52 libri di Paolo Tomasi #50libri #Lista2016

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Nonostante il nome del gruppo e nonostante capisca la rotondità del numero 50 il mio obiettivo è sempre stato 52 libri: uno per ogni settimana dell’anno. Relativamente all’anno solare mi è sempre sembrata una cifra più sensata. Devo dire che con una figlia neonata non è stata impresa da poco ma ho comunque portato a casa il risultato, senza nemmeno troppe scorciatoie. Non ho rispettato la lista proposta perché almeno nel tempo libero mi piace leggere quello che mi pare.
Perciò chi ne ha voglia può trovare qui sotto l’elenco dei libri che ho letto nel 2016, ovviamente in rigoroso ordine cronologico di lettura.
Devo dire che sono molto soddisfatto.

1. “Buonanotte Signor Lenin”, di Tiziano Terzani (ricco e interessante);
2. “Whole vegetale e integrale”, di Colin Campbell (se non siete pronti a rinunciare alla carne e ai formaggi è meglio che non lo leggiate);
3. “La notte”, di Elie Wiesel (libro breve ma ad altissima densità di contenuto ed emozioni);
4. “Razza di zingaro”, di Dario Fo (so che Fo ha scritto questo libro e so anche che nel 1997 ha vinto un Nobel per la letteratura: le due cose mi sembrano incompatibili) ;
5. “Sentieri sotto la neve”, di Mario Rigoni Stern;
6. “A volte ritorno”, di John Niven (libro impresentabile, pessimo, ma me l’ha regalato a Natale mia nipote tredicenne perciò per me è comunque bellissimo);
7. “Aspettando l’alba”, di Mario Rigoni Stern;
8. “Le due chiese”, di Sebastiano Vassalli;
9. “I promessi sposi”, di Alessandro Manzoni (resta ancora e sempre un po’ oltre le mie possibilità);
10. “Marco e Mattio”, di Sebastiano Vassalli;
11. “I celti in Italia”, di Venceslas Kruta e Valerio Massimo Manfredi (tante informazioni, poca meraviglia);
12. “La notte della cometa”, di Sebastiano Vassalli;
13. “Pensare l’islam”, Michel Onfray;
14. “La tomba di Alessandro”, di Valerio Massimo Manfredi;
15. “Violenza e islam”, di Adonis (per quelli del relativismo culturale…) ;
16. “Il signore delle vigne”, di Noah Gordon;
17. “Questa vita”, di Vito Mancuso” (riflessioni riflessioni riflessioni…);
18. “Il nazista ebreo”, di Georg Rauch (credevo in una storia più sorprendente);
19. “Danubio”, di Claudio Magris (per comprenderlo completamente ci vorrebbe una Laurea in letteratura germanica, ma ho comunque intuito perché molti lo definiscono un capolavoro);
20. “La fata Carabina”, di Daniel Pennac;
21. “Stella del mattino”, di Wu Ming 4 (ho incontrato l’autore, una di quelle persone che quando parla non ti guarda mai negli occhi…nonostante questo il libro merita di essere letto);
22. “Il paradiso degli orchi”, di Daniel Pennac (è il terzo libro di Pennac che leggo in vita mia: è il terzo che non mi convince);
23. “Le serate di Medan”, di Zola, Maupassant, Huysmans, Céard, Hennique, Alexis (6 racconti, tutti belli);
24. “Nelle tempeste d’acciaio”, di Ernts Jünger (un lungo diario di fatti a cui manca, secondo me, un po’ di approfondimento interiore);
25. “Il piccolo regno”, di Wu Ming 4;
26. “Kitchen”, di Banana Yoshimoto (volevo leggere tre libri della Yoshimoto ma dopo aver concluso la lettura di questo, che è considerato il suo libro più famoso, ho deciso di finirla qui);
27. “Sentiero luminoso”, di Wu Ming 2 (tantissimi spunti e altrettante polemiche);
28. “I pascoli del cielo”, di John Steinbeck;
29. “Addio alle armi”, di Ernest Hemingway;
30. “Made in Sweden”, di Anders Roslund e Stefan Thunberg;
31. “Il progetto Lazarus”, di Aleksandar Hemon; (di Hemon ho letto un libro bellissimo, uno bruttissimo e questo…di cui però alla fine non ho ben capito il significato)
32. “Navi Perdute”, di Naomi Williams (erano anni che sognavo un romanzo sul conte di La Perouse ma questo non mi ha soddisfatto come speravo);
33. “Spy story love story”, di Nicolai Lilin (troppe ingenuità);
34. “Se non ora quando”, di Primo Levi;
35. “La cripta dei cappuccini”, di Joseph Roth (una bella sorpresa);
36. “La corriera stravagante”, di John Steinbeck (capita che alcuni scrittori americani, seppur famosi, in certi libri forniscano prove assolutamente inconsistenti);
37. “Un americano tranquillo”, di Graham Greene;
38. “Viaggio al termine della notte”, di Louis Ferdinand Celine (Capolavoro stilistico! E non solo stilistico. Peccato per le bestemmie, presumo che nell’intenzione dell’autore servissero a impreziosire il libro);
39. “Novecento”, di Alessandro Baricco (ben scritto, ma quando l’ho finito mi sono chiesto “E quindi?”);
40. “Colazione da Tiffany”, di Truman Capote;
41. “Ogni cosa alla sua stagione”, di Enzo Bianchi;
42. “Il sentiero dei nidi di ragno”, di Italo Calvino (libro bellissimo, non ci avrei scommesso un rublo);
43. “La storia di Kullervo”, di John Ronald Reuel Tolkien;
44. “Nahui”, di Pino Cacucci (dell’autore non so se mi dispiaccia di più il nome o il cognome, ma i suoi libri li apprezzo come raramente mi capita con gli autori italiani);
45. “Spezzare il pane”, di Enzo Bianchi (noioso e pieno di ripetizioni);
46. “Il bar delle grandi speranze”, di John Joseph Moehringer (100 pagine in meno e sarebbe un gran libro);
47. “Teutoburgo”, di Valerio Massimo Manfredi;
48. “Sir Gawain e il cavaliere verde”, di John Ronald Reuel Tolkien;
49. “Mahahual”, di Pino Cacucci;
50. “La marcia di Radetzky”, di Joseph Roth (più pesante rispetto all’altro suo libro che ho letto quest’anno);
51. “Il buio e il miele”, di Giovanni Arpino;
52. “Rinascimento privato”, di Maria Bellonci (una visione d’insieme impressionante)

