Patagonia Express – Luis Sepúlveda #LuisSepulveda

patagonia express
Uscii da casa sua tardissimo. La notte di Santiago sembrava non meno calda del giorno. Iniziai a camminare nel parco […] Non ero solo. Non sarei stato solo mai più. Coloane mi aveva passato i suoi fantasmi, i suoi personaggi, gli indio e gli emigranti di tutte le latitudini che abitano la Patagonia e la Terra del Fuoco, i suoi marinai e i suoi vagabondi del mare. Adesso sono tutti con me e mi permettono di dire a voce alta che vivere è un magnifico esercizio.
Era “sul comodino”  (un comodino virtuale ma vale lo stesso) da un po’ e sono andata a ripescarlo con la recente scomparsa dello scrittore, e in due o tre serate l’ho finito.
Chissà perchè me lo immaginavo molto più corposo, forse Patagonia nel titolo evocava grandi distese di parole.
Nemmeno mi aspettavo che fosse strutturato così, come una sorta di raccolta di ricordi, annedoti… più racconti per la verità. È un diario di bordo sullo sfondo di una natura indimenticabile della Patagonia, a piedi, in traghetto, in treno, a cavallo, descrizioni paesaggistiche, un po’ di storia e leggende, aneddoti, soprattutto è una collezione di appunti di viaggio, riproposti non necessariamente in ordine cronologico.
Sepúlveda torna nella sua terra natia per mantenere una promessa fatta a un amico e collega scrittore, Bruce Chatwin. Quel viaggio, sognato e programmato tra i tavolini di un caffè di Barcellona, avrebbero dovuto farlo insieme, con le tappe discusse su una Moleskine, ma il permesso di rimpatriare per lo scrittore cileno in esilio arrivò quando ormai il suo amico inglese se ne era andato, portato via dalla malattia. Mi aspettavo un diario di viaggio magari pieno di dettagli, forse con un itinerario o un unico racconto a unire partenza e arrivo, invece no.
Sono vagabondaggi in una terra immensa e desolata ma allo stesso tempo piena di persone accomunate dalla terra, dalle difficoltà della vita ai confini del mondo, dalla libertà che la civiltà sotto dittatura nega a chi risiede in posti meno sperduti e dimenticati, che dire, in un libro così piccino un orizzonte tanto grande!
Mi ha lasciato la voglia di vederla davvero un giorno la Patagonia…. Soddisfatta e malinconica.
… e si perse in Patagonia, in questa parte del mondo dove non si fanno domande e il passato è semplicemente una faccenda personale.
Michela Ferrarini

Patagonia Express – Luis Sepúlveda

Traduttore: Ilide Carmignani
Editore: Guanda

Fútbol – Osvaldo Bayer #OsvaldoBayer #Futbol

Un gioco capitalista, perché si richiede sempre il rendimento, l’affanno di vincere la superiorità. Un gioco socialista, perché c’è bisogno dello sforzo di tutta la squadra, del mutuo aiuto per ottenere il trionfo, ossia una vita migliore.
Una storia sociale del calcio argentino
futbol argentino
Ebbene sì, un altro libro sul calcio, e non sarà nemmeno l’ultimo con il quale vi tedierò. Osvaldo Bayer giornalista e scrittore, anche lui, come il suo amico e collega Osvaldo Soriano, dovette andare in esilio in Europa fino la fine della dittatura in Argentina. Nel suo libro sulla storia del calcio argentino Bayer ci porta a quelle che sono le origini di questo sport in Argentina, importato dagli inglesi, ma soprattutto completamente diverso dal modello di calcio capitalistico dei nostri giorni.
Ad esempio, squadre come il Boca, che fu fondato dagli immigrati genovesi di Buenos Aires, o il Rosario Central, fondato nel 1889 dai ferrovieri della città, che fu anche il grande amore calcistico di Ernesto Che Guevara.
Queste ed altre squadre furono espressione di movimenti popolari dei quartieri abitati dalla classe lavoratrice, la risposta alla alta borghesia con i suoi ricchi clubs.
Bayer racconta anche delle vicissitudini dal calcio durante i periodi più bui della storia argentina. I discutibili mondiali del 78, vinti dalla Argentina, furono un esempio della strumentalizzazione che ne fece il regime militare per auto celebrarsi.
Eppoi scrive dei tanti calciatori, che hanno fatto la storia del calcio argentino e mondiale. Il libro e’ breve, senza accorgersene , se è già alla fine. Consigliato.

Alessandro Di Muro

Per quanto possa sembrare esagerato, nel rettangolo verde si porta in scena l’imprevedibile dramma della vita. Bayer ci parla di questo. E di alcune cose in più.
Osvaldo Soriano

Fútbol – Osvaldo Bayer

Traduttore: Alberto Prunetti
Anno edizione: 2020

Descrizione

Dopo aver raccontato le lotte operaie e il ruolo liberatorio dell’emigrazione proletaria nell’Argentina del Novecento, Osvaldo Bayer scrive un libro sul calcio. Inizia a farlo quasi per gioco, spinto da un incarico di lavoro: la scrittura di una sceneggiatura per un documentario sul fútbol argentino dalle origini fino a Diego Armando Maradona. Accetta l’incarico, forse perché marcato stretto dal suo eterno amico, Osvaldo Soriano. Ma non cambia il metodo: applica al calcio il lavoro storiografico sulle fonti, la pratica dell’inchiesta della storia orale e un punto di vista orientato verso le dinamiche materiali della società. Il risultato è una storia sociale del calcio argentino, lontana dai tecnicismi e vicina ai subalterni e agli oppressi. Come i fotogrammi di un film, il libro di Bayer scorre pagina dopo pagina raccontando una storia di calcio postcoloniale. Lo sport dei gentleman inglesi – proprietari di ferrovie e estancias – si creolizza, diventa un fenomeno quasi nazional-popolare – come direbbe Gramsci – ma poi viene preso in ostaggio dal professionismo prima, dal potere militare poi, infine dalle logiche immateriali dello spettacolo. Eppure sopravvive sempre, nelle pieghe del fútbol, oltre i margini imposti dalle logiche dell’estrazione di profitto, la magia di uno sport ribelle. Perché la palla è tonda, ma per mandarla in rete oltre la linea bianca della storia a volte serve la mano de dios. Prefazione di Osvaldo Soriano.