Giungla polacca – Ryszard Kapuscinski

LEGGERE IL MONDO: POLONIA

giungla

Kapuściński è stato un famosissimo giornalista polacco (con lo spostamento delle frontiere adesso per nascita sarebbe in realtà bielorusso, peraltro), pure in odore di Nobel ai suoi tempi, che ha lavorato per quasi tutta la sua vita come corrispondente estero da Paesi come l’Iran e l’U.R.S.S., l’India, il Pakistan e l’Afghanistan, e l’Africa nella sua interezza. Il suo essere giornalista non era una carriera, ma una missione: passare felicemente tutta la vita in luoghi sconosciuti, potenzialmente pericolosi, spesso orribilmente scomodi, cercando di raccontarne l’intima essenza a persone che leggono un giornale a migliaia di chilometri di distanza. Come scrittore aveva un metodo, quello dei due taccuini: in uno annotava i fatti storici e le semplici storie che poi spediva per i suoi articoli; nell’altro scriveva le impressioni, le conversazioni scomode, le verità nascoste di regimi e situazioni che, immodestamente, pensava di non saper raccontare. Da questi ultimi taccuini, invece, vennero i suoi lavori migliori: da tempo di suo ho in lista Il negus, celeberrimo reportage dedicato al crollo del regime di Hailé Selassié in Etiopia; Shah-in-Shah, racconto del suo anno trascorso in Iran, gli ultimi giorni dello Shah sul trono quando l’ayatollah Komeini prese il potere; e quello che lui stesso descriveva come un libro molto personale, che parla di essere soli, e sperduti, Ancora un giorno, dove racconta l’estate del 1976 in Angola quando il colonialismo portoghese collassò dopo una guerra di liberazione. Kapuscinki era l’unico giornalista occidentale presente fino alla fine, e dalla sua camera di Luanda l’autore narra di quello che succede in tempo di guerra in una “città chiusa”, dalla quale tutti scappano come topi da una nave che affonda: prima i portoghesi con i loro beni e masserizie, poi i negozianti, la polizia, i tassisti, i barbieri, la nettezza urbana e, infine, anche i cani.

Avendo voglia di leggere per il biblioviaggio un autore polacco, ho quindi scelto questo Giungla polacca, una serie di racconti ambientati in campagne e piccoli villaggi della Polonia durante la stabilizzazione comunista dopo lo sfacelo della seconda guerra mondiale. Sono tutte storie di povere vite comuni, contadini, operai, studenti, quasi tutti allo sbando, senza terra o lavoro, senza scopo se non ubraicarsi, senza futuro. E’ il primo libro dello scrittore, e purtroppo ammetto che mi è piaciuto poco assai; Kapucinski era famoso per la disinvoltura ed empatia con cui si approcciava alle persone più semplici e umili, e non è questo che manca nei racconti. Piuttosto ho trovato indeterminato lo stile, e inconcludenti metà delle storie, iniziate a metà o finite troppo bruscamente; caratterizzazione assente o quasi; e spiegazione del contesto, in molti casi, inesistente. Sono in tutto 21 piccoli racconti, e di questi forse 5 o 6 mi hanno colpito favorevolmente. Per un giornalista non dovrebbe essere un problema condensare in poche pagine una storia; forse qui era la materia prima che non lo permetteva (personaggi vinti, tristi, opachi), o forse è solo perchè l’autore ancora cercava un proprio stile. Purtroppo l’impressione finale è di un libro confuso, con molti episodi che potrebbero adattarsi a qualsiasi paese di campagna dell’Europa del secondo dopoguerra, non necessariamente in Polonia. Pazienza, rimango convinta che sia uno scrittore di cui vale la pena leggere. Solo, non cominciate da questo!

Lorenza Inquisition

 

Leggere il Mondo #LeggereIlMondo

leggere

There is no Frigate like a Book / To take us Lands away

Emily Dickinson

Dato che è giusto porsi graziosamente delle mete nella vita, ho deciso di darmi a un’altra sfida letteraria, con tempi lunghi però: leggere un libro per ogni Paese del mondo (sono 196, per la cronaca). L’idea l’ho presa da una scrittrice australiana, Ann Morgan, che si è concessa un anno per la sua personale sfida Reading the world.

