Berlino ultimo atto – Heinz Rein #Berlino #Sellerio #nazismo #HeinzRein

Berlino. Ultimo atto – Heinz Rein

Titolo originale: Finale Berlin
A cura di Mario Rubino
«I nazisti sono riusciti a equiparare il nazismo con la nazione tedesca, a diffondere l’opinione che la fine del nazismo debba significare anche la fine della Germania e del popolo tedesco. Ho avuto parecchi compagni d’armi che dichiaravano del tutto apertamente di non avere simpatie per il nazismo, ma che si trovavano nella situazione d’emergenza di dover difendere la Germania».

Come si diventa nazisti? come è possibile, soprattutto, che una intera nazione si sia compattata sotto una simile, orrida didascalia, lasciando dietro di sè coscienza, morale, umanità? La risposta a questa caduta libera esistenziale nel Male cerchiamo di darcela da almeno ottant’anni, molto -forse tutto- è stato detto e scritto. La storia, però, la raccontano i vincitori, come si dice. In verità non sempre: qualche vinto ha potuto scrivere la propria versione dei fatti, anche se con altalenanti fortune editoriali. E’ il caso di questo Berlino ultimo atto, corposo e imprescindibile ritratto degli ultimi giorni della Germania nazista prima della caduta della capitale del Terzo Reich, pubblicato per la prima volta a puntate in Germania tra l’ottobre del 1946 e il febbraio del 1947, subito ristampato in volume e diventato immediatamente un best seller, e poi dimenticato per settant’anni. Inedito in Italia, Sellerio lo pubblica nel 2017, con traduzione e imprescindibile postfazione del germanista Mario Rubino.

L’autore, Heinz Rein, giornalista sportivo, per le sue posizioni filo socialiste subì il divieto di scrittura dal regime nazista, e periodi di detenzione e internamento. Appena dopo la fine della Battaglia di Berlino e la dichiarazione di resa incondizionata della Germania, egli si getta sulla Storia, e partorisce quest’opera massiccia, un appassionante romanzo storico che ci porta nel clima abbruttito e tremendo degli ultimi giorni della Berlino del Terzo Reich, con i russi alle porte, e ce lo racconta, raro caso, non solo dalla parte dei tedeschi, dunque dei vinti, ma da parte di quelli che erano i pochissimi tedeschi dissidenti, oppositori al Partito, ribelli in clandestinità nella vita sotto il regime, che in questi ultimi giorni del Terzo Reich assistono alla distruzione della loro capitale e del loro popolo con un umanissimo senso di liberazione unito a un’infinita angoscia per il futuro loro e dei loro compatrioti.

Heinz Rein crea un grande romanzo, che unisce le vicende di questo sparuto gruppo di tedeschi non conformi al nazismo che cerca di sopravvivere in attesa degli alleati, alla drammaticità dei fatti storici che tutti conosciamo, e che da sola farebbe romanzo, in pagine che sviscerano la profondità del dramma umano, politico e sociale di una nazione, con un’acuta analisi delle ragioni della follia collettiva nazista. Rein da tedesco pone i tedeschi di fronte a sé stessi e al baratro, per la prima volta (il romanzo è del 1946) li pone a confronto con quella loro psicologia inerte che ha tacitato le coscienze, con l’oblio collettivo della morale che nella massa li ha resi correi dei crimini del tiranno.

L’impiego dell’odio come idea dello Stato viene salutato con entusiasmo, in esso possono scaricarsi i risentimenti che l’uomo della strada ha accumulato nei confronti delle minoranze politiche, religiose e razziali.

Una immersione in piena Letteratura, non solo storica, e non solo tedesca: quella monumentale, solida, dalla scansione ben strutturata, e dal racconto intimo e profondo. Fin dalle prime pagine i personaggi, che non hanno molto altro da fare se non sopravvivere aspettando gli alleati, pensano, parlano, si confrontano, riflettono; da subito Rein ci immerge in disquisizioni sulla morale e sull’azione, sul pensiero e sull’etica, sul senso della vita e ovviamente, (siamo in Germania) sulla musica classica.

La scrittura è gradevole, lenta ma mai granitica, rigorosa e descrittiva. A tratti il tono si fa pedagogico (forse inevitabilmente, essendo lo scrittore un tedesco dissidente che ha visto il nazismo proliferare e poi cadere, e parla ai suoi compratrioti annichiliti dal disastro autoprocuratosi), c’è qualche momento didascalico, ma non ne ho mai trovato faticosa la lettura, anzi. E’ un romanzo davvero ricco di  interessanti e approfondite osservazioni sociali, politiche, filosofiche, e la sua intrinseca forza è che riesce a fondere tutto questo con le vicende dei singoli protagonisti, e con l’interesse per la tensione delle note vicende storiche.

Un grande libro, davvero appassionante, una lettura che per molti versi ho trovato,  con sgomento, attuale. Traspare dal racconto storico di Rein una urticante somiglianza con episodi a noi vicini, in una specie di viaggio al termine della notte che si ripete, cicli continui di un passato che scorre invano, senza lasciarci lezioni. Sconfortante. Ma il libro è molto bello, intenso, e aiuta a capire se non a elaborare.

Davvero consigliato.

“…Egli finalmente può attaccare le sue liti al riparo della bandiera dalla croce uncinata di un idealismo politico e compensare i sentimenti della propria insufficienza con la fede in una superiorità razziale. Il suo odio verso gli ebrei, così come altre posizioni e opinioni, deriva da esperienze di natura ultrapersonale che egli trasferisce su tutti gli ebrei come popolo.”

