Andrea Molesini #AndreaMolesini

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Andrea Molesini, vincitore del Campiello 2011, con il bel libro “Non tutti i bastardi sono di Vienna” ambientato nel 1917 nel Veneto occupato dopo Caporetto, ha scritto in seguito altri due bei libri, sempre pubblicati da Sellerio, in cui la guerra fa da sfondo alle vicende umane, mettendo bene in rilievo come la vita e i sentimenti delle persone siano spazzate via inesorabilmente dalla assurdità delle vicende belliche. Ne “Non tutti i bastardi sono di Vienna” è l’autunno del 1917, Caporetto. Gli austriaci arrivano al Piave.  Villa Spada viene requisita e diventa un comando nemico. La famiglia Spada si scopre, all’improvviso, ospite in casa propria. La storia è raccontata in prima persona da Paolo, un diciassettenne che nell’ultimo anno della Grande Guerra conosce per la prima volta l’amore, la gelosia, la vendetta, e capisce che vincitori e vinti sono avviluppati dalla stessa tragedia che travolge nazioni e famiglie, e minaccia ogni ordine conosciuto, ogni ricordo di civiltà. «A generali cretini seguiranno sergenti cretini», predice il nonno. Così il ragazzo si fa uomo, mentre l’Italia sconfitta prepara la riscossa.

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In “PRESAGIO” siamo alla vigilia della I guerra mondiale all’Hotel Excelsior di Venezia dove il protagonista il commendator Niccolò Spada, fondatore del prestigioso hotel , è alle prese con la fascinosa contessa von Hajek e le sue tresche amorose e con i turbamenti di tutti i suoi altri ospiti costretti dall’assassinio di Sarajevo ad uscire bruscamente dal mondo dorato che la guerra cancellerà.
Con “La primavera del lupo” siamo invece nella Venezia del 1945, dove la guerra sta per finire ma l’occupazione tedesca e i repubblichini sono ancora attivi e alla caccia di ebrei. La curiosità del libro deriva dal racconto affidato in prima persona ad un bambino di dieci anni, Pietro, che ci descriverà le numerose peripezie del gruppo di fuggiaschi in barca e con altri mezzi fino alle malghe del Trentino, con il misto di candore e innocente malizia con la quale anche i fatti più tragici e le svolte emotive e sentimentali sono visti con il divertimento e la curiosità di occhi infantili. Li consiglio tutti e tre. Molesini è bravo e ci aiuta a non dimenticare la stupidità degli uomini in guerra.

Renato Graziano

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