Lamento di Portnoy – Philip Roth #PhilipRoth #Portnoy

“Sto presentando la verità, o si tratta solo di pura e semplice kvetch*? O per la gente come me la kvetch è una forma di verità?”
* Masturbazione mentale.

01-lamento-di-portnoy_2

Il “Lamento di Portnoy” di Philip Roth si apre con una definizione che ne semplifica il contenuto, anticipandone le tematiche:

“Lamento di Portnoy [da Alexander Portnoy (1933)], disturbo in cui potenti impulsi etici e altruistici sono in perenne contrasto con una violenta tensione sessuale, spesso di natura perversa. Osserva lo Spielvogel: “Atti di esibizionismo, voyeurismo, feticismo, autoerotismo e coito orale sono assai frequenti; come conseguenza della “moralità” del paziente, tuttavia, né le fantasie né le azioni si traducono in autentica gratificazione sessuale, ma piuttosto in un soverchiante senso di colpa unito a timore di espiazione, soprattutto nella fantasmatica della castrazione” (O. Spielvogel, Il pene perplesso, in “Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse”, vol. XXIV, p. 909). Lo Spielvogel ritiene che gran parte dei sintomi vadano ricercati nei legami formatisi nel rapporto madre – figlio.”

Quel che segue non è un romanzo di impostazione classica, piuttosto uno sfogo, il flusso verbale e verboso ininterrotto del protagonista che si apre allo psicanalista su un lettino d’analisi (mai copertina fu più azzeccata). Uno stream of conciousness che pervade il monologo – entro il quale fanno capolino dialoghi tratti da aneddoti di vita vissuta infarciti di parole yiddish -, dove molto spesso i punti sono sostituiti dalle lettere maiuscole. Un insieme di sequenze più che capitoli, che seguono il filo dei ricordi, divagando e tornando su temi solo accennati e in seguito ripresi e approfonditi.

Una prosa scurrile e irriverente, sarcastica e ricca di volgarità che scorre via come un treno, delineando la vita del trentatreenne erotomane ebreo ingabbiato nelle convenzioni della sua educazione religiosa e familiare in “un torbido flusso e riflusso dell’umano tormento”. E’ una scrittura squisitamente moderna e piena di rimandi storici e culturali, affascinante nonostante le continue oscenità di natura sessuale. Un romanzo terribilmente attuale. Sconvolge piuttosto pensare che sia ambientato nell’America dagli anni ’30 ai ’50 del secolo scorso. Lo si legge immaginandoselo scritto ieri, con la fissità della famiglia ebraica nella cittadina ghetto del New Jersey e del protagonista a spasso per le strade affollate di New York.
E che al di là dell’impatto scioccante del linguaggio e dei contenuti, lascia ampio spazio alla riflessione sul posto occupato dall’uomo all’interno della società corrotta e amorale.

“Sogni? Magari lo fossero stati! Ma io non ho bisogno dei sogni, Dottore, ecco perché difficilmente ne faccio: perché al loro posto mi ritrovo una vita del genere. Con me tutto accade alla luce del giorno! Lo sproporzionato e il melodrammatico, ecco il mio pane quotidiano! Le coincidenze dei sogni, i simboli, le situazioni orribilmente ridicole, le banalità dalla inquietante bizzarria, gli incidenti e l’umiliazione, i colpi di fortuna o di sfortuna grottescamente appropriati che il resto della gente vive a occhi chiusi, io li vivo a occhi aperti!”

Ispirata dagli accostamenti musicali degli altri lettori del gruppo, ne propongo uno a mia volta: “Why does my heart feel so bad?”, Moby
https://www.youtube.com/watch?v=o1Xsj9-3Pvo

Owlina

DESCRIZIONE

Dopo Operazione Shylock e Il teatro di Sabbath, il capolavoro di Philip Roth: un atto d’accusa non solo contro l’antisemitismo serpeggiante negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra, ma anche contro le componenti più reazionarie dell’ebraismo. Un romanzo caustico e grottesco.

Lamento di Portnoy (in originale Portnoy’s Complaint) è un romanzo di Philip Roth pubblicato nel 1969.

Il romanzo è strutturato come un ininterrotto monologo del narratore, Alexander Portnoy, un ebreo americano, al suo psicanalista, il dottor Spielvogel, prima che quest’ultimo inizi la terapia prevista. Suddiviso in sette capitoli dai titoli alquanto esilaranti (Seghe e Figomania si intitolano nella traduzione italiana rispettivamente il secondo e il quarto), ha come filo conduttore l’alternanza dei piani temporali prodotta dalla rievocazione memoriale del protagonista-narratore: nevrotico, erotomane, morbosamente attaccato alla madre e alle tradizioni ebraiche, spesso peraltro dileggiate e contestate nei loro assurdi divieti, uomo di successo (secondo coordinate americane: è Responsabile di un dipartimento dell’amministrazione di New York contro la Discriminazione), eppure incapace di trovare un centro stabile e disperatamente alla ricerca di una moglie, una famiglia, dei figli. Da Newark a New York, dalla Grecia fino in Israele, Alex Portnoy si porta dietro le sue manie, i suoi tic, le sue idiosincrasie e le sue morbosità sessuali, alla disperata ricerca di una banale, ordinaria, normalità.

Un lungo monologo di 219 pagine, in cui il protagonista ci racconta tutta la sua vita: nascita, infanzia, adolescenza, ma soprattutto rapporti interpersonali. Ed è proprio questo che poi diventa pian piano il fulcro del racconto, il rapporto di Portnoy con le donne, e più direttamente con il sesso (e con l’autoerotismo). Logicamente come in ogni seduta psicanalitica che si rispetti il protagonista tornerà alle origini di questi rapporti complicati e, proseguendo con il racconto, arriverà al suo rapporto con la famiglia e in particolare con la madre. In tutte queste 219 pagine lo psicanalista non interviene mai (se non all’ultimo), lasciando quindi la palla completamente al protagonista che con uno sfogo totale, o meglio come dice il titolo con un lamento, si svuota di tutto il peso che sembrava tenere dentro da anni.
È un romanzo particolare perché non ha una conclusione e non ha neanche colpi di scena o personaggi che irrompono nel racconto, è un vero e proprio monologo, a volte infatti rischia di annoiare per la staticità (non credo infatti sia un caso se è solo di 219 pagine) in compenso però con il proseguo della lettura e con il venire a conoscenza di ulteriori particolari sulla vita di Portnoy alcune riflessioni risultano molto interessanti, quasi come se ci trovassimo di fronte ad una vera seduta psicanalitica (gli amanti della materia lo apprezzeranno sicuramente).
Un romanzo scritto come al solito in maniera scorrevole, usando un linguaggio confidenziale, che non lesina le parolacce o gli espliciti riferimenti sessuali (all’uscita ci furono diverse critiche proprio per questo motivo).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...