L’ufficiale e la spia – Robert Harris #RobertHarris #RomanPolanski #Jaccuse

L’affare Dreyfus fu il maggiore conflitto politico e sociale della Francia sul finire del XIX secolo; divise il Paese dal 1894 al 1906, a seguito dell’accusa di tradimento e spionaggio mossa nei confronti del capitano di origine ebraica Alfred Dreyfus, il quale era innocente. Fu processato e condannato sulla base di prove risibili (ma non rese pubbliche, perchè era un processo militare), ed esemplarmente punito, esiliato su un isolotto della Cayenna francese.

L’affaire costituì lo spartiacque nella vita francese tra i disastri della guerra franco-prussiana e la prima guerra mondiale: costrinse ministri a dimettersi, creò nuovi equilibri e raggruppamenti politici, spinse a un tentato colpo di Stato. Si crearono e scontrarono, nell’arco di due decenni, due campi profondamente opposti: i “dreyfusardi”, che difendevano l’innocenza di Dreyfus (tra loro si distinse Émile Zola con il suo intervento giornalistico denominato “J’accuse”), e gli “antidreyfusardi”, partigiani della sua colpevolezza.

La condanna di Dreyfus fu un errore giudiziario fortemente voluto da alcune figure militari che necessitavano di un colpevole, e in fretta, avvenuto nel contesto dello spionaggio militare, dell’antisemitismo imperversante nella società francese e nel clima politico avvelenato dalla perdita recente dell’Alsazia e di parte della Lorena, subita per opera dell’Impero tedesco di Bismarck nel 1871.

Lo scandalo giudiziario si allargò per gli elementi di falsificazione delle prove forniti nel processo dai vertici militari che volevano una rapida sentenza di colpevolezza, e per gli intrighi e la coriacea volontà nell’impedire successivamente la riabilitazione di Dreyfus. Solo grazie a un compromesso politico, Dreyfus fu graziato e liberato nel 1899. Ci vollero altri cinque anni per ottenerne la riabilitazione civile e il suo reintegro nell’esercito nel 1906.

Robert Harris scrive un romanzo storico che ricostruisce tutti questi eventi, scelto da Roman Polanski per la sceneggiatura del suo film omonimo, vincitore del Gran Premio della Giuria a Venezia 2019.

Harris stende la vicenda portando in campo l’unico altro protagonista reale dell’affaire, il maggiore Georges Piquart, un ufficiale colto e molto intelligente, che assiste alla pubblica condanna del capitano Dreyfus nel gennaio 1895 e ne fa la cronaca ai vertici militari, come questi convinto di avere chiuso i conti con un traditore ebreo. Promosso successivamente a capo dei servizi segreti, lentamente e poi con sempre maggior convinzione alla luce di varie prove in cui si imbatte, si insinua in lui il dubbio che tutto l’affaire sia solo una mostruosa macchinazione ai danni di un innocente e perfetto capro espiatorio. Con grande onestà intellettuale e tenacia, Picquart procede nelle indagini, andando incontro a ostacoli e sconfitte che sembrano condurlo a una completa rovina personale: i suoi superiori, che non desiderano esporre l’esercito a uno scandalo, tentano di zittirlo prima mandandolo al confino, e poi arrestandolo. Ma egli non cede, convinto nella sua coerenza e nel suo senso dell’onore di militare, che gli impedisce di venir meno agli ideali di giustizia e di verità.

E’ un romanzo piuttosto ben fatto, il clima militare e dei servizi segreti francesi di fin du siècle è ricostruito con notevole efficacia. La trama si snoda abilmente nonostante la quantità di nomi e titoli militari e politici, peraltro inevitabile in una storia che nasce fondamentalmente come il racconto di un intrigo, un “affaire” che coinvolge tutti gli aspetti della società francese: la storia, la politica, la cultura. Interessante -e inquietante- anche la forma ben descritta dell’antisemitismo imperante nella società e nel pensare di ogni cittadino francese. Il nome di Dreyfus fu estratto da una rosa di papabili sospetti perchè era l’unico ebreo, e non solo: era un ebreo di origini tedesche, quindi doppiamente disprezzabile, ed era ricco, per cui malvisto.

Come ogni buon libro, L’ufficiale e la spia parla di argomenti che sono attuali anche nel nostro tempo, temi che in cento anni non hanno lasciato la nostra società: razzismo, teorie del complotto, assassinio politico, uso strumentale dell’apparato giudiziario, militarismo ottuso e feroce, giornalismo scandalistico.

