Emma Cline – Le ragazze @nellogiovane69 #EmmaCline

«Le ragazze è un romanzo magnifico e struggente. Straordinario non solo per un’autrice cosí giovane, ma per qualsiasi scrittore di ogni tempo».
Richard Ford

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La prima cosa che mi viene da dire riguarda la qualità della scrittura: impressionante, trattandosi di un esordio. O la Cline (ventisettenne) è un fenomeno, o si è messo in moto un meccanismo di editing di altissimo profilo. Non conoscendo la storia dell’autrice, a parte le due-righe-due nel risvolto di copertina, non so bene cosa pensare. In ogni caso, è un romanzo intenso e necessario, davvero ben costruito a partire dall’ambientazione, ispirata a quella specie di peccato originale che fu il massacro di Bel Air, la metastasi nel cuore del sogno americano e delle utopie rivoluzionarie con cui si chiusero i Sixties. Evie è una ragazzina che nel 1969 sente su di sé il peso di diventare donna in una società fatta da uomini e condotta da uomini seguendo le regole degli uomini. Avverte uno smarrimento che diventa intollerabile quando l’incontro con Suzanne le fa capire la possibilità di un percorso diverso, una vita alternativa che però si rivelerà ostile, pericolosa. Cline sembra volerci dire che non esiste reale alternativa perché gli spazi vengono comunque riempiti da un maschilismo strisciante, sfaccettato dal punto di vista culturale e opprimente nella prassi, un maschilismo che dà per scontato la propria centralità malgrado tutta la cultura paritaria elaborata negli ultimi decenni. Perché è chiaro che questo Le ragazze parla con forza al presente. Lo fa chiamando la protagonista ad un lungo, dolente flashback, lei che non ha mai saputo liberarsi dall’errore che è stata sul punto di commettere, lei che è diventata adulta finendo progressivamente impantanata tra la consapevolezza e l’impotenza, masticata dall’attrito tra modelli di vita diversamente ingannevoli. Si dirà che la lettura è a tratti didascalica, tanto che sembra di veder l’impalcatura affiorare e sbilanciarsi verso la tesi che intende esporre, ma è nel complesso intensa, godibile, con un bel po’ di cose da dire soprattutto agli uomini, ai maschi se preferite, anche quelli che credono di essersi lasciati alle spalle il maschilismo come presuntuosamente ritiene il sottoscritto.

Stefano Solventi

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