Dietro le quinte al museo – Kate Atkinson #KateAtkinson #romanzo #EditoreNord

Dietro le quinte al museo -Kate Atkinson

Traduttore: Margherita Giacobino
Editore: Nord
«Voglio una madre che faccia sogni diversi. Che sogni nuvole di gelato, arcobaleni di cristalli di zucchero, soli come carri d’oro zecchino che solcano il cielo… Bé, pazienza, è comunque l’inizio di una nuova era.»

Questo romanzo è stato l’esordio di Kate Atkinson (di cui vi consiglio di cuore Vita dopo vita e Un dio in rovina). Rispetto alle sue prove più mature si nota forse qualche lungaggine nell’ultimo terzo del libro e pochi momenti in cui il piacere dell’intreccio e di fare i nodi a tutti i fili prende la mano all’autrice, andando oltre la credibilità. Ma giuro, sono peccatucci veniali veniali. Atkinson ha umanità da vendere e sa sbozzare tanti e tali personaggi da far girare la testa. E basterebbe già questo. Quello che soprattutto ammiro in lei, però, è la rara capacità di gestire piani temporali in quantità, ordinando i vari andirivieni nel tempo in modo da far procedere il lettore nella conoscenza dei fatti. Una conoscenza mai lineare, che va chiudendo i buchi a poco a poco: è una costante in tutti i suoi libri. In questo romanzo, la stratificazione dei piani temporali è ottenuta narrando la vita di più donne, ciascuna protagonista di uno “strato”: il tempo della storia è quello di Ruby e la voce narrante ci porta con salti “quantici” avanti e indietro, di volta in volta o nella vita di sua mamma Bunty e della sua famiglia, o in quella della nonna Nell e dei suoi numerosi fratelli e sorelle o della sua bisnonna Alice (da cui tutto inizia). Con loro attraversiamo il principio del secolo, due guerre, gli anni Sessanta, Settanta e arriviamo fino agli anni Novanta. Tutte queste donne dipanano con le loro vite un preciso fil rouge (di insoddisfazione, anche disperante) che le rende uguali, ma si dimostrano in realtà così meravigliosamente diverse. Per me, è una lettura che vale davvero la pena (anche se al momento Vita dopo vita a mio parere è il suo migliore).

Mi chiamo Ruby. Sono un gioiello prezioso. Sono una goccia di sangue. Sono Ruby Lennox.

Paola Borgonovo

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Scritto sul corpo – Jeanette Winterson #Winterson #corpo #amore

Scritto sul corpo -Jeanette Winterson

Traduttore: G. Marrone
Editore: Mondadori
Collana: Oscar 451
Descrizione
Alla base di “Scritto sul corpo” c’è una specie di gioco che Jeanette Winterson propone ai lettori, tanto più sorprendente e coinvolgente in quanto applicato a un romanzo d’amore che possiede il ritmo febbrile e coinvolgente di ogni vera passione: mentre di tutti gli altri personaggi sappiamo se si tratta di un uomo o di una donna, l’autrice non ci lascia mai capire a quale sesso appartenga l’io narrante, la voce e il punto di vista attraverso i quali vengono filtrate tutte le vicende e tutte le figure della storia narrata. Di questa passione d’amore bruciante, poetica, profondamente incisa nei sensi e nella mente conosciamo l’oggetto – Louise, una bellissima donna sposata dai capelli color rosso Tiziano – ma non il soggetto, se non tramite rari indizi sparsi qua e là, troppo incerti per ricavarne una conferma definitiva. Attraverso una scrittura appassionata, ironica, scandita con ritmi inusuali, il lettore si troverà così a esplorare emozioni e sentimenti con un’ottica e con una partecipazione diverse, in un lungo e lento viaggio.

Una scrittrice pazzesca che non conoscevo, che per alcuni giorni, ma l’effetto sarà prolungato, mi ha stravolto cuore, anima e cervello, per i tanti elementi che è riuscita a toccare, troppi, difficilissimo da commentare e da chiudere.

“Perché è la perdita la misura dell’amore?”

Inciso sul corpo, sulle ossa, sulla muscolatura, su tutti gli organi interni, sul cuore, nelle vene, mi ha marchiata a fuoco.
Distruggere i cliché amorosi.

“«Ti passerà…» sono i cliché che creano problemi. Perdere qualcuno che ami significa la vita che cambia per sempre. Non ci si passa sopra, perché si tratta della persona che abbiamo amato. Il dolore finisce, ci saranno altre persone, ma il vuoto non viene mai colmato. Come potrebbe? L’unicità di qualcuno che è stato così importante che lo rimpiangiamo non viene annullata dalla morte. Il buco che ho nel cuore ha la tua forma, e nessun altro può colmarlo del tutto. Perché dovrei desiderare che lo faccia?”

Scuotere pensieri, ricordi, emozioni, per chiunque abbia vissuto storie d’amore, innamoramento, delusioni, perdite, adulterio, disillusioni, estasi, passione ed erotismo. I sensi, tutti i sensi allertati, per un coinvolgimento totale.
L’io narrante senza genere, chiunque può riconoscersi, nell’amore universalmente noto. La particolarità che ha reso famoso questo libro è l’abilità della scrittrice di rendere il narratore sessualmente ambiguo, non si intende mai fino alla fine se a raccontare sia donna o uomo, un messaggio bello e importante in un mondo che tende a mettere sempre l’accento sulla cosiddetta “sensibilità femminile”. Ma davvero non esiste differenza tra uomo e donna quando si tratta di amore: tutti sbagliamo, tutti rischiamo di essere vittime o carnefici, dominanti o dominati, sensibili, distaccati, egoisti, ciechi di passione.

“E mi sorprende che insieme al dolore e alla confusione giunga la folgore del riconoscimento. Ne valeva la pena. L’amore ne vale la pena.”

PS. sconsigliato a chi sta vivendo, per qualsiasi motivo la fine di un amore grande, pericolo di disidratarsi altissimo.

Elena Fatichi

PS. Marco Dalla Valle: Di Janette Winterson consiglio “Perché essere felice quando puoi essere normale“. E’ la sua autobiografia e nella scrittura trovo che abbia veramente superato se stessa.