Sharon e mia suocera Diari di guerra da Ramallah- Palestina- Suad Amiry

Leggere il Mondo: Palestina

suad

Per il mio biblioviaggio del planisfero sono approdata in Palestina. Non è una grande opera letteraria, anzi direi che è davvero un libro bruttarello; è scritto proprio terra terra, poche riflessioni e molte frasi scritte di getto, e anche confusionario nell’assemblare i ricordi di varie occupazioni che si ripetono nel tempo. Va preso per quello che è, il diario personale di una signora araba, un architetto che vive nei Territori Occupati e che si è specializzata nello studio e nella preservazione di monumenti ed edifici storici palestinesi (parlatemi di un lavoro triste come questo se ce n’è uno!).

I racconti attraversano varie epoche di occupazioni e successivi ritiri delle truppe israeliane, parlando di come la popolazione sopravviva mese dopo mese dopo anni a una realtà quotidiana di coprifuoco, carri armati davanti a casa, invasione militare in tranquilli sobborghi borghesi di villette e giardini. L’impossibilità di andare a lavorare o a scuola, l’impossibilità di visitare i parenti anziani o malati, le giornate spese in fila per ottenere il rinnovo dei lasciapassare che scadono ogni poche settimane, le ore accodati ai check points per passare da un quartiere all’altro. Quando i territori vengono occupati e le truppe israeliane sono per strada non si può fare altro che stare chiusi in casa giorno dopo giorno, aspettare le perquisizioni e il vandalismo, pregare che l’acqua corrente e l’elettricità non vengano tolte, telefonare ai propri cari se si riesce, e quando ogni due o tre giorni cessa il coprifuoco per un paio d’ore dover scegliere in orribile fretta se correre a visitare la suocera novantunenne per vedere come sta o andare a fare la spesa.

La politica è ovviamente presente, ma in genere limitata nel quotidiano di vite singole: per esempio quando i professori arabi dell’Università  vengono convocati per firmare un documento in cui ripudiano totalmente l’OLP, e se si rifiutano di farlo vengono espulsi per sempre perdendo lavoro e diritto di vivere nel proprio Paese di nascita. O quando una nipote adolescente viene in visita dalla Siria, e la zia la porta in giro per quella parte di città che ha il permesso di girare, passando davanti a edifici ormai di proprietà israeliana, spiegando come una volta appartenessero ai loro nonni, zii o bisnonni, e lasciare che la ragazza immagini la storia famigliare attraverso la visione di una casa da un finestrino.

Ci sono dei momenti di umanità, per esempio quando la signora trova un cagnolino e siccome l’unico veterinario palestinese è un vecchio sciovinista che rifiuta di fare le vaccinazioni alle cagne perchè tanto sono femmine, decide di osare l’impensabile e si reca in una clinica israeliana. Il cane è di razza, e la veterinaria gli redige un passaporto perchè possano portarlo tranquillamente attraverso i vari check points. L’autrice, che non ha diritto a tale lasciapassare, è impossibile per un palestinese avere il free pass, considera seriamente di togliere la foto del cane dai documenti per metterci la propria. Riuscirà comunque a uscirne vittoriosa, perchè ai vari soldati israeliani che la fermano mostrerà d’ora in avanti il passaporto canino spiegando che lei è solo l’autista del Terrier, che ha tutti i diritti a lei negati, generalmente suscitando lampi di sorriso nelle truppe, che è il massimo di interazione umana che si possa avere tra le due fazioni.

Come dicevo, non è un grande libro di impatto emotivo e di riflessione sulla guerra, solo un piccolo trattato sulla rabbia della quotidianità sotto assedio militare. E’ breve e si legge molto velocemente quindi se siete interessati all’argomento non fatevi scoraggiare dal fatto che è scritto -per me- poveramente.

Lorenza Inquisition

 

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