Slut! – Roxana Shirazi #groupie #rock #backstage

The Last Living Slut: Born in Iran, Bred Backstage” (“L’ultima zoccola vivente: nata in Iran, allevata nei backstage”) è il titolo del discusso libro di memorie dell’iraniana Roxana Shirazi.

Slut! Confessioni di una groupie. Dall’Iran della rivoluzione islamica ai camerini delle rockstar -Roxana Shirazi

Traduttore: E. Mascaro
Editore: Castelvecchi
Collana: Le torpedini

Il tema groupie/rock band mi appassiona molto, quindi mi sono approcciata al libro della Shirazi con entusiasmo, entusiasmo che si è spento subito dopo i primi i capitoli (che narrano dell’infanzia della protagonista a Teheran e poi a Londra, dal desertico Iran alla fredda Inghilterra, da un Paese che stava vivendo un rinnovamento culturale alla patria della musica rock, Roxana bambina felice in un Iran pre-Komeini, alla tristezza per l’abbandono dei famigliari) proprio quando sarebbe dovuto arrivare il bello.
Non solo è scritto male, ma la vita da groupie dell’autrice è narrata in modo monocorde, ripetitivo e totalmente egoriferito: una carrellata di scopate, orge et similia tutte identiche le une alle altre, senza che queste esperienze ci svelino retroscena interessanti su questa o quella rockstar (molte “minori”, peraltro) o un qualche reale cambiamento nella protagonista stessa, ossessionata dal bisogno di dover sottolineare CONTINUAMENTE di aver sempre il corpo perfettamente esfoliato – davvero molto interessante.
La quarta di copertina si premura di dirci che “Pamela des barres, al confronto, ci sembrerà una suora”, a parte che la Des Barres ha uno spessore che la Shirazi può solo sognare, il punto è che non è interessante a quale livello di porcate da film porno sei arrivata esattamente, ma il contesto chiamiamolo sociologico in cui ti sei mossa, quel che hai avuto occasione di scoprire vivendo il mondo dei backstage e anche come lo hai vissuto e come ti ha cambiata.
Bocciatissimo, una vera noia.

Loretta Briscione

Il turista – Massimo Carlotto #MassimoCarlotto

Recensione cumulativa, sincera, e sentita.

  • Avevo scelto di leggere questo libro sia perché Massimo Carlotto mi è sempre piaciuto e sia perché l’ambientazione a Venezia (città che amo), rispondeva pienamente ad un punto richiesto dalla disfida. Purtroppo devo ammettere, mio malgrado, che questo romanzo mi ha profondamente delusa, nonostante avesse tutti gli ingredienti per essere un bel libro. L’inizio è accattivante: il titolo riprende e cita anche il famoso film con Angelina Jolie e Johnny Depp; promette sviluppi interessanti, attraverso il serial killer amante delle borse firmate, ma la storia risulta molto ingarbugliata e poco credibile, i dialoghi sono spenti e i personaggi molto banali.
    Ho letto altre recensioni a distanza di mesi e non mi sorprende trovare molte persone del mio stesso parere… non mi veniva voglia neanche di scrivere due righe su questo romanzo! Silvia Loi
  • È l’unico (e con unico intendo proprio unico) romanzo di Carlotto che non ho comprato e letto. Volutamente. Concordo con chi denuncia un ormai prolungato calo di rendimento di questo scrittore assai prolifico che, nonostante tutto, continuo ad amare. A mio avviso qualche segno di ripresa lo ha recentemente manifestato ma c’è da augurarsi che non si tratti di semplici fuochi di paglia. Solo il tempo ci dirà.
    Anch’io, restando sul pezzo, sono piuttosto “ferito” dal fatto di non riuscire ad avvicinarmi a questo romanzo ambientato nella città che più di tutte adoro e in cui ho anche vissuto e che si lega, emotivamente, a momenti e passaggi fondamentali della mia vita (sentimentale in primo luogo, ma anche un po’ artistica). Però non ce l’ho fatta: ho colto da troppi segnali il concretissimo rischio che questa lettura potesse rovinare il mio rapporto con un autore a cui, invece, voglio ostinarmi a rimanere legato il più a lungo possibile, anche a costo di sacrificare qualche passaggio, come in questo caso… Iuri Toffanin
  • Non posso che concordare, da Respiro Corto in poi si limita a timbrare il cartellino. Peccato però perché Arrivederci amore ciao e Alla fine di un giorno noioso li avevo amati molto. Silvia Chierici