Mrs Collins

La frase di apertura di Orgoglio e Pregiudizio è una delle più citate della letteratura inglese come massimo esempio della delicata ironia di Jane Austen, oggetto di tesi e discussioni, stampata su magliette, tazze e cuscini, e reinterpretata a piacere; generazioni di lettori hanno sorriso al pensiero di come sia “una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di una moglie”. Parlando della Austen, è presumibile che la frase abbia avuto nelle intenzioni dell’autrice un doppio significato: è altrettanto vero, allora, che una ragazza povera sia disperatamente in cerca di un marito ricco, con la differenza che in questa frase è necessario aggiungere l’avverbio, perchè lo scapolo non ha fretta, non ha concorrenza, non ha reale disperazione, nella sua ricerca.

In Pride and Prejudice c’è questo personaggio che si chiama Charlotte Lucas, la più cara amica della protagonista Elizabeth Bennet. Charlotte ha 27 anni, non bella, è intelligente, spiritosa, di molto buon senso. La sua amicizia con Elizabeth è di lunga data, sono spiriti affini per una serie di carattestiche, e condividono un comune senso di umorismo e ironia nei confronti della società in cui vivono.

All’inizio del romanzo, durante una conversazione con Elizabeth, Charlotte esprime alcune opinioni sul matrimonio che pongono le basi di quella che sarà la sua vicenda personale. Alla fine del ‘700 in Inghilterra raramente ci si sposava per sentimento: quasi sempre erano combinate dai genitori, per unire terre, consolidare o guadagnare stati sociali, o semplicemente per mantenere beni in famiglia. Le ragazze non venivano precisamente costrette a sposare chi non volevano, ma se lo stato del fidanzato era gradito ai genitori, c’erano comunque mezzi di persuasione che si potevano adottare. E poi, l’educazione di una vita intera congiurava ad allevare ragazze obbedienti, timorose e poco educate culturalmente, che è il primo passo per rimanere lontane da una presa di coscienza di sè e del proprio valore, e del desiderio di indipendenza. Nel dialogo cui accennavo, le due amiche parlano di Jane, sorella di Elizabeth, recentemente infatuatasi di Mr. Bingley, e Charlotte osserva come in fondo sia poi poco utile conoscere bene il proprio fidanzato: le sorprese arriveranno comunque abbastanza presto durante il matrimonio. Lizzy ride, e pensa che l’amica stia scherzando. Ma Charlotte è serissima.

Un giorno arriva in visita dai Bennet il signor Collins, uno dei personaggi più sgradevoli mai usciti dalla penna di uno scrittore: è untuoso, lecchino, pomposo, brutto, se la tirella, e soprattutto è stupido. E’ un vicario in una distante località, e si presenta al paesello delle Nostre perchè cerca moglie. Ovviamente si fissa su Elizabeth, che lo rifiuta con garbo; l’orrore della di lei madre, che non sa come fare per accasare cinque figlie con dote quasi inesistente, è infinito: minacce, strepiti, svenimenti, piagnistei, mi si diano i sali. Il tutto culmina in una famosa scena in cui la genitrice chiede al capofamiglia di intervenire e di far rinsavire la propria figlia, o le toglierà per sempre il saluto. Il signor Bennet si rivolge ad Elizabeth esprimendo solidarietà e paterna vicinanza: Ti trovi di fronte a un bel dilemma, carissima. Se rifiuti il signor Collins, la tua signora madre non ti parlerà più. Ma se lo accetti, figlia mia, sarò IO a non rivolgerti mai più la parola. Al che la signora madre ovviamente capisce di aver perso e si ritira nelle proprie stanze strillando.

