Le energie dell’uomo- I poteri latenti dell’anima -William James,Daniele Palmieri WilliamJames #DanielePalmieri

william james

LE ENERGIE DELL’UOMO
William James
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I POTERI LATENTI DELL’ANIMA
Daniele Palmieri

Questo è un librino di 90 pagine che vi leggete in due ore, se lo centellinate tre.

E’ pensato come una prima metà in cui viene inserita la trascrizione di una conferenza tenuta dallo psicologo americano William James a inizio ‘900, che condensa i risultati ottenuti dalla sua indagine sulle esperienze religiose – culminata nella pubblicazione, nel 1902, di “Le varie forme dell’esperienza religiosa”, a detta di Palmieri “uno dei primi studi psicologici sulla natura delle manifestazioni religiose”, che le analizza “alla luce del loro significato antropologico, riconoscendo in esse dei meccanismi psicologici strettamente legati alle strutture mentali umane”-, individuandone il fulcro nel concetto di “secondo vento”. Il “secondo vento” è quello strato di energie latenti, normalmente nascoste come le acque tranquille e oscure di un lago di grotta (metafora dello stesso Palmieri), a cui ciascun uomo può attingere in determinate circostanze.

Palmieri, nella seconda parte del libro, intitolata “I poteri latenti dell’anima”, indaga un po’ più approfonditamente tali circostanze, appena accennate da James, che si limita a osservare come sia possibile, in circostanze eccezionali, o spinti da un forte Ideale o tramite le pratiche ascetiche come quella dello Yoga, accedere a risorse di infinita energia che erano dormienti al nostro interno, sperimentando un nuovo stadio di potenza e di energizzazione. James dà notevole importanza a questa possibilità insita in ciascuno di poter aumentare la qualità di vita “energizzandola” al massimo, ne addirittura un vero e proprio problema di educazione individuale e nazionale, e l’elemento chiave che differenzia una nazione produttiva e forte, da una che non lo è.

Palmieri si inserisce nel solco e, attingendo a varie fonti, tra cui l’occultismo controverso di Aleister Crowley, con le sue frasi mantra “ fa ciò che vuoi sarà la tua legge” e “Amore è legge, amore sotto la Volontà”, la catarsi transpersonale che permise a Francesco d’Assisi, a seguito di una lunga pratica ascetica in cui la mortificazione del corpo sincretizzava con l’alto Ideale dello Spirito, di avere una com-passione profonda con Cristo, fino al martirio delle stigmate della carne, la psicomachia del Buddha che sotto l’albero di fico concentra la meditazione esercitando la sua volontà contro l’esercito dei “demoni spirituali”, incarnati nel piacere sensuale, nella frustrazione, nella fame, nella sete, e chi più ne ha più ne metta, le pratiche della dottrina ascetica dei monaci dell’Oriente Cristiano denominata Esicasmo, fondata sulla profonda meditazione generata dalla continua ripetizione della preghiera mantrica Christé, Ulé, eléison me tòn amartolòn, la gestione del flusso interiore che ci distrae permettendo al nostro corpo di superare i limiti di stanchezza e fatica attraverso la creazione di una parola, di una formula, ripetuta in sincronia col ritmo del cuore e del respiro, raggiungendo, secondo Evola, uno stadio di estrema concentrazione.

Palmieri prosegue il saggio descrivendo i 7 livelli di energia interna descritti da Colin Wilson in “Supercoscienza”, che passano per il sonno, per la coscienza onirica, per la nausea, per la coscienza ordinaria, fino ad aprire le porte a una “coscienza di una mattina di primavera”, chiave d’accesso per la catarsi in cui le energie interne di contemplazione si fanno “Facoltà X”, fonte di poteri magici ed occulti che sconfinano nel livello finale, quello della coscienza mistica e dell’esperienza trascendente, in cui le pareti dell’individualità si sciolgono per fondersi con una profonda consapevolezza dell’Essere tutto o, per gli junghiani, con l’inconscio collettivo.

In conclusione, il giovane filosofo ci regala la propria personale e vissuta “esperienza di picco”, vissuta durante un’estenuante pedalata di 70 km in mezzo al gelo, al fango, alla pioggia, e alla stanchezza estrema, quando la contingenza della propria soggettività e l’esaurimento della personale volontà, superato il punto di non ritorno, si trasformano nella gigantesca scarica di adrenalina, rinnovante e colma di letizia, di una Volontà transpersonale, di un Io oggettivo, dimentichi delle coordinate ordinarie e diretti verso la piena coscienza e la vibrante felicità di attraversare la Vita per quello che pienamente è, scoprendo la profonda letizia celata al fondo del dolore.

