La libertà di Bernini – Tomaso Montanari #tomasomontanari

Gian Lorenzo Bernini non ha un posto nella genealogia dell’arte moderna: quella che parte dalla rivoluzione di Caravaggio, e attraverso Velázquez, Goya e Manet, conduce agli Impressionisti, e dunque alle avanguardie. L’artista piú potente, ricco e realizzato dell’Italia secentesca, «il dittatore artistico di Roma», è sempre stato considerato troppo organico alla propaganda dei papi e dei gesuiti per poter aver parte in questa storia di libertà. Basandosi su oltre vent’anni di ricerca, e ribaltando la lettura corrente di opere, fonti e documenti, questo libro dimostra il contrario: a modo suo, Bernini ha seguito Caravaggio sulla via del conflitto, arrivando a sacrificare una parte del proprio successo pur di difendere la sovranità sulla propria arte. Ed è anche grazie a questa tensione che le opere di Gian Lorenzo ci appaiono ancora cosí terribilmente vive. Bernini seppe uscire dalle regole, pagandone tutte le conseguenze e facendo leva sul giudizio di un’embrionale opinione pubblica europea per affrancarsi dall’arbitrio dei principi. Le sue mani e la sua testa divennero l’unica misura che accettava, e il suo atelier fu insieme luogo della creazione e teatro della libertà. Ma come dimostrare questa tesi? Nelle sue biografie «ufficiali» affiorano cospicue smagliature, fra loro coerenti, che questo libro individua e allarga, una per una. Costruendo cosí per le opere di Bernini una nuova chiave di lettura.

Una persona che mi vuole particolarmente bene nonostante me, mi ha fatto un regalo che unendo il dono alla sorpresa vale doppio. L’altro giorno il mio amato filippino mi consegna sorridente un pacco Amazon; l’etichetta indicava il mio nome e non quello della ex-corta che mi somiglia, nota utente compulsiva dell’orrido Bezos (nel dubbio la chiamo: il rispetto della posta altrui è una regola persino più aurea dei capelli di Trump; ma è proprio per me). Apro il pacco e, epifania inattesa, c’è un dono strabellissimo: il saggio di Tomaso Montanari “La libertà di Bernini”!

Non l’ho ancora letto, e la lettura richiederà tempo e impegno: non è un livre de chevet, si tratta di un poderoso lavoro scientifico basato su vent’anni di studi e ricerche che rovescia la tesi tradizionale del Bernini artista organico al potere. Ma prim’ancora di aprirne una sola pagina, questo dono mi consente di ribadire tre tesi alle quali sono molto affezionato e che in buona misura ci riguardano tutti.

Prima tesi: Tomaso Montanari è l’ennesima dimostrazione della scientificità del così detto “effetto Cottard” postulato da Proust nella “Recherche” (Cottard, descritto come individuo sciocco e supponente sino all’imbecillità, in occasione di una malattia del Narratore si rivela – oplà- un Grande Clinico, testimoniando l’esistenza degli individui scissi. E chi non ne ha conosciuto almeno uno nella vita?). Ecco, Tomaso Montanari è la testimonianza vivente dell’effetto Cottard: straordinario conoscitore della storia dell’arte, critico finissimo, divulgatore d’eccezione su Rai 5 et simila, quando – purtroppo – parla di politica si rivela se possibile persino più inadeguato del povero Civati. (Civati? Chi era costui?).

Seconda tesi: la filosofia post-moderna ha campato (si fa per dire) negli ultimi cinquant’anni – mi scuso se la faccio brevissima – disquisendo sul tema della realtà e della verità, teorizzando che entrambe siano inintelligibili se non addirittura impossibili da dimostrare; il motto attribuito a Nietzsche “non esistono fatti ma solo interpretazioni” ne è una sorta di manifesto. Ebbene, lavori solidi e consistenti come quelli di Montanari (che quando NON parla di politica è persona che vorresti avere ospite fisso a casa tua) dimostrano l’esistenza di ciò che si era sempre supposto: le interpretazioni basate sui fatti (solidi, documentabili e documentati) sono in grado di mutare la percezione che si ha della realtà fenomenica; anche se questa è vecchia di tre secoli. Le interpretazioni (rigorose, solide, scientifiche) ci fanno crescere perché aumentano la nostra conoscenza e allontano l’effetto-scimmia che, come quello Cottard, sta sempre lì sulle nostre spalle pronto a prendere il sopravvento.

Terza e ultima tesi: gli affetti sono come i fatti, esistono a priori e non richiedono necessariamente interpretazioni; anzi, di norma le interpretazioni fanno male agli affetti. La risposta a chi pone una domanda insensata come “perché mi vuoi bene?” è una e una sola: perché sei tu. E vale per le manifestazioni affettive di ogni ordine e grado. (Se poi gli affetti come gli affitti dovessero diventare eccessivamente onerosi, la risposta non cambia…)

Giuseppe Ravera

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