Interpreter of maladies – Jhumpa Lahiri

Leggere il Mondo: India

Jhumpa-Lahiri-Interpreter-of-Maladies

Confesso che è la prima volta che mi capita di leggere un libro che ha vinto il Pulitzer (in questo caso nel 2000) e di trovarlo meno che speciale. Sicuramente non è colpa sua, sono io. Mi ha solo consolato un fratello di recensione americano che però mi sta un po’ sulla teoria del gomplotto: “E’ uscito in un anno in cui bisognava dare il premio a una donna perchè era un po’ che non uscivano nomi femminili, e nessun autore indiano l’aveva ancora ricevuto”. Sarà vero? sarà una temibile cospirazione di critici pigri? e chi lo sa. Tuttavia questo è, l’ho letto perchè presente nella rosa dei 15 titoli indispensabili per avere un’idea almeno accurata della letteratura indiana, e pur non potendolo definire brutto, certamente non mi ha lasciato molto. E’ pubblicato anche in Italia: Jhumpa Lahiri –  L’interprete dei malanni, per Guanda.

Si tratta di una raccolta di racconti, l’autrice, Jhumpa Lahiri, è un’indiana di seconda generazione che ha sempre vissuto in America. Queste storie si possono dividere in due categorie, quelle ambientate in India, e quelle in America, tutte con personaggi indiani di prima o seconda generazione. Generalmente il filo conduttore sono i problemi emotivi e culturali che gli immigrati – o i loro figli – devono affrontare trasferendosi in Occidente e lasciando indietro la grande madre India. Ci sono delle difficoltà ricorrenti, per esempio il dover convivere con una persona che hai accettato di sposare perchè i tuoi genitori hanno combinato il matrimonio, una certa infelicità amorosa nelle femmine occidentali che non hanno un marito imposto e però comunque non trovano un uomo, crisi di identità e sensi di colpa per aver lasciato indietro non solo una famiglia ma un intero continente, l’impossibilità di adattarsi all’Occidente perchè testardamente si continua a voler accettare il solo modo indiano, cosa che ha l’unico risultato di alienare la persona da una possibile integrazione con colleghi e vicini. Ci sono due o tre personaggi ben definiti che mi sono rimasti impressi, su tutti il protagonista della storia che dà il titolo alla raccolta, ma devo dire che generalmente arrivavo alla fine di un racconto con in testa un grosso fumetto MEH?. Non so cosa volesse dirmi l’autrice, non ho capito perchè fosse finito lì il racconto, e dopo due giorni non mi ricordo di cosa parlasse. D’altra parte i tre racconti che mi sono piaciuti mi sono davvero piaciuti, e la scrittura forse non sarà eccellente per me ma è certamente una scrittrice di grande talento. Quindi gli mollo un tre stelle, faccio uno sberleffo (però educato, ehn) alla commissione del Pulitzer e proseguo.

Lorenza Inquisition

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