. In pochi mesi, Simon viene trascinato in più avventure di quelle che avrebbe mai immaginato di affrontare in tutta la vita: come in un romanzo, più che in un romanzo.

I due protagonisti sono una coppia apparentemente mal assortita: da un lato abbiamo Jacques Bayard, l’investigatore esperto e disincantato, abbastanza tipico, che ben presto, però, si rende conto di muoversi su un terreno a lui sconosciuto e che non fa mistero di detestare.

Dall’altro, abbiamo Simon Herzog, l’intellettuale brillante e un po’ sfigato (secondo gli standard dell’investigatore) che si trova suo malgrado ad affiancarlo e a guidarlo su quel terreno, dopo aver dato prova di grande acume (alla Sherlock Holmes, per intenderci) al Presidente Valéry Giscard d’Estaing in persona.

A questi si affiancano altri personaggi di fantasia minori e personaggi reali: politici e intellettuali che dominavano le rispettive scene, continentali e d’oltreoceano, negli anni ’80, che Binet si diverte a caratterizzare in modo alquanto improbabile.

Così, guidati da un narratore che non cerca in alcun modo di rendersi discreto, seguiamo Simon e il Commissario Bayard da Parigi a Bologna, fino a Ithaca (New York), passando per Venezia e Napoli, sulla pista di una fantomatica settima funzione del linguaggio e di tutti i personaggi che vorrebbero metterci le mani, impedendo al contempo agli altri di fare altrettanto.

Non certo una lettura da ombrellone, per così dire: in alcuni passaggi le citazioni colte sono veramente pesanti. Tuttavia la storia, vista nel suo insieme e senza la pretesa di essere presa sul serio, funziona, e funzionano i personaggi, se tali li consideriamo, anche quando si chiamano Umberto Eco.

Michela Alfano, ThrillerNord 

La settima funzione del linguaggio – Laurent Binet

Traduttore: Anna Maria Lorusso

Editore: La nave di Teseo  Collana: Oceani

Anno edizione: 2018

Dal mare verrà ogni bene – Christos Ikonomou #ChristosIkonomou

“Guardavamo il mare. Ricordo che guardavamo il mare in silenzio e nel mio torpore mi chiedevo, ricordo, com’è possibile che tante persone rimangano in silenzio per così tanto tempo. E dopo Tassos disse (…) che anche noi dobbiamo diventare come l’acqua, cancellare il passato, dimenticare il passato e ricominciare daccapo. Dobbiamo dimenticare, disse, che quanto ci aveva unito per tanti anni erano i soldi – non importa se rubati o guadagnati onestamente – e quanto ci unisce ancora adesso è il fatto che siamo ormai senza soldi. Dobbiamo dimenticare il passato e trovare qualcosa di nuovo che ci unisca, disse. E disse, ricordo, che questo era il suo più grande sogno e la sua più grande angoscia, trovare qualcosa che ci avrebbe uniti al di là dei soldi. “
dal mare verrà
Non è un romanzo, ma una serie di quattro racconti.
Un gruppo di persone fugge dalla crisi attuale della Grecia, scappando dalla capitale per trovare rifugio in una piccola isola dell’Egeo. L’intento è quello di ricrearsi una nuova vita.
Nell’isola troveranno, però, forti opposizioni e odio da parte degli abitanti, che, pur essendo connazionali, arriveranno a ghetizzarli apostrofandoli come ‘ gli ateniesi ‘.
Salterà subito agli occhi che il sistema di vita socioeconomico della piccola isola non differisce di molto da quello della capitale, seppur in maniera più limitata.
Gli ‘ateniesi’ diventeranno invasori, vittime, immigrati nella loro stessa nazione.
I racconti riguardano quattro personaggi, ognuno dei quali riporta la propria storia tramite lunghe e profonde riflessioni.
Da ogni racconto affiorano le caratteristiche delle classiche tragedie greche. Sono storie commoventi, intime, folli.
Da ogni personaggio emerge una grande solitudine.
Ma il filo conduttore rimane la speranza, la ricerca del bene.
La prima storia riguarda Tassos, che cercherà di opporsi alle ostilità rimuginando tra i suoi pensieri positivi, lanciando uno sguardo al mare, perché se che se qualcosa di buono dovrà arrivare, potrà giungere soltanto da quelle acque.
“…si batteva per rimanere un essere umano. Non un essere umano buono, non un essere umano giusto, non un essere umano superiore, ma un essere umano -un semplice essere umano…”
Nel secondo racconto conosciamo Chronis, giovane disabile, che fa un’analisi profonda sull’eventualità di usare la violenza per sconfiggere la violenza. Le sue sono meditazioni molto filosofiche al limite del delirio.
“…coraggio Chronis, coraggio. Non ascoltare gli invasori. Il bene verrà dal mare non con una barca o una nave, ma con una sedia a rotelle galleggiante. Fai una vela con i tuoi capelli e remi con le tue mani – rema, rema anche se il vento ti spinge indietro. Coraggio Chronis…”
La storia di Lazaros è invece la più straziante, la più dolorosa.
L’amore di un padre che non si dà pace, ravveduto dai suoi errori, in un’incessante ricerca del suo nuovo stato di non più genitore. Da brividi.
“…se perdi il padre ti chiamano orfano. Se perdi la moglie ti chiamano vedovo. Se perdi tuo figlio come ti chiamano?…”
Nell’ultimo racconto troviamo come protagonista una coppia: Stauros e Artemis. Rappresenta un finale a tutto tondo con la voglia di rinascita, il desiderio di mantenere il sogno di un mondo migliore, la determinazione di proseguire nonostante le avversità. Basta anche un aquilone per salvarsi.
“…L’ inizio non è mai dietro di noi, disse. L’ inizio è sempre davanti a noi…”
Un libro particolare, amaro, disturbante, introspettivo, spietato.
Sicuramente non una lettura semplice, ma scritto bene. Vale lo sforzo di leggerlo per imparare ad inseguire e godere del bene che ci circonda.
Paola Cremonese
Dal mare verrà ogni bene – Christos Ikonomou
Traduttore: Alberto Gabrieli
Editore: Elliot
Collana: Scatti
Anno edizione: 2016
Pagine: 124
Un gruppo di uomini e donne, tormentati dalla crisi economica che ha colpito la Grecia e la sua capitale Atene, decide di trasferirsi su un’isola nel Mar Egeo, in cerca di una vita e un futuro migliori. Ma l’isola è abitata da gente corrotta e inospitale, e ben presto gli “Ateniesi” si ritrovano vittime dello stesso circolo vizioso di potere e denaro che li aveva portati ad abbandonare la loro città. Dopo il successo di “Qualcosa capiterà, vedrai”, uscito nel 2012, questa nuova opera di Christos Ikonomou torna a far luce sulle antiche ferite della moderna società greca e dell’Europa tutta. Collezionando storie intrise di lotta eroica, sacrificio e speranza, “Dal mare verrà ogni bene” è un toccante racconto di amore e rivolta.