Se devo trovare qualche nota di difetto, non è una lettura sempre leggera, per via della massa di fatti e personaggi proposti. Poi si tratta di vicende realmente accadute, in cui l’autore non può prendersi eccessive libertà per adattare la trama in toni più avventurosi o di levità. Infine, Harris è uno scrittore buono ma non eccelso, la sua caratterizzazione dei personaggi non è sempre impeccabile, anzi.

Però, se vi piacciono i romanzi storici, il tardo Ottocento francese, e le spy story, assolutamente consigliato.

Lorenza Inquisition

Traduttore: Giuseppe Costigliola Editore: Mondadori Collana: Oscar bestsellers

La disfatta – Joachim Fest #JoachimFest

Nella storia recente non c’è avvenimento catastrofico che possa essere paragonato alla fine del Terzo Reich nel 1945. Mai in precedenza il tracollo di un impero aveva comportato la cancellazione di tante vite umane, la distruzione di tante città, la devastazione di interi territori. A ragione Harry L. Hopkins, consigliere di entrambi i presidenti statunitensi durante la guerra, evocò di fronte alle macerie di Berlino un’immagine della storia antica: la distruzione di Cartagine.

la disfatta
Il bel film La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, noto per la grande interpretazione di Bruno Ganz (e la pletora di irresistibili meme al seguito), si basa su due libri: Fino all’ultima ora, diario di Traudl Junge, segretaria del Führer dal 1942, e questo La disfatta, scritto da Joachim Fest, storico del Terzo Reich e autore di biografie su Hitler.
Fest cerca di raccontare gli ultimi quattordici giorni del Terzo Reich e di Hitler dando un quadro di insieme che alterni le vicende militari dei generali tedeschi al fronte – che è ormai alle porte di Berlino con i Russi in avanzata inesorabile -, gli eventi storici che hanno portato alla conclusione della guerra in quelle condizioni, e l’allucinante quotidianità del bunker, un ambiente claustrofobico in cui i fedelissimi ascoltano gli ultimi deliri del loro Fuhrer decidendo poi di -o se– morire con lui.
Molti sono i raggruppamenti di testimonianze che l’autore ha deciso di accorpare forse in modo arbitrario (ma è un importante biografo di Hitler e sa cosa sta facendo), e d’altronde le memorie di quei particolari momenti sono tante e diverse, e a volte parecchio discordanti tra loro, conciliarle tutte in una narrazione armonica era forse impossibile.
I deliri di onnipotenza del Fuhrer, che pensa di comandare armate che non esistono più e con febbrile impazienza inveisce isterico contro i suoi Generali, contro i suoi più fidi collaboratori, contro lo stesso popolo tedesco colpevole di essere stato troppo debole per i sogni di gloria del suo dittatore, si alternano lugubremente a una sorta di narcotica rassegnazione e quasi ridicoli momenti di autocommiserazione. Pur essendo un saggio storico, e non un romanzo, è difficile rimanere lucidamente consapevoli che quest’uomo derelitto è un folle omicida, che ha odiato visceralmente milioni di innocenti per il solo motivo del razzismo, e non merita umana pietà. Pure, si riflette.
Ogni episodio narrato si basa sulla certezza storica dei fatti, sullo studio di diari, memorie di testimoni, documenti ufficiali. Se si conosce il film La Caduta, o se si è letto molto sull’argomento, questo non è forse un libro che offra particolari illuminazioni, ma ha il pregio di essere coinvolgente e di fornire un’esperienza di lettura interessante su un momento storico complesso e terribile. Ancora nei primi anni del duemila, Fest affermava che la Germania si misura con il suo passato “Spesso in modo didattico, banale, moralista; i giovani ne hanno piene le scatole, sono annoiati dal continuo sentirsi ripetere parole quali Olocausto o Auschwitz, anche per colpa di una storiografia sempre più elitaria e lontana dalla gente comune.”
In questo senso, se si cerca un saggio sugli ultimi momenti del Terzo Reich che non sia eccessivamente impegnativo, ma ben scritto e basato su dati oggettivi, la Disfatta è una lettura meritevole.
Lorenza Inquisition
Titolo – La disfatta
Autore – Joachim Fest
Casa Editrice GARZANTI
176 pagine, Brossura
la caduta