Avrei preferito una trattazione molto più ampia e profonda, è un saggio troppo breve che va raccolto come un granello d’oro, un indizio spirituale per infiammare la volontà alla ricerca di cibo più sostanzioso, di nuovi libri e nuovi percorsi che completino questo inizio, e che spieghino più nel dettaglio le pratiche spirituali ed ascetiche.
Lo stesso Palmieri a breve farà uscire un libro in cui spiega le pratiche meditative occidentali.

Leggetelo se cercate una scintilla, ma siate pronti a rimanere assetati e affamati.

Giulia Casini 7/12/18.

Complex TV: Teoria e tecnica dello storytelling delle serie tv – JasonMittell #SerieTV #MinimumFax #JasonMittell

È cambiato il modo in cui gli spettatori guardano le serie, così come sono cambiate la critica e la produzione, distribuzione, scrittura e narrazione autoriale, gli aspetti formali ed estetici dello storytelling televisivo, e tutto ciò ha portato a una nuova modalità che io ho definito complex tv: televisione complessa.

Corposo saggio di oltre 500 pagine in cui l’autore studia la serialità televisiva, e il modo in cui si è evoluta negli anni, fino ad arrivare a un particolare sviluppo della recente televisione, che lui definisce appunto la “complex TV”: l’emergere di programmi televisivi che fanno un uso evoluto dei meccanismi narrativi seriali. Per dirla con Sheldon Cooper, viviamo nell’epoca d’oro delle serie TV, dove c’è stato un oggettivo rivoluzionamento dei canoni, dello storytelling, del modo di scrivere le serie ma anche di raccontarle, filmarle,e addirittura fruirle da parte del pubblico: lo spettatore ha raggiunto un livello elevato di competenza formale – non dovendo più sottostare al rito della messa in onda periodica, grazie alle possibilità offerte da internet, dal mercato dei dvd e dalle programmazioni delle tv satellitari e via cavo –, si è emancipato ed è ormai in grado di far propria l’estetica della complessità narrativa. Non sono solamente gli spettatori a essere attivi, ma è l’oggetto culturale a imporlo: le serie sono pensate per stimolare gli spettatori, per confonderli in modo strategico e obbligarli a orientarsi nei vari mondi narrativi.

Le serie tv complesse, ci spiega l’autore, non si guardano come se fossero delle finestre su universi narrativi creati per il nostro divertimento, ma ci chiedono di guardare con attenzione anche la cornice della finestra e di interrogarci sull’eventualità che quello che guardiamo sia distorto dal vetro. F. Guarnaccia

Partendo dalla fine degli anni Novanta ai primi del Duemila, l’autore mette a confronto le storie di alcune serie che delinearono l’inizio di un nuovo scenario della tv americana, nel quale, contrariamente al passato, una narrazione complessa e innovativa poteva ottenere sia il plauso della critica sia il successo commerciale, mentre una serie prudente e convenzionale poteva rivelarsi un flop. Negli ultimi 15 anni poi, a livello stilistico gli orizzonti e le tecniche dello storytelling televisivo hanno subito cambiamenti drastici e specifici: ciò che un tempo era un espediente rischiosamente innovativo, come una voce narrante soggettiva o una cronologia non lineare, è oggi praticamente un clichè.

Se prima il confine tra una serie (a episodi autoconclusivi) e un serial (con una storia continuativa) era netto, oggi questi territori sfumano l’uno nell’altro. L’idea che gli spettatori potessero aver voglia di guardare (e riguardare) una serie tv, di farlo rispettando l’ordine delle puntate, nonché di condividere le proprie riflessioni con un gruppo di sconosciuti, tutto ciò un tempo sarebbe risultato risibile: oggi è il mainstream.

