Il turista – Massimo Carlotto #MassimoCarlotto

Recensione cumulativa, sincera, e sentita.

  • Avevo scelto di leggere questo libro sia perché Massimo Carlotto mi è sempre piaciuto e sia perché l’ambientazione a Venezia (città che amo), rispondeva pienamente ad un punto richiesto dalla disfida. Purtroppo devo ammettere, mio malgrado, che questo romanzo mi ha profondamente delusa, nonostante avesse tutti gli ingredienti per essere un bel libro. L’inizio è accattivante: il titolo riprende e cita anche il famoso film con Angelina Jolie e Johnny Depp; promette sviluppi interessanti, attraverso il serial killer amante delle borse firmate, ma la storia risulta molto ingarbugliata e poco credibile, i dialoghi sono spenti e i personaggi molto banali.
    Ho letto altre recensioni a distanza di mesi e non mi sorprende trovare molte persone del mio stesso parere… non mi veniva voglia neanche di scrivere due righe su questo romanzo! Silvia Loi
  • È l’unico (e con unico intendo proprio unico) romanzo di Carlotto che non ho comprato e letto. Volutamente. Concordo con chi denuncia un ormai prolungato calo di rendimento di questo scrittore assai prolifico che, nonostante tutto, continuo ad amare. A mio avviso qualche segno di ripresa lo ha recentemente manifestato ma c’è da augurarsi che non si tratti di semplici fuochi di paglia. Solo il tempo ci dirà.
    Anch’io, restando sul pezzo, sono piuttosto “ferito” dal fatto di non riuscire ad avvicinarmi a questo romanzo ambientato nella città che più di tutte adoro e in cui ho anche vissuto e che si lega, emotivamente, a momenti e passaggi fondamentali della mia vita (sentimentale in primo luogo, ma anche un po’ artistica). Però non ce l’ho fatta: ho colto da troppi segnali il concretissimo rischio che questa lettura potesse rovinare il mio rapporto con un autore a cui, invece, voglio ostinarmi a rimanere legato il più a lungo possibile, anche a costo di sacrificare qualche passaggio, come in questo caso… Iuri Toffanin
  • Non posso che concordare, da Respiro Corto in poi si limita a timbrare il cartellino. Peccato però perché Arrivederci amore ciao e Alla fine di un giorno noioso li avevo amati molto. Silvia Chierici

 

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Anni luce – Andrea Pomella

C’era una volta il mondo. Nel mondo, c’era una città in cui pioveva trecento giorni l’anno. La città si chiamava Seattle, estremo occidente degli Stati Uniti d’America. In questa città arrivò un surfista che veniva da San Diego, un fan scatenato degli Who e dei Ramones. In questo surfista, c’era un’anima. In quest’anima, c’era lo spirito di un’epoca.

Un libricino di 146 pagine diviso in 3 capitoli: due punti luce all’estremità e un fascio più intenso al centro dove si dipana il ricordo del protagonista nonché io narrante del romanzo. Già, forse azzardato chiamarlo romanzo… ha più la forma di un diario, col racconto di aneddoti corollati da una costante colonna sonora grunge, e nello specifico dalla musica dei Pearl Jam (da cui prende in prestito il titolo). L’idea di Anni luce è nata dallo sviluppo di un articolo su Ten, il primo disco dei Pearl Jam, che ha travolto gli anni della giovinezza di un’intera generazione. Il libro è in fondo la storia di un’amicizia: quella con Q., compagno di sbronze, chitarrista, viaggiatore, esagerato, che vive a mille chilometri all’ora; e il narratore, la cui voce si mescola con quella di Eddie Vedder, il cantante dei Pearl Jam.

Un elogio alla giovinezza e alle sensazioni di leggerezza, dolore, frustrazione che l’hanno accompagnata nella Roma degli anni ’90, tra feste strampalate, personaggi sui generis e un viaggio attraverso l’Europa alla ricerca di un’identità, forse mai veramente trovata.

Alcune pagine sembrano spiccare verso un lirismo inaspettato, ma a parte qualche citazione ben piazzata e l’emozione suscitata in chi quel periodo può averlo vissuto o meno, non ne consiglierei la lettura se non a fan esagerati dei PJ.

“Nel caso dei Pearl Jam, tutto ciò di cui avevo bisogno era già lì, nelle canzoni. La mia sete veniva placata semplicemente ascoltando un disco. Non mi serviva altro. Immagino che questa sia, tra le varie forme di godimento artistico, la più perfetta. La mia passione per la musica dei Pearl Jam era fine a se stessa.”

D’obbligo la citazione musicale con Light years https://www.youtube.com/watch?v=2bwsHdk6YhQ

Owlina Fullstop