Per me un anno sarebbe troppo poco, avendo innanzitutto i cazzi miei da fare (diciamolo), concerti rock e cucina e lebbestie e Brucee e in generale le altre sfide del gruppo dei 50 libri da completare. E comunque non voglio che diventi un semplice segnare una bandierina su un atlante, voglio scegliere i libri con un minimo di criterio perchè siano davvero rappresentativi di quel Paese, non sceglierne uno breve a caso tanto per togliermelo dalla lista. Inoltre devo assolutamente avere il tempo di leggere le cose mie e in questo mantenere un certo margine di libertà (leggasi: finire solenni schifezze se mi va di farlo), perchè lettura per me è piacere prima di tutto, se diventasse imposizione e null’altro già so che non ce la farei. Penso di darmi due anni e mezzo di tempo. Va detto che per me l’idea importante è leggere autori di Paesi di cui non ho mai letto nulla: quindi dai 196 toglierò senz’altro quella ventina (azzardo, forse trentina?) di Stati che ho già incocciato nelle mie letture e studi passati, anche se deciderò poi man mano lungo la strada.

La Morgan come criterio per scegliere quale libro eleggere a rappresentativo di un determinato Paese si è fatta consigliare vari titoli sul suo blog da amici, lettori e parenti, un passaparola probabilmente utile per certi versi. Va d’altronde considerato che alcune scelte sono giocoforza molto limitate, ci sono Paesi che della propria produzione letteraria non hanno quasi niente tradotto in inglese, anche se io sono avvantaggiata rispetto alla nostra eroina che da brava anglofona legge solo nella propria lingua. La vostra affezionata oltre all’inglese palleggia anche l’italiano e se proprio costretta sotto tortura potrei rispolverare addirittura il francese. Quindi come giro di opere direi che la cosa è fattibile.

Un aspetto interessante è “COME” scegliere un libro per Paese: il prescelto dovrebbe essere strettamente legato a un autore di quella terra, e di quella lingua. Ma ci sono scrittori che pur essendo nati in uno Stato, parlano e scrivono nella lingua dei colonizzatori, praticamente – per esempio-  tutta l’Africa. Ha senso leggere un libro di un autore dell’Angola che scrive in portoghese e vive da anni in Brasile? Probabilmente no. Ma apprendo – e lo dico anche a voi così da oggi siete più imparati – che in Angola la lingua nazionale con più parlanti è l’umbundu, parlata dagli ovimbundu nella regione del centro-sud. È lingua materna di circa un terzo degli angolani. Posso io aver la possibilità, ma diciamo proprio anche la voglia, di leggere un autore ovimbundu? io non credo, e penso che mi capiate.

E ancora, cosa si intende “rappresentativo”? Penso a un libro che sia una sintesi organica della cultura, delle tradizioni e della storia di quel Paese, molto prima che essere un’opera di narrativa e di intrattenimento. E allora, non sarebbe meglio passare direttamente a libri scritti da giornalisti, per entrare diretti a gamba tesa dentro a quel Paese? Ma posso io aver voglia di leggermi 170 e rotti libri di attualità, politica e/o storia? no, io non lo penso, e neanche voi lo pensate davvero dentro di voi medesimi. E poi, letteratura non è solo storia e sensibilità politica di un determinato autore, ma anche lingua, creatività, arte nella parola scritta. La Morgan per l’Italia ha deciso di leggere Gomorra, che sicuramente a livello di tematiche di attualità e sociologia non è una scelta sbagliata. Però, io penso che Saviano scriva singolarmente male, e mi auguro che la nostra amica decida di fare un secondo giro di autori italiani e si faccia sedurre per esempio da Calvino o Eco, per coprire un altro aspetto direi decisivo della nostra cultura. Sotto questo aspetto, io prediligerò senz’altro nella scelta quegli autori che abbiano vinto un Nobel o un Pulitzer.

Per il resto, proverò a trovare un po’ il giusto mezzo, attendendomi il più possibile alla sana considerazione che prima di tutto mi devo divertire, e dunque cercherò sì un autore che almeno in qualche modo possa essere considerato parte della letteratura di un Paese, ma soprattutto che mi piaccia e che scriva bene. O che scriva male ma che abbia un romanzo fantastico da  farmi leggere. Insomma sarò al solito un po’ cazzona, non è che vi aspettavate altro, in fondo in fondo, dai.

Quindi decreto che a mio insindacabile giudizio dovrò finire per ottobre 2018, o incocciare nel vostro perenne sfottò. Però siate anche urbani perchè insomma, mica è facilissimo.

Lorenza Inquisition