Qualche giorno dopo, la famiglia Bennet apprende con stupore che il signor Collins si è fidanzato con Charlotte Lucas, che si sposeranno a breve e si trasferiranno a casa di lui. Elizabeth ne è sinceramente sconvolta, addirittura incredula: è il sentimento che ti prende quando una persona che conosci bene, che era tua amica, improvvisamente agisce in un modo inspiegabile e inatteso, che non capisci e per la prima volta non puoi accettare nè comprendere. I Lucas vengono in visita per salutare, le due ragazze trovano qualche momento per parlare, e il dialogo e i ragionamenti che seguono sono tra i migliori scritti dell’intera letteratura femminile, una summa di articoli di Cosmopolitan e Vanity Fair dell’epoca.

Perchè? perchè Charlotte è una ragazza poco attraente, vecchia in una società in cui ci si sposava entro i ventun anni al massimo, e soprattutto non ricca. I suoi genitori sono nobili, benestanti con una serie infinita di figli, le femmine non ereditano titoli o beni, solo una piccola rendita. Una ragazza della società bene non può lavorare, e deve dipendere finanziariamente da un uomo, che sia il padre, o un marito, o un fratello. Mr Collins l’untuoso ha fatto questo viaggio con il dichiarato scopo di trovar moglie: nel momento in cui viene rifiutato da Elizabeth, si butta sull’amica di lei, che offre una volonterosa spalla su cui consolarsi. Charlotte entra in questa relazione con gli occhi ben aperti, forse pure troppo: vede il proprio futuro, alla morte dei propri genitori, come un lungo susseguirsi da una casa all’altra di parenti, l’eterna zia povera, triste zitella che i vari fratelli si rimbalzeranno da un soggiorno al successivo, senza una propria casa, senza mezzi e affetti. Di contro, il signor Collins è un altro tipo di futuro: è un marito, quindi le può garantire una casa e una rendita più che dignitosa, e anche affetti: non è possibile amarlo, ma si possono avere figli da lui.

Elizabeth accenna un tentativo di protesta parlando dei difetti di carattere del promesso sposo. E Charlotte si sbilancia: li vede bene, questi difetti. E proprio perchè li vede, pensa che il proprio matrimonio abbia le stesse probabilità di successo di qualunque altro matrimonio (ovviamente dell’epoca), in cui si entra accecati dall’innamoramento, conoscendo poco il fidanzato, per poi scoprire dopo qualche tempo i vari difetti del consorte. In tutti e due i tipi di relazione, spiega Charlotte, bisogna adattarsi, comprendere, accettare compromessi: io, semplicemente, arrivo già preparata. Non chiedo un grande romanzo d’amore: chiedo solo una casa confortevole.

Elizabeth esce dal colloquio sconcertata, questi discorsi non li può accettare dalla sua più cara amica; lei stessa vive nella medesima condizione di Charlotte: è certamente più bella, ma non ha reali prospettive o futuri mezzi di sostentamento su cui contare. Eppure lei non si è piegata a un mero matrimonio di interesse, non per il concetto di matrimonio di interesse in sè (tutte le ragazze dell’epoca avevano una chiara concezione delle dinamiche economiche di una società in cui il denaro era in mano ai maschi) ma proprio per un discorso etico. Per Elizabeth, è concepibile sposare un uomo che non ami, date le circostanza della società in cui vive. Non lo è sposare un uomo che disprezzi.

La scelta di Charlotte è sempre stata cause di controverse discussioni tra femmene appassionate di Jane Austen. Per molti anni, quand’ero più giovane, la sua mi è sembrata una scelta da compatire: fa pena Charlotte, ragazza poco attraente e senza soldi, avviata verso una carriera di zitellaggio, che salta sulla prima proposta di matrimonio che arriva. Mi sembrava una di quelle ragazze, e mogli, che pur di non stare sole stanno con fidanzati, e mariti, che non amano e non rispettano, perchè la solitudine è per loro il peggiore dei mali. La mia amica Bobby, massima esperta di Austen negli anni scolastici, diceva che Charlotte con la sua mosciaggine la faceva incazzare; è facile provare antipatia per lei, anche perchè la sua vicenda fa da contraltare a quella di Elizabeth, che non si piega a compromessi, e la sua dirittura morale verrà premiata, perchè sposerà un uomo che ama, e pure ricco. E bbòno. Sigh.

