Apeirogon – Colum McCann #Apeirogon #ColumMcCann

La storia vera dell’inaspettata amicizia fra due padri, un palestinese e un israeliano, che hanno rispettivamente perso le loro figlie a causa della violenza e che trasformano il loro dolore in attivismo per la pace. Una storia epica raccontata sullo sfondo delle tensioni irrisolte nel cuore della Terra Santa.

Ho iniziato Apeirogon senza avere la minima idea di quale fosse l’argomento del libro, zero assoluto: non avevo letto anticipazioni o recensioni, nulla. L’ho iniziato perché una delle mie più care amiche, lettrice famelica e sensibilissima, continuava a mandarmi messaggi del tipo Leggilo, devi leggerlo, leggilo subito! Seguo sempre i suoi consigli, di solito non sbaglia.L’avrei letto in ogni caso, a dire la verità. Con “ Transatlantic” Colum McCann non mi ha colpita in modo particolare, però “Questo bacio vada al mondo intero” è uno dei libri che per tanti motivi più ho amato e che più mi hanno emozionata negli ultimi anni.

L’inizio del percorso è stato strano. È come se vi proponessero una lunga escursione che vi porterà, vi dicono, in una vallata con un paesaggio che non dimenticherete mai. Però per il primo chilometro vi trovate a costeggiare una zona industriale piena di capannoni grigi e minacciosi, anche un po’ lugubri, con tante stradine laterali che si inoltrano verso non si sa cosa. Vi viene da dire “Dove siamo? Dove stiamo andando? Ci siamo persi?”Poi sono arrivata all’aneddoto sul presidente Mitterrand ed è come se sulla strada davanti a me fosse comparso un enorme cartello con la scritta Attenzione, pericolo radiazioni. A questo punto, di fronte a Mitterrand, ho pensato “Ok, non vado oltre. Torno a casa”. Ho deciso di proseguire a mio rischio e pericolo e ne è valsa la pena. Come per una lunga escursione: si tratta di trovare il ritmo e il fiato giusti.Per me è difficile dare un giudizio sul contenuto del libro. Bisognerebbe avere una preparazione sul conflitto arabo israeliano decisamente superiore alla mia per poter dare un parere serio . Se da una parte McCann è stato incensato per Apeirogon, dall’altra è anche stato bollato di faciloneria ed eccessivo buonismo per come sembra aver reso la complessità del conflitto.

Per quello che mi riguarda posso dire di essere stata travolta dalla storia che racconta. La storia di Rami e Bassan un israeliano e un palestinese accumunati dallo stesso dolore, quello di aver perso una figlia in un attentato. Tutto quello che viene raccontato è vero: le storie di Rami e Bassan, le loro figlie, gli aneddoti, le esperienze nate dal loro incontro, gli attentati e i racconti a margine, le loro parole. In questo libro c’è un lavoro di ricerca davvero impressionante e durante la lettura ho fatto gran uso di Google per cercare volti e luoghi narrati.Mi è piaciuto tanto il ritmo del libro, insolito e particolare, quel saltare rapido e didascalico da una parte all’altra che per un lungo tratto sembra non avere senso. Immagino ci sarà un’alzata di scudi contro questo modo di scrivere (o forse il termine più esatto è comporre). Lo puoi amare o trovare fastidioso: io l’ho amato, l’ho trovato originale e stimolante per proseguire la lettura.

Il libro è un gioco di scatole cinesi, paragrafi più o meno brevi con mille rimandi e richiami ad aspetti che a volte sembrano non avere nulla a che fare con la storia raccontata, ma che in realtà stanno componendo una Storia gigantesca. È un libro che chiede tempo: il tempo necessario per inserirsi nel suo ritmo, il tempo per affrontare le sue tante pagine e le mille sfumature di un conflitto senza fine. Se in certe parti può essere prolisso e ripetitivo, come già visto in Questo bacio vada al mondo intero, McCann ha un modo di raccontare in grado di scuotere il lettore e agganciarlo emotivamente. Da una parte non vengono lesinati dettagli brutali sugli attentati e sulle violenze commesse, dall’altra il messaggio del libro (il dialogo, l’empatia, la scelta di far nascere dal dolore qualcosa che non sia vendetta, il riconoscersi uguali) viene reso in un modo suggestivo, emozionante. Le parole di Rami e Bassan sono struggenti e maestose nella loro semplicità, un po’ come lo è quello che hanno cercato di fare dopo la morte delle figlie. Credo che se fosse stata una storia inventata probabilmente l’avrei giudicata un po’ troppo pretenziosa. Invece è un libro che mi ha colpita moltissimo, che finirò di leggere tra oggi e domani e che so già per certo non mi abbandonerà per lungo tempo.

