Le nigeriane – Chika Unigwe #recensione

On Black Sisters Street – Chika Unigwe

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LEGGERE IL MONDO: NIGERIA

Nel mio viaggio intorno al mondo sono già passata dalla Nigeria, con la splendida Chimamanda Ngozi Adichie, della quale ho letto Americanah e L’ibisco viola, che consiglio vivamente. C’è però un’altra golden girl nella letteratura contemporanea nigeriana, Chika Unigwe, della quale ho voluto leggere questo romanzo piuttosto controverso, dove parla di quello che sono per noi, nell’accezione più comune del parlato, le “nigeriane”: prostitute di colore. Il libro, basato su ricerche e interviste curate dall’autrice, racconta in forma di romanzo le storie di quattro giovani donne che vengono reclutate in diversi momenti e luoghi della Nigeria per essere spedite in Europa a prostituirsi. Nessuna è propriamente costretta con la forza a farlo, già in Africa viene spiegato loro quale sarà il loro destino se accettano; d’altro canto il reclutatore si guarda bene dal dire la verità su quanto poco saranno libere una volta entrate nel meccanismo. Tutte acconsentono per affrancarsi economicamente, e aderiscono a un contratto che prevede un rimborso delle spese per il passaporto, l’aereo e altre non precisate formalità burocratiche europee. Una volta giunte a destinazione, in questo caso il Belgio, nel quartiere a luci rosse di Anversa, scoprono che la somma dovuta all’organizzazione aumenta esponenzialmente attraverso meccanismi sanzionatori del tutto arbitrari: devono rimborsare la Madam che gestisce il loro appartamento e le spese per il cibo, poi pagare il subaffitto delle stanze per il sesso, cifre mensili che devono essere detratte dai loro guadagni, e che determinano la confusione e l’incertezza sul totale esatto da restituire per riscattare il “debito”, che ovviamente, in realtà, è interesse dell’organizzazione non sia mai estinto, o il più tardi possibile.

Chi si oppone a una politica di immigrazione seria in genere preferisce ignorare le tragiche forze che costringono una persona a rischiare la morte per arrivare nelle nostre terre dell’abbondanza, per non parlare degli orrori che attendono a volte i pochi fortunati che entrano. In questo libro la prospettiva è però leggermente spostata dall’autrice: una delle quattro protagoniste è vittima di abusi infantili, la seconda è una rifugiata politica che ha subito orrori inenarrabili prima di arrivare in Europa. Le altre due figure però sono sì ragazze povere, ma non indigenti, nè profughe in cerca di asilo. Efe, ragazza madre con un padre alcolista e tre fratellini minori, pur avendo un lavoro in Nigeria e una seconda entrata economica grazie alla pensione del genitore, accetta il suo destino all’estero a testa bassa, senza illusioni: vuole guadagnare il prima possibile tutti i soldi possibili, per mantenere a casa il figlio e i fratelli. Il suo sogno, il suo obiettivo, è affrancarsi per aprire a sua volta una casa di prostituzione, e arricchirsi così. E’ un personaggio forte, certamente non una vittima; quindi si crea una strana empatia per lei nel momento in cui si costringe a degradarsi per soldi, unita a un involontario ma credo umano disdegno per una persona che trova normale, come baratto, vendere il proprio corpo per un guadagno personale, invece di lavorare come fa il resto del mondo. Il fatto che abbia un figlio come spinta propulsiva primaria è parzialmente una giustificazione: perchè anche quando avrà ripagato il debito e il figlio in patria sarà felicemente sistemato, Efe continuerà a prostituirsi per soddisfare una serie di desideri materiali, oggetti, gioielli, vestiti costosi che la mediocrità economica di un lavoro meno avvilente ma probabilmente umile (visto il suo curriculum inesistente in altri campi) le impedirebbe di ottenere.

Chika Unigwe mostra una profonda comprensione per la povertà e le brame che scatena, e nonostante una certa altalena descrittiva mentre ci accompagna lungo la conoscenza di queste quattro donne, non sempre riuscitissima a mio parere, trasmette con grande sensibilità la particolare dicotomia di quanto sia miracoloso e al tempo stesso orribile il mondo Occidentale per chi arriva qui cercando un futuro. On black sisters street è un libro diviso nei due mondi, innanzitutto il vivido, coloratissimo, ancora retrogrado universo africano. E quindi la spiritosa saggezza di qualche matrona che ha già visto tutto dalla vita e dagli uomini; la povera rassegnazione di un uomo che vorrebbe studiare ma deve passare la vita ad arrabattarsi per mantenere i suoi cinque fratelli, già spento ancora prima della maturità, poichè a quel punto non sa immaginare un altro futuro; l’arroganza ignorante di certi uomini ricchi che trovano normale usare i soldi per sfruttare giovani donne, pur avendo loro stessi figlie e sorelle sinceramente amate; la triste realtà, infine, di chi è troppo povero per immaginare un’esistenza che non comporti una prevaricazione nei riguardi di chi è più debole, perchè la vita ha insegnato solo rabbia e sopraffazione.