Negli anni successivi, maturando, la scelta di Charlotte mi è apparsa più coraggiosa: non è una donnetta che rimane a piagnucolare su quello che non può avere. Il destino le offre un’opportunità per cambiare le cose, e lei lo fa, prendendo in mano la propria vita, per quello che le è possibile. E’ la vita reale di contrasto al sogno romantico. Non ha illusioni Charlotte, però non si piange addosso, non inganna e rimane onesta, e sicuramente non cerca compassione.

L’unica cosa che veramente mi è sempre dispiaciuta è che perde la stima di Elizabeth, e di conseguenza l’amicizia. Durante la visita che le Bennet fanno alla coppia di novelli sposi in casa Collins, Elizabeth osserva come ogni volta che Mr. Collins dice qualcosa di imbarazzante (molto sovente, ahimè) Charlotte diventi improvvisamente sorda; e capisce quindi che l’amica non è cambiata, non si è di colpo rincretinita, sa molto bene chi ha sposato. E se riesce a trovare dentro di sè comprensione ed empatia per l’amica, non può però avvicinarsi a lei. Il loro mondo di confidenze e ironia verso l’umanità che le circonda è chiuso, perso per sempre, Charlotte non potrà mai ridere della persona che ha sposato con l’amica, della sua stupidità e del suo servilismo. E da questo non si torna indietro.

Credo che Elizabeth capisca che non tutti possono avere lo stesso atteggiamento verso la vita, nè l’opportunità di essere superiori a certe situazioni. Ma non nasconde di provare poca stima per le scelte dell’amica, che in senso stretto trova immorali. Pur ammettendo che l’opinione di Charlotte sul matrimonio non coincida esattamente con la propria, non capisce come possa aver sacrificato ogni speranza di un sentimento migliore per una pura ragione economica. E al dolore di vedere quella che era stata la sua più cara amica cadere così in basso nella propria stima, si aggiunge la sincera convinzione che Charlotte non potrà mai essere davvero felice nel cammino che si è scelta.

C’è molto di quel che pensa Jane Austen, in questo, lei stessa donna atipica della propria società, che rifiutò di sposare un amico di famiglia solo per la tranquillità economica. Scrisse in varie lettere a nipoti e sorelle cosa pensava del matrimonio di convenienza, e del fatto che si potevano fare sacrifici per sopravvivere da soli, ma non era accettabile sposare qualcuno senza sentimenti coinvolti. Visse per molto tempo in regime di stretta economia perchè senza entrate proprie doveva dipendere dal fratello, e solo dopo vari anni riuscì a guadagnare con le vendite dei propri libri. Quindi quando Charlotte viene descritta come oggetto di commiserazione se non proprio di disdegno, è sicuramente l’autrice a parlare, non è solo un modo per veicolare la trama verso i personaggi più virtuosi. E a volte penso che ci sia proprio della cattiveria, nel modo in cui Charlotte sia praticamente l’unica, nel romanzo, a non sposarsi felicemente (Lydia non avrà forse un matrimonio felice in futuro, ma si sposa con sentimento. E comunque è così stupida che non se ne accorgerà se non dopo molto tempo).

Eppure, Charlotte negli anni si è guadagnata il suo posto nella mia personale classifica di donne letterarie bistrattate da rispettare (laddove prima sul podio rimane intoccabile Becky Sharp), per la sua ironia e la sua capacità di affrontare il destino senza spezzarsi. Mi piace pensare che maturando le due amiche si siano riavvicinate, anche solo con guizzo di ironia negli occhi mentre si passano una tazza di tè, e Collins corre fuori a salutare la carrozza di Lady Catherine che passa in una nuvola di polvere.

charlotte-lucas

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