Il senso del dolore – De Giovanni/Falco/Bigliardo #mauriziodegiovanni #commissarioricciardi

 
  • Soggetto: Maurizio de Giovanni
  • Sceneggiatura: Claudio Falco
  • Disegni: Daniele Bigliardo
  • Colori: Ylenia Di Napoli e Andrea Errico
  • Copertina: Daniele Bigliardo

Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, della Regia Questura di Napoli, passa dalle pagine dei romanzi di Maurizio de Giovanni a quelle dei volumi a fumetti, con la supervisione dello stesso autore, che ha lavorato con un team di sceneggiatori e disegnatori campani.

Romanzi A Fumetti,  N° : 1 – Periodicità: quadrimestrale, acquistabili presso: SERGIO BONELLI EDITORE

 

(Edizione… un po’ particolare)

Non so se farò cosa gradita o meno, ma ci si prova. Ieri sera ho letto (e ammirato) la versione a fumetti di un romanzo che è all’origine di una serie di grande impatto e successo e che seguo dagli esordi, quella del commissario Ricciardi. Ora, vorrei far presente che per me di De Giovanni ne esiste uno, tutti gli altri son nessuno. Nel senso che, come detto, coltivo lo scrittore da sempre ma lo adoro solo quando racconta di Ricciardi. Gli altri suoi percorsi li ho mollati per strada, ben presto deluso da un complessivo senso di “niente di nuovo, roba già vista e già letta” e soprattutto da uno stile narrativo che, a mio avviso, è sensato ed efficacissimo quando è calato in quel contesto storico-sociale (la Napoli noir, passionale e “spettrale” del ventennio fascista) mentre risulta ridondante e stucchevole se abbinato al poliziesco contemporaneo.
Ora, quando un romanzo viene rivisitato da altro mezzo (il cinema, in particolare) gli esiti son quelli che sono e non starei a riaprire un dibattito trito, inflazionato e anche un attimo noioso. Il mio problema, in genere, non sta nel successo dell’impresa (a volte funziona, altre meno) ma nella reificazione dei personaggi. Ecco, da quel momento in poi quelle saranno le facce e quelle saranno le voci, anche quando riprenderò a leggerle. Indietro non si torna.
E il peggio è che, spesso, non solo non assomigliano a quelle che avevo in mente io, ma neppure mi piacciono granché…
Stavolta però è diverso. Stavolta non c’è voce (è un fumetto!) e non c’è un volto in carne e ossa (è un fumetto!) a chiudere le porte in faccia all’immaginazione. C’è solo un piccolo compromesso da accettare, ed è il compromesso stesso. Ovvero: le immagini ci sono (diamine, è un fumetto!). Ma si tratta di un disegno e per me tra disegno e pellicola corre un mare di differenza, artistica ed evocativa.
Quindi il compromesso l’ho accettato senza patemi.
L’esito, a mio avviso, è davvero ottimo e credo possa incontrate l’approvazione delle e dei fans. La vicenda (l’assassinio del burbero tenore Arnaldo Vezzi, con relative indagini e con il dispiegarsi delle mille sfaccettature dell’universo degiovanniano) è fedele; la resa della presenza eterea dei morti, che sussurrano le loro ultime parole al cupo commissario, è notevole; il tratto è esperto, deciso e sensibile; la ricostruzione di scenari e atmosfere è molto, molto coinvolgente.
Insomma, se vi sta a cuore il De Giovanni di Ricciardi e siete inclini al fumetto, non so che altro dirvi…

Ps. in queste settimane è già uscito anche “La condanna del sangue”. Esistono formato di lusso, reperibile in libreria, e formato economico, in vendita nelle edicole.

Pps. nella foto ho pensato fosse bene coprire il volto di Ricciardi, per rispetto nei confronti di chi se lo volesse continuare a figurare come meglio ama…

Iuri Toffanin

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Pyongyang – Guy Delisle #GuyDelisle

Pyongyang – Guy Delisle
Traduttore: F. Martucci
Collana: Varia Anno edizione: 2013
Pagine:184 p., ill. , Brossura

Dopo “Cronache di Gerusalemme” ho letto volentieri “Pyongyang“, dell’autore Guy Delisle, fumettista e animatore canadese che scrive graphic novels di stampo giornalistico.

Questa volta è a Pyongyang per lavoro. Deve supervisionare la produzione di un cartone animato francese dislocata in Corea del Nord, e arriva portandosi a Pyongyang una copia di 1984 di Orwell, qualche cd di Aphex Twin, e regalie in forma di sigarette Gitanes e cognac Hennessy. Nei due mesi di permanenza riesce a farsi un’idea dello stato in cui versa il Paese e lo disegna e racconta con la sua stupenda ironia, chiara e delicata ma nello stesso tempo incisiva.
Non mi dilungo su quanto sia assurdo che esista un paese come la Corea del Nord, credo sia un sentimento condiviso. Ne consiglio la lettura perchè è un fumetto veramente didattico. Come con Gerusalemme, ho imparato qualcosa leggendo uno stile fresco e piacevole e potendo fare le mie riflessioni e i miei giudizi perchè i suoi sono visibili nei cipigli disegnati e nelle espressioni abbozzate, ma lo spazio per il lettore è sempre tanto ed è questo che mi piace di Delisle. Non è imparziale, è abbastanza spregiudicato da prestare 1984 alla guida nord-coreana che gli chiede qualcosa da leggere ma lascia sempre lo spazio al lettore. Per riflettere.

Selena Magni

DESCRIZIONE

Componente della triade tristemente nota come “Asse del male”, la Corea del Nord rimane uno dei Paesi più misteriosi e imperscrutabili del mondo, una nazione-fortezza a cui nei primi mesi del 2001 Guy Delisle ottiene l’accesso (caso più unico che raro per un occidentale) grazie a un permesso di lavoro che gli concede la permanenza nella capitale per due mesi. A capo di una squadra di lavoro che si occupa della produzione di cartone animato francese, il fumettista osserva ciò che può della cultura e della vita dei pochi nordcoreani che gli viene concesso di conoscere nonostante tutte le restrizioni; dai suoi appunti di viaggio nasce il “Pyongyang”, uno sguardo chiaro e personale su un Paese enigmatico, chiuso a doppia mandata dall’interno, che vive costantemente all’ombra gigantesca del padre della nazione – il “Presidente Eterno” Kim ll-Sung – e della “sola e unica dinastia comunista di tutti i tempi”. Prefazione di Antonio Ferrari.