Leggere il Mondo #LeggereIlMondo

leggere

There is no Frigate like a Book / To take us Lands away

Emily Dickinson

Dato che è giusto porsi graziosamente delle mete nella vita, ho deciso di darmi a un’altra sfida letteraria, con tempi lunghi però: leggere un libro per ogni Paese del mondo (sono 196, per la cronaca). L’idea l’ho presa da una scrittrice australiana, Ann Morgan, che si è concessa un anno per la sua personale sfida Reading the world.

Per me un anno sarebbe troppo poco, avendo innanzitutto i cazzi miei da fare (diciamolo), concerti rock e cucina e lebbestie e Brucee e in generale le altre sfide del gruppo dei 50 libri da completare. E comunque non voglio che diventi un semplice segnare una bandierina su un atlante, voglio scegliere i libri con un minimo di criterio perchè siano davvero rappresentativi di quel Paese, non sceglierne uno breve a caso tanto per togliermelo dalla lista. Inoltre devo assolutamente avere il tempo di leggere le cose mie e in questo mantenere un certo margine di libertà (leggasi: finire solenni schifezze se mi va di farlo), perchè lettura per me è piacere prima di tutto, se diventasse imposizione e null’altro già so che non ce la farei. Penso di darmi due anni e mezzo di tempo. Va detto che per me l’idea importante è leggere autori di Paesi di cui non ho mai letto nulla: quindi dai 196 toglierò senz’altro quella ventina (azzardo, forse trentina?) di Stati che ho già incocciato nelle mie letture e studi passati, anche se deciderò poi man mano lungo la strada.

