Portami il diario – Valentina Petri #ValentinaPetri #Rizzoli

La mia scuola e altri disastri.

“All’ultima ora hanno fatto cose che vanno dalla palestra all’officina, passando magari per un’ora di supplenza, oppure sono stati a pascolare nel laboratorio di informatica cercando di eludere i firewall della scuola. E poi arrivo io, apro la porta e mi chiedo se per caso nella borsa non abbia un calmante per sedarli, un anello per domarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli. Altro che pistole, caro Trump, la vera arma in dotazione agli insegnanti dovrebbe essere quel fucile con cui si sparano i sonniferi agli elefanti. Invece sotto il braccio ho la mia unica arma di distrazione di massa: il libro di letteratura.”

Valentina Petri insegna Letteratura Italiana in un Istituto Professionale, dove si diplomano i futuri meccanici, idraulici, elettricisti, ottici e modiste. La sua è quindi una materia che i ragazzi considerano opzionale, con la quale avere un rapporto conflittuale: si frequentano, ma saltuariamente e mai in modo serio. Ogni ora di lezione è un lungo, estenuante braccio di ferro tra lei che prova a inculcare qualche concetto basilare e loro che svicolano destreggiandosi allegri o assonnati tra cuffiette, cellulari, panini a tutte le ore, cappuccini, patatine, chat e zaini che non contengono mai un quaderno dedicato alla sua materia, figuriamoci il libro di testo. Nei licei, sospirano gli altri insegnanti di letteratura e inglese, gli alunni hanno i quaderni E i libri di testo. E prendono appunti. E studiano! italiano, addirittura!!!

Ma qui, alla periferia dell’impero scolastico, no. I ragazzi studiano, in genere, le materie professionalizzanti che servono loro per l’esame di Stato, ma la letteratura no. Valentina Petri lo capisce, ma non si scompone, e cerca di non scoraggiarsi: comunque ci prova, si impegna, si sgola, fa schemini, riassunti, tenta via traverse. Al tempo stesso si affeziona a questi ragazzoni iper vitaminizzati, impara a conoscerli, a rispettarli, ad ascoltarli. Forse non usciranno dalle sue lezioni amando Pascoli o Manzoni (“tanto sono tutti morti”), ma sicuramente rispettando la passione che questa strana prof trasmette per la sua inutile e incomprensibile materia.

Molta umanità in questo libro, molta bontà d’animo e risate garantite: è composto da una serie di capitoli brevi che l’autrice ha traslato per molta parte da un suo blog, testi che descrivono diverse giornate che vanno a comporre un anno scolastico divertente e variegato, protagonisti assoluti gli alunni, perduti tutto l’anno tra le pieghe della loro felpa e lo scorrere incessante delle bacheche social.

Lorenza Inquisition