Slut! – Roxana Shirazi #groupie #rock #backstage

The Last Living Slut: Born in Iran, Bred Backstage” (“L’ultima zoccola vivente: nata in Iran, allevata nei backstage”) è il titolo del discusso libro di memorie dell’iraniana Roxana Shirazi.

Slut! Confessioni di una groupie. Dall’Iran della rivoluzione islamica ai camerini delle rockstar -Roxana Shirazi

Traduttore: E. Mascaro
Editore: Castelvecchi
Collana: Le torpedini

Il tema groupie/rock band mi appassiona molto, quindi mi sono approcciata al libro della Shirazi con entusiasmo, entusiasmo che si è spento subito dopo i primi i capitoli (che narrano dell’infanzia della protagonista a Teheran e poi a Londra, dal desertico Iran alla fredda Inghilterra, da un Paese che stava vivendo un rinnovamento culturale alla patria della musica rock, Roxana bambina felice in un Iran pre-Komeini, alla tristezza per l’abbandono dei famigliari) proprio quando sarebbe dovuto arrivare il bello.
Non solo è scritto male, ma la vita da groupie dell’autrice è narrata in modo monocorde, ripetitivo e totalmente egoriferito: una carrellata di scopate, orge et similia tutte identiche le une alle altre, senza che queste esperienze ci svelino retroscena interessanti su questa o quella rockstar (molte “minori”, peraltro) o un qualche reale cambiamento nella protagonista stessa, ossessionata dal bisogno di dover sottolineare CONTINUAMENTE di aver sempre il corpo perfettamente esfoliato – davvero molto interessante.
La quarta di copertina si premura di dirci che “Pamela des barres, al confronto, ci sembrerà una suora”, a parte che la Des Barres ha uno spessore che la Shirazi può solo sognare, il punto è che non è interessante a quale livello di porcate da film porno sei arrivata esattamente, ma il contesto chiamiamolo sociologico in cui ti sei mossa, quel che hai avuto occasione di scoprire vivendo il mondo dei backstage e anche come lo hai vissuto e come ti ha cambiata.
Bocciatissimo, una vera noia.

Loretta Briscione

Michele Primi – Tragedie e misteri del rock’n’roll #rock

…mentre va avanti il tour in supporto dell’album King & Queen [Otis Redding] continua ad aggiungere strofe alla sua nuova canzone, (Sittin’ on) The Dock of the Bay, scrivendo ovunque si trovi e usando i fazzoletti dei ristoranti e i bloc notes degli alberghi. Il 22 novembre del 1967 entra negli studi della Stax a Memphis insieme al suo chitarrista Steve Cropper e registra il pezzo. Torna l’8 dicembre per completarlo, ma non ha ancora finito di scrivere il testo. Mentre la canzone sfuma registra un fischio, con l’intenzione di tornare in studio e cantare l’ultima strofa. Non ci tornerà mai più, e il fischio di (Sittin’ on) The Dock of the Bay rimane nella storia della musica.

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Pensavo di trovarmi di fronte a un’interessante disamina delle più (o meno) note tragedie e misteri del rock; invece questo libro mi è parsa una semplice raccolta a schede di una settantina di artisti morti in situazioni tragiche o misteriose. Due, tre, massimo quattro pagine per artista, decisamente non ho trovato granchè di esaustivo nè di nuovo. E un po’ di frasi sembrano prese direttamente da Wikipedia.
Consigliato solo se proprio non sapete nulla del rock e avete voglia di farvi un’infarinatura generale, o come regalo per qualche giovanissimo che sia attratto dalla musica e non abbia ancora mai sentito parlare della leggenda di Robert Johnson che vendette l’anima al diavolo in cambio del dono del blues, o della fatalità di quel “giorno in cui morì la musica”, nel 1959, quando cadde l’aereo di Buddy Holly.

Massimo Arena