La mala morte – Fernando Royuela

Traduttore: F. Frasca

Bisognerà abbandonare quest’illusione di coscienza, che ci fa credere di ricordare il nostro passato e di vivere partendo da questo, penetriamo piuttosto quei territori del nulla che forse sono i più difficili da lasciare. Tutti quelli che conosceremo avranno un ruolo magari involontario nella cerimonia della nostra vita, ma sarà anche grazie a loro che la nostra vita troverà il senso per cui è stata creata.

Il romanzo ha come protagonista il nano Gregorio, nato da una prostituta in un paesino della Spagna durante gli anni ‘50. Il ragazzino viene ceduto dalla madre, che non lo può mantenere, ad un circo e da lì iniziano tutte le sue avventure fino agli anni ’90.
La voce narrante è quello dello stesso Gregorio che, partendo dal momento della sua vita di culminante successo, si muove in retrospettiva a rievocare tutte le sue vicissitudini in modo dettagliato e con un profondo sarcasmo. Egli stesso e tutti i personaggi di questa storia vengono infatti descritti senza sconti e in modo impietoso: uno strano destino accompagna Gregorio…tutte le persone che in qualche modo gli recano del male, muoiono in modo crudele o fanno una brutta fine, e a volte è lui stesso che aiuta in questo!
Gregorio viene presentato come vuole la tradizione: brutto, maligno e malvagio; è avido e non si pone nessun problema a tradire le persone. Le prime 3 parti (Infanzia, Circo e bassifondi Madrid) rasentano il capolavoro: spietato, aspro, di una bellezza cattiva, rabbioso, ironico, passionale… non manca niente.
Notevole è la prosa, molto barocca e di pieno sapore ispanico.
La lettura di questo libro mi ha divertito, anche se in alcuni punti, soprattutto dalla metà in poi l’ho trovata molto, troppo ripetitiva e pesante, l’auore si è proprio un po’ perso e il finale mi ha un po’ deluso.

“I rampolli del Regime insepolto, cercando diperatamente di vendicare la passività dei loro capi, mostravano come cuccioli la crudeltà dei loro canini là dove potevano inculcare a bastonate la sopravvivenza di ideali intrisi di metafore antiquate. La maggior parte di loro erano ragazzi bene che, col tempo, avrebbero sposato abbienti smorfiosette per poi, dimentichi ormai dell’actoplasma della gloria, seguire scrupolosamente i loro affari fino a mettere su un bella pancia, perdere i capelli e guidare con sommo senso civico 4×4 gremiti di progenie.”

Silvia Loi

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