Storie della tua vita – Ted Chiang #Arrival #TedChiang #Frassinelli #recensione

Storie della tua vita – Ted Chiang

Traduttore: C. Pastore
Editore: Frassinelli

A gran voce mi è stata richiesta la recensione di questa mia fatica (Stefano Lilliu). La chiamo fatica perché gli ultimi sei mesi sono stati infinitamente complicati e il mio bilancio si è arrestato del tutto. Allora mi sono messa di buona calma e ho finito questo libro affascinante e colto.
Forse molti di voi lo conosceranno come “il libro di Arrival”, il film fantascientifico-linguistico del 2016. Andiamo con ordine.
Lo scrittore è un informatico, ma ciò non ha senso. Infatti potrebbe benissimo essere un linguista o un fisico applicato, o un matematico teorico. Ted è in grado di trasportarti non tanto in un mondo distopico, mistico o fantascientifico, ma in un’impostazione della mente capace di cogliere la scienza dietro la realtà, la lingua dietro il pensiero, e l’orrore dietro la storia passata e futura. Riesce a mischiare abbastanza brillantemente equazioni di Fermat e linguistica teorica, matematica degli infiniti e depressione, babilonesi e thriller. E dico ‘abbastanza brillantemente’ perché chi poi gli avrebbe potuto correggere nulla, sui deliri scientifici, ma scherziamo, no, mi sono dovuta fidare all’80%!
Dunque, comincio col dire che questo libro è fortemente consigliato (ma solo se vi piace moderatamente pensare e riflettere).
Tuttavia, rincaro la dose dicendo che io sono una linguista, e posso farvi una piccola recensione da addetta ai lavori. Innanzitutto, il film di Arrival mi è piaciuto in quanto thriller solo tangenzialmente divulgativo: non penso (come tanti miei colleghi) che abbia snaturato il mestiere del linguista, né penso che all’interno del film il ruolo della linguistica sia troppo marginale. È un thriller, un romanzo visivo, non un saggio né un documentario: e quindi, l’ho trovato gradevole e ho accettato che Hollywood abbia per una volta deciso di dipingerci in un suo lavoro. Nel film, ho trovato degli spunti a noi linguisti già ben noti e ho apprezzato quegli occhiolini diretti a noi e solo a noi. In fondo, per l’occhio esperto, si tratta della riesumazione della splendida teoria (quanto poi falsificata) del Relativismo/Determinismo linguistico di Sapir-Whorf (https://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_di_Sapir-Whorf, a me molto cara), portata all’estremo in un tentativo pindarico di riflessione sulla natura della mente umana. Good job! Ho apprezzato molto.
Ecco, nel racconto da cui è tratto il film (e che da il titolo alla raccolta) Ted Chiang fa un passo ulteriore, e mischia (esplicitamente) la fisica variazionale alla linguistica (che invece è in posizione di minor rilievo, un occhiolino quasi nascosto). Ora, sulla verosimiglianza della parte fisica non posso esprimermi: però c’è da dire, nel complesso è un gioiellino. Un tripudio di riflessioni portate avanti in maniera de-complicata. E in realtà lo stesso di può dire anche per la maggior parte degli altri racconti.
Non ultimo elemento a cui Ted deve la mia stima sono le “Note sulle storie della nostra vita”, in cui uno per uno si sofferma sulla genesi, il pensiero chiave dei suoi racconti, dicendoci qualcosa di più su di essi e su di lui stesso. Vorrei che facessero tutti così!
Mi sento in vena anche di segnalarvi e descrivervi brevemente i miei racconti preferiti, cioè quasi tutti:
– Torre di Babilonia: un racconto di “fantascienza babilonese”, un thriller sumero. Imperdibile!
– Divisione per zero: un amaro racconto sui propri obiettivi.
– Storia della tua vita: ne abbiamo già parlato.
– Settantadue lettere: fantascienza giudea.
– L’inferno è l’assenza di Dio: un racconto straniante, teologicamente complicato e interessante.

Martta Loves

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Centuria – Giorgio Manganelli #Centuria #GiorgioManganelli

*Cento piccoli romanzi fiume.

 “Un libro straordinario”: così Calvino saluta, nel 1985, la versione francese di Centuria, il primo libro di Giorgio Manganelli a essere tradotto e pubblicato oltralpe. Calvino ne sottolinea la “scrittura concisa ed essenziale”, le “invenzioni narrative sintetiche e concentrate”, nelle quali prende vita l’universo dell’autore. 

Giorgio Manganelli – Centuria

CENTO PICCOLI ROMANZI FIUME
Biblioteca Adelphi
1995, 9ª ediz., pp. 316
Temi: Letteratura italiana

Tanto mi piace leggere Manganelli, tanto mi è difficile scriverne.
Centuria comprende 100 brevissimi racconti, tutti di una o due pagine, in cui Manganelli applica una scrittura sintetica fulminante, descrive a brevi pennellate personaggi e situazioni lasciando tutto in sospeso, storie che passano dal visionario all’ordinario, eppure quando ci si ferma a pensare, si sente che il breve racconto si espande e avviluppa il lettore di mille sensazioni. Brevi scene apparentemente senza peso, rarefatte, che muovono dalle banalità all’onirico, arguzia e nonsense in altre, preciso e mai banale in tutte, è un esperimento necessario per la lingua italiana. Non si legge come insieme di racconti, ma si degusta.
Centuria fu pubblicato nel 1979, è popolato di figure che appartengono a un immaginario assurdo, al confine con la vita reale, vittime delle inquietudini contemporanee.

“Era ora. Da vent’anni la letteratura italiana ha uno scrittore che non assomiglia a nessun altro, inconfondibile in ogni sua frase, un inventore inesauribile nel gioco del linguaggio e delle idee: e non era mai stato tradotto in francese prima. Questo vuol dire che l’idea che il lettore si è fatto della letteratura italiana negli ultimi decenni mancava di un dato essenziale: dal momento in cui la sagoma di Manganelli si staglia all’orizzonte, cambiano tutti i rapporti di prospettiva del paesaggio intorno.Italo Calvino

Raffaella Giatti