Per il tanto che mi sta svelando, per le pagine che mi hanno commossa, per la mia infinita ignoranza. E anche per quell’omino che cammina sul filo, quel Philippe Petit che in “Questo bacio” camminava sospeso tra le Torri gemelle e che in Aperoigon cammina leggero tra due palazzi di Gerusalemme (era il 1987).“Chi può dire dove finiscono le cose? Le cose vanno avanti. È così questo mondo. Capite cosa intendo? Non so se riesco a dirvi esattamente quello che intendo. Abbiamo le parole, ma a volte non bastano. “ (Rami Elhanan)

Anna Massimino

Apeirogon – Colum McCann

Traduttore: Marinella Magrì Editore: Feltrinelli

Collana: I narratori Anno edizione: 2021

La danza dell’orologio – Anne Tyler #AnneTyler #Guanda

 

 La danza dell’orologio – Anne Tyler

 

 

Aveva fatto del suo meglio per essere una buona madre, che per lei significava una madre prevedibile. Si era ripromessa che i suoi figli non si sarebbero mai dovuti preoccupare del suo umore; non avrebbero mai dovuto sbirciare nella sua stanza di mattina per capire come sarebbe stata la loro giornata. Era l’unica donna che conosceva a porsi l’obiettivo primario di essere data per scontata.

Anne Tyler scrive una storia semplice, normale, anche un po’ ordinaria: quella di Willa, una donna di mezza età che per senso del dovere e ineluttabilità attraversa la propria vita placidamente e con una certa serenità. Le colpe dei genitori ricadono spesso sui figli; e la madre leggera e irresponsabile che ha avuto l’ha trasformata in una bambina seria, precisa, affidabile, e quindi in un’adulta che non si lascia andare alle passioni e pensa prima ad accomodare i desideri dei famigliari e poi i propri. Ora, a 61 anni, Willa è una di quelle signore che conducono vite un poco nell’ombra, senza grandi drammi nè passioni: ha due figli ormai cresciuti che vivono lontano e che si rende conto di non conoscere quasi; avrebbe desiderato una carriera universitaria ma il primo marito preferiva averla a casa a occuparsi della famiglia e quindi ha rinunciato; il nuovo marito è in pensione ma molto attivo e piuttosto prepotente, e lei lo asseconda volentieri. Non è infelice Willa, nè con particolari rimpianti; perchè in fondo tutti facciamo scelte di vita che ci portano a volte lontano da quello che avremmo voluto, e tanto vale rassegnarsi e prenderla meglio che si può.

Quello che racconta qui Anne Tyler è però la scelta di Willa di provare a fare un passo fuori dal cammino scelto, e poi un altro, e un altro ancora. Può succedere, in fondo; anche avanti nella vita, anche se non lo si crede davvero possibile, può accadere: c’è sempre la possibilità di trovare un barlume di luce, di arte, di amicizia, di amore (non necessariamente di passione) anche per le persone comuni che si barcamenano senza drammi tra difficoltà e piacevolezze della propria esistenza. Forse anche perchè quella persona che eravamo da giovani e ambiziosi a volte è solo assopita, basta darle un poco di fiducia, a sessantun anni come a tredici o cinquanta.

Quello che la aiutava di più era camminare su un marciapiede affollato, in un centro commerciale pieno di gente, e pensare che quasi tutti lì avevano subito qualche perdita terribile. A volte più di una. Molti avevano perso le persone più care, eppure in qualche modo tiravano avanti. Mettevano un piede davanti all’altro. Alcuni addirittura sorridevano. Quindi era possibile.

Un bel romanzo pacato e sereno, non direi un capolavoro della Tyler ma molto ben scritto, una storia semplice che scalda il cuore. Ogni tanto serve anche un libro così.

Lorenza Inquisition