“Nessun altro esempio come quello dei lavoratori forzati stranieri ha fatto capire a Wiegand quanto le idee naziste di razza superiore e di popolazioni inferiori si siano ormai impossessate del popolo, quanto a fondo il veleno dell’ossessione razzista abbia contagiato le menti. Il trattamento sprezzante, l’atteggiamento di sciocca superiorità di molti tedeschi, l’assenza di qualsiasi sentimento per la condizione di illecita prevaricazione imposta ai prigionieri non hanno mai smesso di turbarlo.”

Lorenza Inquisition 

Una vita come tante – Hanya Yanagihara #HanyaYanagihara #Romanzo #Sellerio

Una vita come tante –  Hanya Yanagihara

traduzione di Luca Briasco

Sellerio Editore, 2016
“Essere amico di Jude significava spesso non porsi le domande che ci si sarebbe dovuti porre, per paura delle risposte”.

Va bene, lo ammetto: non me l’aspettavo.
Un libro che avevo preso in mano cento volte in libreria, senza mai decidermi ad acquistarlo. Incuriosita, bloccata dalla mole di pagine (non riesco ad usare l’ebook per problemi agli occhi e un mattone come questo che ti cade sulla faccia quando ti addormenti leggendo a letto non è una piacevole prospettiva!).
Me lo sono portato a casa dopo aver letto qui nel gruppo alcune recensioni.

Mi aspettavo la storia di quattro amici con New York sullo sfondo. Più o meno era questo che mi aspettavo: una storia di amicizia diluita in mille pagine con momenti di inevitabile noia.
Ecco no, non è proprio così.

Ad occhio direi che per me questo sarà IL LIBRO del 2018.
Perché proprio non riesco ad immaginare cos’altro potrò leggere che potrà surclassare questo.

Se dicessi che si parla di amicizia, di amore, dell’uso sapiente della tenerezza e della gentilezza, della fragilità nata dalla sofferenza, dai limiti e dalla frustrazione dell’amicizia di fronte alla sconvolgente certezza di meritarsi il male che si riceve…bene, parlerei solo di una piccola parte delle componenti di questo libro.
Perché qui si parla in maniera molto esplicita e molto cruda di pedofilia e di autolesionismo e alcune pagine di questo libro ti fanno istintivamente chiudere gli occhi e pensare “Mio Dio, no”. In certi momenti la tentazione di posare il libro e non prenderlo più in mano è stata forte perché l’impatto è davvero duro. Era questo che non mi aspettavo.

Ma non sono mai riuscita a smettere di leggere. Perché uno dei (tanti) meriti dell’autrice , oltre al fatto di scrivere una maniera fluida ed accattivante,è quello di riuscire a far provare empatia nei confronti dei personaggi. Non è poco, affatto. Ti ci affezioni, impari a volergli bene e ad aspettarti il meglio per loro. A sperarlo, a girare le pagine incrociando le dita e ad augurare “Andrà bene”.

E’ un libro con un impatto molto forte, un libro per anime forti come aveva scritto Pia Drovandi nella sua recensione. E’ vero, lo è. E’ anche un libro con qualche pagina in più del necessario e con qualche cliché sparso qua e là.

Però…

Non sono ancora arrivata alla fine, mi mancano
circa 200 pagine. Le prime 800 sono state divorate.
Perché non riesco a finire? In parte perché questo punto della storia è un pochino più noioso, qualche taglio non sarebbe stato una cattiva idea.
Ma non riesco a finire soprattutto perché non voglio lasciare i personaggi, non voglio lasciare Willem e Jude, non sono sicura di voler sapere cosa succederà. Vorrei finire e vorrei che ci fossero ancora altre mille pagine.

“Immagino di aver sempre saputo come si vedesse, ma sentirglielo dire così apertamente era peggio di quanto avessi creduto. Non dimenticherò mai una sua frase: “Quando sei fatto come me, devi accontentarti di quello che arriva.”

Anna Massimino

DESCRIZIONE

Una storia epica e magistrale sull’amicizia e sull’amore nel XXI secolo. In una New York sontuosa e senza tempo vivono quattro ragazzi, compagni di college e di vita, che da sempre sono stati vicini l’uno all’altro. Si sono trasferiti nella grande metropoli da una cittadina del New England, e all’inizio sono alla deriva e senza un soldo in tasca, sostenuti solo dalla loro amicizia e dall’ambizione. Willem, dall’animo gentile, vuole fare l’attore. JB, scaltro e a volte crudele, insegue un accesso al mondo dell’arte. Malcolm è un architetto frustrato in uno studio prestigioso. Jude, avvocato brillante e di enigmatica riservatezza, è il loro centro di gravità. Nei suoi riguardi l’affetto e la solidarietà prendono una piega differente, per lui i ragazzi hanno una cura particolare, una sensibilità speciale e tormentata, perché la sua infanzia è stata segnata da una serie di violenze, e la sua vita oscilla tra la luce del riscatto e il baratro dell’autodistruzione. Intorno a Jude, al suo passato, alla sua lotta per conquistarsi un futuro, si plasmano campi di forze e tensioni, lealtà e tradimenti, sogni e disperazione. E la sua storia diventa quella di un’amicizia arcana e profonda, in cui il limite del dolore e della disperazione è anche una soglia da cui può sprigionarsi l’energia accecante della felicità. Caso editoriale del 2015, forse il più importante romanzo letterario dell’anno, opera di rara potenza e originalità, Una vita come tante è doloroso e spiazzante, scioccante e magnetico. Vasto come un romanzo ottocentesco, brutale e modernissimo per i suoi temi, emotivo e realistico, ha trascinato lettori e critica per la sua forza narrativa, capace di creare un mondo di profonda, coinvolgente verità.