La bufera – Jacopo Moruzzi #JacopoMoruzzi #LaBufera

La bufera – Jacopo Moruzzi

Una famiglia si ritrova a dover attraversare una catena montuosa su cui imperversa una bufera di neve. La loro condizione diventa metafora del rapporto tragico tra la natura e l’uomo, nonché specchio della fragilità di quest’ultimo.

Spendo due parole per questo libro… si tratta di un fumetto. È una storia unicamente illustrata, disegnata ad arte, senza alcuna parola.
La dimostrazione che a volte le parole sono inutili e spesso fuorvianti è qui.
Le emozioni saltano fuori dalle pagine travolgenti. Sono ipnotizzata dagli occhi dei personaggi, sono sconvolta da come in ogni forma tratto chiusura o apertura di essi emergano emozioni così diverse… la preoccupazione, l’amore, la paura, la speranza, il terrore, la decisione, il senso di responsabilità, la disperazione…
Mi sono sentita a tratti di condividere quegli sguardi, come se quella bufera di emozioni fosse così vicina alla vita di una donna e madre come me. Avrei voluto un lieto fine proprio per questo, per rincuorarmi che nelle mie bufere quotidiane ce la farò. Ma in parte anche questa storia ha una sua vittoria interna nella capacità di insegnare agli altri la propria indipendenza. Sono vaga perché non voglio svelare nulla della trama.
Ho visto mia figlia (8 anni) sfogliare e risfogliare queste pagine, emozionarsi, dispiacersi, chiedere più volte perché ed anche arrabbiarsi perché “non è giusto”. E quando si arriva al cuore ed alla curiosità dei bambini si ha vinto.
Jacopo Moruzzi per noi tu hai vinto. Grazie, sei un fuoriclasse.

Invito a comprare “La bufera” e a seguire la pagina di Jacopo,  è un ragazzo di 24 anni che fa teatro con me e lo fa in modo splendido, ma disegna in modo ancora più splendido. Davvero voglio sostenere questo talento, sperando che crescere non gli costi l’abbandono dei suoi indubbi doni.
Qui trovate il link al suo sito, con le sue bellissime illustrazioni ad acquerello, e potete anche seguirlo su Facebook. 

Marisa Bergamini

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Il senso del dolore – De Giovanni/Falco/Bigliardo #mauriziodegiovanni #commissarioricciardi

 
  • Soggetto: Maurizio de Giovanni
  • Sceneggiatura: Claudio Falco
  • Disegni: Daniele Bigliardo
  • Colori: Ylenia Di Napoli e Andrea Errico
  • Copertina: Daniele Bigliardo

Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, della Regia Questura di Napoli, passa dalle pagine dei romanzi di Maurizio de Giovanni a quelle dei volumi a fumetti, con la supervisione dello stesso autore, che ha lavorato con un team di sceneggiatori e disegnatori campani.

Romanzi A Fumetti,  N° : 1 – Periodicità: quadrimestrale, acquistabili presso: SERGIO BONELLI EDITORE

 

(Edizione… un po’ particolare)

Non so se farò cosa gradita o meno, ma ci si prova. Ieri sera ho letto (e ammirato) la versione a fumetti di un romanzo che è all’origine di una serie di grande impatto e successo e che seguo dagli esordi, quella del commissario Ricciardi. Ora, vorrei far presente che per me di De Giovanni ne esiste uno, tutti gli altri son nessuno. Nel senso che, come detto, coltivo lo scrittore da sempre ma lo adoro solo quando racconta di Ricciardi. Gli altri suoi percorsi li ho mollati per strada, ben presto deluso da un complessivo senso di “niente di nuovo, roba già vista e già letta” e soprattutto da uno stile narrativo che, a mio avviso, è sensato ed efficacissimo quando è calato in quel contesto storico-sociale (la Napoli noir, passionale e “spettrale” del ventennio fascista) mentre risulta ridondante e stucchevole se abbinato al poliziesco contemporaneo.
Ora, quando un romanzo viene rivisitato da altro mezzo (il cinema, in particolare) gli esiti son quelli che sono e non starei a riaprire un dibattito trito, inflazionato e anche un attimo noioso. Il mio problema, in genere, non sta nel successo dell’impresa (a volte funziona, altre meno) ma nella reificazione dei personaggi. Ecco, da quel momento in poi quelle saranno le facce e quelle saranno le voci, anche quando riprenderò a leggerle. Indietro non si torna.
E il peggio è che, spesso, non solo non assomigliano a quelle che avevo in mente io, ma neppure mi piacciono granché…
Stavolta però è diverso. Stavolta non c’è voce (è un fumetto!) e non c’è un volto in carne e ossa (è un fumetto!) a chiudere le porte in faccia all’immaginazione. C’è solo un piccolo compromesso da accettare, ed è il compromesso stesso. Ovvero: le immagini ci sono (diamine, è un fumetto!). Ma si tratta di un disegno e per me tra disegno e pellicola corre un mare di differenza, artistica ed evocativa.
Quindi il compromesso l’ho accettato senza patemi.
L’esito, a mio avviso, è davvero ottimo e credo possa incontrate l’approvazione delle e dei fans. La vicenda (l’assassinio del burbero tenore Arnaldo Vezzi, con relative indagini e con il dispiegarsi delle mille sfaccettature dell’universo degiovanniano) è fedele; la resa della presenza eterea dei morti, che sussurrano le loro ultime parole al cupo commissario, è notevole; il tratto è esperto, deciso e sensibile; la ricostruzione di scenari e atmosfere è molto, molto coinvolgente.
Insomma, se vi sta a cuore il De Giovanni di Ricciardi e siete inclini al fumetto, non so che altro dirvi…

Ps. in queste settimane è già uscito anche “La condanna del sangue”. Esistono formato di lusso, reperibile in libreria, e formato economico, in vendita nelle edicole.

Pps. nella foto ho pensato fosse bene coprire il volto di Ricciardi, per rispetto nei confronti di chi se lo volesse continuare a figurare come meglio ama…

Iuri Toffanin