La Morgan come criterio per scegliere quale libro eleggere a rappresentativo di un determinato Paese si è fatta consigliare vari titoli sul suo blog da amici, lettori e parenti, un passaparola probabilmente utile per certi versi. Va d’altronde considerato che alcune scelte sono giocoforza molto limitate, ci sono Paesi che della propria produzione letteraria non hanno quasi niente tradotto in inglese, anche se io sono avvantaggiata rispetto alla nostra eroina che da brava anglofona legge solo nella propria lingua. La vostra affezionata oltre all’inglese palleggia anche l’italiano e se proprio costretta sotto tortura potrei rispolverare addirittura il francese. Quindi come giro di opere direi che la cosa è fattibile.

Un aspetto interessante è “COME” scegliere un libro per Paese: il prescelto dovrebbe essere strettamente legato a un autore di quella terra, e di quella lingua. Ma ci sono scrittori che pur essendo nati in uno Stato, parlano e scrivono nella lingua dei colonizzatori, praticamente – per esempio-  tutta l’Africa. Ha senso leggere un libro di un autore dell’Angola che scrive in portoghese e vive da anni in Brasile? Probabilmente no. Ma apprendo – e lo dico anche a voi così da oggi siete più imparati – che in Angola la lingua nazionale con più parlanti è l’umbundu, parlata dagli ovimbundu nella regione del centro-sud. È lingua materna di circa un terzo degli angolani. Posso io aver la possibilità, ma diciamo proprio anche la voglia, di leggere un autore ovimbundu? io non credo, e penso che mi capiate.

E ancora, cosa si intende “rappresentativo”? Penso a un libro che sia una sintesi organica della cultura, delle tradizioni e della storia di quel Paese, molto prima che essere un’opera di narrativa e di intrattenimento. E allora, non sarebbe meglio passare direttamente a libri scritti da giornalisti, per entrare diretti a gamba tesa dentro a quel Paese? Ma posso io aver voglia di leggermi 170 e rotti libri di attualità, politica e/o storia? no, io non lo penso, e neanche voi lo pensate davvero dentro di voi medesimi. E poi, letteratura non è solo storia e sensibilità politica di un determinato autore, ma anche lingua, creatività, arte nella parola scritta. La Morgan per l’Italia ha deciso di leggere Gomorra, che sicuramente a livello di tematiche di attualità e sociologia non è una scelta sbagliata. Però, io penso che Saviano scriva singolarmente male, e mi auguro che la nostra amica decida di fare un secondo giro di autori italiani e si faccia sedurre per esempio da Calvino o Eco, per coprire un altro aspetto direi decisivo della nostra cultura. Sotto questo aspetto, io prediligerò senz’altro nella scelta quegli autori che abbiano vinto un Nobel o un Pulitzer.

Per il resto, proverò a trovare un po’ il giusto mezzo, attendendomi il più possibile alla sana considerazione che prima di tutto mi devo divertire, e dunque cercherò sì un autore che almeno in qualche modo possa essere considerato parte della letteratura di un Paese, ma soprattutto che mi piaccia e che scriva bene. O che scriva male ma che abbia un romanzo fantastico da  farmi leggere. Insomma sarò al solito un po’ cazzona, non è che vi aspettavate altro, in fondo in fondo, dai.

Quindi decreto che a mio insindacabile giudizio dovrò finire per ottobre 2018, o incocciare nel vostro perenne sfottò. Però siate anche urbani perchè insomma, mica è facilissimo.

Lorenza Inquisition