Jason Mittell si aiuta per la sua corposa analisi parte esaminando un diverso campionario di titoli, decidendo di studiare a fondo soltanto alcuni casi rappresentativi, anzichè cercare di spulciare ogni serie che potesse risultare rilevante. Questa scelta è stata dettata, in gran parte, dalle difficoltà insite nello studio di testi seriali di lunga durata, considerato che una serie di successo può contare oltre 100 ore di montato, e questo tipo di analisi può richiedere anche più visioni, nonché l’immersione nei suoi paratesti, che possono essere sconfinati. Ecco perché buona parte della mia analisi si concentra sulle tre serie tv che conosco meglio: The Wire, Breaking Bad e Lost, affrontando in modo più contenuto altri programmi come Veronica Mars, I Soprano, Battlestar Galactica, Arrested Development, Dexter, Six Feet Under, Curb Your Enthusiasm, Mad Men, Homeland.

Queste serie vengono analizzate sotto diversi aspetti: dalle vicende nell’episodio pilota che ha il compito fondamentale di anticipare il percorso narrativo di una serie, spiegare agli spettatori come devono guardarla e convincerli a seguirla, al particolare lato dell’autorialità in cui determinati showrunner (per esempio Joss Whedon) sono amati dai fan che si affidano al suo nome per un prodotto che pensano sarà di qualità perchè si “fidano” di lui. Si analizzano i personaggi moderni che sono scritti in modo convincente e complesso, e a come funzionano in relazione ai vincoli del mezzo televisivo e alla necessità di un’evoluzione scandita sul lungo termine (molte serie complesse hanno scelto di avere per protagonisti degli antieroi (Breaking Bad, i Soprano) sfruttando la struttura a lungo termine per approfondirne i tratti psicologici e per svelare elementi chiave dei loro vissuti).

Si studia poi la comprensione della narrazione, dove la sfida per gli autori è di assicurarsi che lo spettatore capisca sempre ciò che sta succedendo, a prescindere dalla modalità di visione, che sia settimanale o stagionale, che segua la programmazione televisiva o la scansione più flessibile concessa da dvd, registratori digitali e streaming. Si arriva poi al Finale, dove le serie hanno proposto nel tempo alcuni precedenti che oscillavano tra il finale ambiguo, quello circolare, quello autoreferenziale e quello definitivo, e studia le stagioni e gli episodi conclusivi di Lost, The Wire e I Soprano, in quanto rappresentativi sia delle strategie narrative, sia delle reazioni contrastanti di spettatori e critici innescate dai diversi finali.

In complesso, un libro interessante ed esaustivo, forse un poco prolisso in alcuni punti, con un approccio realmente complesso (ah ah) alla materia trattata. L’unico difetto reale che mi sento di citare è il linguaggio, veramente poco fruibile a tratti; è comunque una pubblicazione accademica americana, e questo ha il suo peso.

Lorenza Inquisition

Descrizione

Come fanno le serie tv di nuova generazione a tenerci incollati allo schermo, spingendoci a guardare dieci puntate di fila e a parlare dei protagonisti come se fossero i nostri amici più cari? Quasi mai per caso, né per l’idea geniale di un solo showrunner, bensì grazie allo sforzo creativo e collaborativo che avviene nella «stanza degli autori». In “Complex Tv” lo studioso di televisione e media Jason Mittell ci accompagna lungo la filiera delle serie, dall’ideazione alla produzione, dalla ricezione del pubblico alla gemmazione dei paratesti. In questo percorso l’autore ci spiega cosa distingue la «televisione complessa» da quella del passato, con particolare attenzione allo storytelling e alle tecniche peculiari del mezzo. Emancipandosi dalla narratologia tramite un linguaggio nuovo e dedicato, esamina tutti i capisaldi di questo formato e i fenomeni a essi associati: dalla rivoluzione apportata dai “Soprano” al successo irripetibile di “Lost”, dalla struttura comica complessa di “Arrested Development” e “How I Met Your Mother” fino alla radicale trasformazione di Walter White in “Breaking Bad”. “Complex Tv” non si rivolge soltanto agli appassionati: oltre a essere lo strumento che mancava per analizzare questa nuova arte, può rivelarsi prezioso per chiunque voglia scoprire (e magari imparare) i segreti dello storytelling.

Una collana, SuperTele, di minimum fax, aperta agli studi di accademici anglosassoni dedicati alla televisione e ai media audiovisivi.

Traduttore: Mauro Maraschi Curatore: Fabio Guarnaccia, Luca Barra

Editore: Minimum Fax Collana: SuperTele Anno edizione: 2017