La campana di vetro – Sylvia Plath #sylviaplath

‘Feci un respiro profondo e ascoltai il mio vecchio cuore; sono io, sono io, sono io.’

La metafora del fico, coi suoi tanti rami fruttuosi di possibilità, è un’immagine suggestiva e al tempo stesso concreta della scelta che ogni giovane donna si trova davanti al momento di dare una svolta adulta alla propria vita. L’incapacità di Esther-Sylvia di scegliere “quale fico cogliere” è ciò che la porterà sull’orlo della follia.
Uscire dal rassicurante status di studentessa per cercare il proprio posto nel mondo e in quale direzione? In una delle tante dettate dalla curiosità, dalla passione, dalla voglia di affermazione e indipendenza? O verso la strada che la società si aspetta, marito, figli, dedizione alla famiglia?

“I saw myself sitting in the crotch of this fig-tree, starving to death, just because I couldn’t make up my mind which of the figs I would choose.”

“The trouble was, I hated the idea of serving men in any way. I wanted to dictate my own thrilling letters”.

Non è stata certo una lettura leggera, ma ho trovato che il susseguirsi di scene e situazioni dia un ritmo che spezza la tensione degli eventi più forti mitigandone la portata tragica.
« Dovunque mi fossi trovata, sul ponte di una nave o in un caffè di Parigi o a Bangkok, sarei stata sotto la stessa campana di vetro, a respirare la mia aria mefitica. »
Arianna Pacini
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