Poi c’è l’Europa, così fredda eppure bella ugualmente, con le signore in stazione che si stringono forte la borsetta addosso se ti avvicini anche se parli un po’ la lingua e stai solo chiedendo un’informazione, e i giovani che ti guardano con ammirazione per la tua bellezza esotica; con le vetrine che espongono infinite cose belle che fanno sognare, e cibo a volontà, e monumenti e cattedrali che ti fanno sentire insignificante; ci sono le telefonate a casa ai genitori, che hanno fatto finta di credere che tu sia partita per l’Europa per fare la baby sitter, e che a volte hai un’urgenza insopprimibile di sentire anche mentre stai lavorando, anche se la loro voce quando ti parlano ormai ha sempre una piattezza di fondo che ti fa torcere dall’ansia che sappiano, e ti tormenti su quanto abbiano capito persino stanca morta dopo il lavoro; ma non chiamarli non è possibile, ti sono essenziali anche solo così. C’è la bellezza del mercato dei fiori e la cacofonia di un autobus notturno, e la tristezza di vivere e morire soli, senza che nessuno osservi il lutto per te o con te, senza il sostentamento vitale di famiglia e amici, imprescindibile nel tuo vicinato in Africa.

E’ un romanzo scritto con passione, grazia, e una certa levità nonostante gli orribili argomenti sviluppati. Ha un difetto nella struttura della narrazione, ogni capitolo dedicato a un personaggio diverso, senza soluzione di continuità con le singole storie e il susseguirsi di passato e presente, alla fine per me stancante. Ma è un libro che consiglio, perchè offre un onesto sguardo su una verità che ci tocca da vicino, nelle sordida realtà delle nostre periferie e squallide strade del piacere a pagamento.

Lorenza Inquisition

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Le Menzogne del Web – Charles Seife

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Uscito prima che introducessero gli algoritmi per la marchiatura delle notizie fake, dipinge comunque un quadro preoccupante. In pratica, è la dimostrazione extended della famosa “teoria della montagna di merda”, per cui chiunque in pochissimo tempo può produrre una notizia falsa e diffonderla (la creazione della suddetta montagna), mentre per smascherarne una, spesso servono fior di esperti e tempo. Qui entra nel merito di come i cazzari sfruttino gli algoritmi dei motori di ricerca, dei bot farlocchi fatti per spillare soldi agli arrapati malcapitati, delle burle internettiane divenute “verità” e molto altro.

Io per quest’anno mi fermo a 20. Oltre non riesco ad andare. Riazzero il contatore per il prossimo anno, ma dubito ce la farò ancora, visto che ho in programma più di qualche mattone da 800 e rotte pagine.

Alex Grigio

il contenuto
La tanto decantata «democrazia digitale» si situa appena un passo prima della dittatura degli stupidi e dei creduloni. Serve un antidoto, ed è con questo libro che Charles Seife ci viene in soccorso. Non è che prima di internet gli uomini non mentissero, anzi, però internet ha dato ai mentitori uno strumento fantastico e potente per esercitare liberamente la loro paziente opera distruttiva. Sia chiaro: internet è uno strumento straordinario. Grazie al Web oggi siamo in grado di fare cose che fino a pochi anni fa sembravano semplicemente impensabili. Ma, nel bene e nel male, internet è anche una gigantesca cassa di risonanza, nuova di zecca e potenzialmente devastante, che può essere facilmente usata dai malintenzionati. E loro la usano, eccome! Oggi è più che mai necessario capire come può essere usata l’informazione digitale: riconoscendo i segni delle manipolazioni della Rete si può capire come (e perché) la gente sfrutti le proprietà di questo strumento per cercare di alterare la nostra percezione della realtà. Benvenga allora questa guida per gli scettici, un manuale per chi desidera comprendere con chiarezza in che modo la sfera digitale stia influenzando tutti noi. Viviamo in un mondo dove il reale e il virtuale non possono più essere del tutto separati, tanto che a volte c’è ben poca differenza tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Ma non è un gioco indolore: questa «irrealtà virtuale» ha conseguenze che possono essere alquanto spiacevoli. Con una prosa incalzante, ricca dei più strani esempi della manipolazione che si incontra online, Seife riesce a farci ridere di gusto delle «bufale» più clamorose, anche se – in questo caso – ridere può rivelarsi il miglior antidoto a nostra disposizione per non essere abbindolati e per difendere internet dal lato sbagliato dell’informazione.
l’autore
Charles Seife, laureato in matematica alla Yale University, insegna Giornalismo alla New York University. È corrispondente della rivista «New Scientist» e collabora con il «New York Times», «Wired», «The Economist», «New Scientist», «Science» e «Scientific American». Presso Bollati Boringhieri sono apparsi Zero. La storia di un’idea pericolosa (2002, in edizione tascabile 2013), Alfa e Omega. La ricerca dell’inizio e la fine dell’universo (2005, in edizione tascabile 2015) e La scoperta dell’universo. I misteri del cosmo alla luce della teoria dell’informazione (2011).