La trilogia dell’area X – Jeff Vandermeer #JeffVandermeer

“Mi rendo conto che tutti questi ragionamenti sono incompleti, inesatti, imprecisi, inutili. Se non ho vere risposte è perché non sappiamo ancora cosa chiederci. I nostri strumenti sono inutili, i nostri metodi approssimativi, le nostre motivazioni egoistiche”.

La trilogia dell’area X – Jeff Vandermeer:  Annientamento – Autorità – Accettazione 

Traduttore: C. Mennella

Quanto ai documenti, risultò che erano schizzi di paesaggi dell’Area X o brevi descrizioni. A volte erano vignette con gli animali o caricature dei colleghi membri della spedizione. Tutti, a un certo punto, avevano disegnato o scritto qualcosa sul faro. Cercare un significato occulto in quei documenti era come cercarlo nel mondo della natura. Se esisteva, poteva essere attivato solo dall’occhio dell’osservatore.
A quell’epoca, io stavo cercando l’oblio, e cercavo in quei volti assenti, anonimi, anche nei più penosamente familiari, una specie di innocua fuga. Una morte che  non significasse essere morti. Jeff VanderMeer, Annientamento

Tornato alla ribalta perché Netflix ha prodotto il film tratto dal primo libro (bello ma lontano dal libro, che è stupendo) ho scoperto questa meravigliosa trilogia distopica, davvero intrigante.
A partire dalle meravigliose copertine questi libri sono, se amate il genere, capolavori di scrittura. Freddi, inquietanti, carichi di domande, pieni di cose che non esistono eppure ti paiono possibili, ispirano una curiosità angosciante per tutta la durata della lettura. Ad alcuni spaventeranno le descrizioni criptiche di una entità che per definizione non è fatta per essere percepita dai sensi umani.
Poco calore volutamente nel delineare i personaggi ai quali non ti devi affezionare e allora non devi conoscere nemmeno il loro nome.
Bellissimi. Super consigliati ma non se cercate letture leggere e scorrevoli.
Una scrittura meravigliosa ma che richiede attenzione.

Le bellissime copertine sono opera di LRNZ (Lorenzo Ceccotti, bravissimo fumettista e illustratore italiano, autore di Golem, Bao).

Emanuela Cerri

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Quello che rimane – Paula Fox #PaulaFox

Siamo a Brooklyn alla fine degli anni 60. Sophie e Otto vivono la loro tranquilla vita borghese in una bella casa, nella sicurezza ovattata garantita dal denaro e dai privilegi, cercando di tenersi al riparo dalla bruttura e dalla miseria del mondo che li circonda. Questa apparente tranquillità viene scossa nel momento in cui un gatto randagio morsica Sophie ad una mano. Un piccolo fatto insignificante che scatena una serie di pensieri, reazioni e avvenimenti in grado di mettere in discussione non solo il matrimonio di Sophie e Otto ma le basi su cui poggiano le loro stesse vite. Nel corso dei due giorni in cui si svolge la storia, mentre Sophie vive nell’ansia e nell’angoscia (o è speranza?) di sapere se il gatto le abbia trasmesso la rabbia, assistiamo ad una serie di avvenimenti e di riflessioni, alcune meno comprensibili di altre, che ci mostrano quanto fragile e incerto fosse in realtà il dorato mondo dei coniugi Bentwood.

Al di là della storia in sé, la vera perla di questo romanzo è lo stile dell’autrice. Paula Fox sembra ricamare con le parole, le intreccia, le combina e le lavora come se stesse intrecciando i fili di un merletto. E come in un merletto cattura il lettore in una serie fitta fitta di punti e di nodi, affascinandolo con elaborati ghirigori per poi lasciarlo in sospeso , in bilico ai margini di un foro che potrebbe sembrare un lavoro non finito e che invece si rivela un elaborato gioco di maglie larghe, una finezza ricercata.

Un breve romanzo insolito e interessante. Come dice Jonathan Franzen nell’appassionata prefazione (Franzen è vero cultore di questo libro) “Quello che rimane” si presta a più riletture, perché è un libro in grado di svelare nuove sfumature di sé ad ogni nuova lettura.

Se deciderete di leggere questo romanzo io vi consiglio di lasciare la prefazione a fine lettura. Lo scritto di Franzen è interessantissimo, però svela quasi tutta la storia.

Anna Massimino