Mentre morivo – William Faulkner #WilliamFaulkner #recensione

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Il libro più impegnativo che abbia mai letto è – stupirete- non quel mappazzone fitoplancton di DeLillo, ma L’urlo e il furore di Faulkner. Per me è stata una prostrazione infinita, una roba che già scriverlo mi riporta a quello stato di angoscia di progredire per un mese una riga all’ora, e peraltro senza capirci niente o quasi. C’è da dire che mentre lo leggi capisci benissimo solo una cosa, che sei in una immane cattedrale, molto molto lontano dalla tua solita cappelletta di campagna dove dici una preghierina in mezzo ai fiori di campo. Faulkner è la Sagrada Familia, Notre Dame, Westminster Abbey. Però, una volta finitolo, e ricordo ancora che c’era una postfazione di un erudito che si complimentava E così, eccovi qui, avete letto L’urlo e il furore! che inzomma una dopo una certa prova agonistica è anche contenta di un pat pat sulla spalla a riconoscimento dello sforzo, dicevo, una volta finitolo non ho pensato mai di aprire un altro libro di Faulkner. Epperò nella Rory Gilmore Challenge è presente questo Mentre morivo, indicato come essenziale della letteratura americana ma non solo, e quindi mi ci sono ributtata.

A detta di tutta la critica, e pure mia nel mio piccolo, è effettivamente un libro più leggibile, meno ostico de L’urlo e il furore. Non è facile, non è poco complesso, ma è abbordabile. E’ sempre Faulkner, comunque: è come camminare in un mare di nebbia con due voci che declamano frasi nel vuoto, ogni tanto ti arriva una parola, addirittura una frase; per qualche felice istante, sporadicamente, ti trovi in una radura assolata, e per cinque righe in quel mare di coscienza che ti viene rovesciata addosso capisci. Ma subito dopo ritorni nella nebbia, perchè polvere siamo. Perché: Nessuno di noi è del tutto pazzo e nessuno del tutto normale finché il resto della gente lo convince ad andare in un senso o nell’altro. E’ come se non fosse tanto quello che uno fa, ma com’è che lo guarda la maggioranza di noi quando lo fa.

Non so se mi sono spiegata bene, ma mi è piaciuto tanto. E’ una scrittura straordinaria, di una potenza incredibile. Poi che la mia mente piccina arrivi dove può, arrancando, mica è colpa di Faulkner, è e rimane un romanzo grandioso.

 

Lorenza Inquisition

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