Le libere donne di Magliano – Mario Tobino #MarioTobino #recensione

Uno degli scritti migliori di Tobino, assieme a “Sulla spiaggia e al di là del molo”. Emerge, in questo toccante ricordo della lunga e variegata esperienza di psichiatra nei manicomi italiani, una profonda sensibilità per la condizione umana, anche per coloro che sembrano essersi molto allontanati da ciò che ordinariamente chiamiamo ‘normalità’. Le donne narrate da Tobino resteranno per sempre impresse nel cuore del lettore, come a monito ad una ‘pietas’ necessaria e ineludibile verso la diversità.


Questo libro è il racconto terribile e struggente delle pazienti del manicomio di Maggiano, scaturito dalla rielaborazione delle cartelle cliniche compilate dall’autore stesso, scrittore, poeta e di professione psichiatra.
Pubblicato nel 1953, il romanzo ha un potente effetto di denuncia delle condizioni in cui erano tenuti i malati psichiatrici. L’autore stesso dice di averlo scritto per ottenere che i malati fossero trattati meglio, meglio nutriti, e in generale si avesse maggiore sollecitudine per il tipo di vita che vivevano. Tobino era profondamente convinto, in un mondo in cui gli psicofarmaci ancora non erano diffusi, che non fosse sufficiente allontanare i folli dalla società, e che fosse necessario veder loro riconosciuta umana dignità, e offerto uno strumento terapeutico che comprendesse il loro mondo e li aiutasse a vivere meglio. Introdusse lui stesso, proprio in quell’ospedale i primi esperimenti di socioterapia .
“ Dei giorni mi è sembrato di aver raggiunto quello che tante volte avevo acutamente desiderato, parlare coi malati, riprenderli, riagganciarli, portarli alla nostra verità, alla libertà nell’ordine, tra i dolci esseri umani”.

Ogni paziente viene raccontato con un ‘osservazione , curiosa e sempre priva di giudizio, come se ci fosse in loro qualcosa che il mondo aveva perso di vista. Una libertà che non seguiva solo regole istintuali, ma anche morali , anche se non riconosciute dal mondo civile e che riconduce ad una pietas che accumuna tutti gli esseri umani.
Ogni storia raccontata ha l’intensità di un romanzo che svela l’ipocrisia dei sani (suore e infermiere) che lavorano presso l’istituto, e l’autenticità di quelle “libere donne”.
Colpisce come i comportamenti misurati e controllati di chi lavora nell’istituto siano spesso infranti da atti ignobili che diventano tali soprattutto in quanto nascosti. E che gli stessi atti, compiuti poi dalle pazienti, siano simili nella sostanza a quelli dei sani, diversi solo nella loro “libera”  espressione.
E in questa similitudine di comportamenti, Tobino ci mostra la chiave per poter dialogare con loro, ci mostra la necessità di farlo, per restituire loro rispetto e fiducia.
Consiglio la lettura perché troverete le storie di persone che non dimenticherete in fretta; la Cora, malinconica e bellissima e che ha paura di tutto; la Berlucchi che sente il dolore in maniera smisurata e finisce per piantarsi un ferro nel cuore, per non sentirlo più; la Maresca che si abbandona completamente al suo desiderio sessuale.
E tante altre ancora.
Tutte vite che vi condurranno alla consapevolezza dell’estrema fragilità della nostra esistenza. E, quindi, a riconsiderare la propria normalità.

Egle Spanò

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