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La guardarobiera – Patrick McGrath
Traduttore: C. Prosperi
Collana: Oceani
Anno edizione:2017

L’ossessione, il senso di perdita e il tradimento sono i temi centrali del nuovo libro di Patrick McGrath.

È la morte a dare l’avvio a questo racconto. Siamo a Londra, nel 1947. Tra le macerie di una città devastata dalla guerra si svolge il funerale di Charlie Grice. Il buon vecchio Gricey, il famoso attore, l’allegro buontempone, l’adorato marito di Joan, una donna bellissima e altera, direttrice del guardaroba costumi di un teatro, devotissima al marito. La morte improvvisa del marito la annienta. Come potrà vivere senza di lui, senza la sua risata, i suoi sguardi? Come potrà, da sola, affrontare le crisi nervose di Vera, la loro unica figlia, una giovane brillante attrice che è andata a sposare quel Julius, quel vecchio insopportabile, quello schifoso? Come farà senza il suo Gricey, senza la sua voce in grado di incantare le platea di un teatro recitando Shakespeare come gli avventori di un bar raccontando una barzelletta? Come farà senza di lui?
La disperazione si insinua nella vita e nelle notti di Joan, nel freddo di quell’inverno del ’47. Ci si deve risollevare da una guerra, si deve sopravvivere a una morte. Ci si potrebbe scaldare con il gin, perché no? Porta calore e conforto, questo buon vecchio Zio, che di giorno si nasconde senza disturbare sullo scaffale più alto della cucina.

Fino a che una sera, a teatro, Joan vede un attore sconosciuto recitare nel ruolo che era stato di suo marito. E non ha dubbi. In quelle mosse, nelle sfumature della voce, dietro quegli occhi… lì dentro c’è il suo Gricey. Dentro quell’attore che non è altro che un contenitore c’è il suo amato Gricey e lei potrà riaverlo.

“Di sicuro lo ritenevamo morto noi, e pensarla altrimenti era follia, in tutta onestà, e anche straziante, povera Joan. Eppure sembrava che lei riuscisse a pensare entrambe le cose insieme, che era morto e anche che era vivo, nel corpo di un altro”.

Daniel Francis, Mr Stone, Frank… un misero attoruncolo, in fondo. Un contenitore per un uomo migliore, per un personaggio più grande. O forse solo un uomo innamorato e ambizioso. Meschino, ci verrebbe da sospettare. Chi lo sa, lo vedremo…
Intanto Joan lo riveste, povero e miserabile, con gli eleganti abiti di Gricey. Così importanti, gli abiti, per la gente di teatro. Per lei che li confeziona e li rende perfetti, per gli attori. Per Gricey, sempre così raffinato. E gli abiti si rivelano fondamentali per questa storia, per tutta la durata di questa storia. Come in questo momento, quando Joan, sistemando il bavero di una giacca del marito, scopre qualcosa di inaspettato: una piastrina con un simbolo.

Eccolo qui, il tradimento. Fascista, fascista, fascista! Questo dice quella piastrina. Fascista, fascista.

E lei, Joan, ebrea.

Il suo amato Gricey, la sua vita. Traditore. Menzogne.

“Ohhh, non lo sapevi, tesoro? Certo, odiava la tua gente. Ohhh, un vero camerata, il tuo Gricey.”
“Mi ha detto di non farmene un cruccio. Solo giovanotti che facevano stupidaggini, che se la prendevano di nuovo con gli ebrei. Che gli rompevano un po’ le scatole, del resto non siete come noi perciò pensano che non sia così grave.”

Ecco, questo è il quadro dentro il quale si svolge la storia, ricca e intricata, della Guardarobiera. I personaggi acquistano spessore con l’evolversi della vicenda, i rapporti cambiano, molte cose devono succedere.

Mi è piaciuto questo libro? Sono in difficoltà…
Di McGrath ho letto solo “Follia”. Lo considero un libro eccezionale, difficile da dimenticare, una delle migliori letture degli ultimi anni. Le premesse della Guardarobiera sono eccellenti, con mille spunti e un senso di dramma latente che promette sviluppi interessanti. McGrath è maestro nel descrivere atmosfere cupe e fredde. E leggendo questo libro il freddo lo senti eccome, fin dentro le ossa.
L’impressione che ho avuto, però, è che si sia voluto strafare. Ad un certo punto la storia si sviluppa in direzioni diverse che si intersecano solo con fatica, girando e rigirando su se stesse nello sforzo di mantenere coerenza. Come se l’autore fosse stato indeciso su due storie da pubblicare e avesse scelto di fonderle insieme, ricavandone un solo libro. Stacchi secchi, inversioni di rotta troppo brusche, cambi di umori e sentimenti accelerati. Troppa roba, ecco.

Non posso dire che non mi sia piaciuto questo libro. Diro così: ho letto Follia come primo libro di McGrath e mi è venuta voglia di leggere tutti gli altri suoi libri. Se avessi letto La guardarobiera prima di tutti gli altri probabilmente non sarei andata oltre.

Anna Massimino

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