Le notti al Santa Caterina – Sarah Dunant

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Nell’Europa della seconda metà del 16° secolo le doti si erano fatte così dispendiose che la maggior parte delle famiglie non poteva permettersi di dare in sposa più di una figlia. Le altre sorelle venivano spedite in convento a un costo assai minore. Prendere i voti non era quasi mai gradito dalla ragazze.
Questa vicenda si svolge a Ferrara nel convento di Santa Caterina nel 1570.
A Ferrara i conventi godettero a lungo della protezione degli Estensi, le suore avevano privilegi quali la musica,la lettura, l’uso di utensili e suppellettili volti e rendere la vita migliore. Potevano ricevere i parenti in parlatorio. Alla morte del duca Alfonso che non lasciò eredi, la città passò sotto la guida dello stato pontificio. Anche nei conventi finirono i privilegi, con una rigida riforma della vita claustrale vennero inserite nuove regole, finestre murate, mura di cinta innalzate , fine della musica, lettura, incontri in parlatorio. Scriveva una suora- “molte di noi sono rinchiuse a forza e private d’ogni contatto col mondo. Vivendo di stenti e abbandonare da tutti conosciamo solo l’inferno, in questo mondo e in quello che verrà. ”
Bel libro, molto interessante, poi essendo ambientato nella mia città ,nel monastero dove ogni tanto vado per la bellezza che racchiude, l’ho goduto ancora di più .
In verità il monastero si chiama S .Antonio in Polesine e ospitò anche una dama d’Este divenuta poi santa. Nel luogo dove fu sepolta sgorga tutt’ora un’ acqua di fonte purissima di cui si ignora l’origine.
Essendo io prosaica, ci compro i biscotti delle suore, buonissimi.

Raffaella G.

DESCRIZIONE

È il 1570 e il buio sta calando sul Santa Caterina a Ferrara, uno dei conventi più rinomati della città che, con le elargizioni di ricche e nobili famiglie e i frutti del vasto podere ritagliato all’interno delle sue mura, provvede al sostentamento di un elevato numero di suore, otto o nove postulanti, alcune convittrici e venticinque converse.
Come ogni sera, la sorella guardiana fa il giro dei corridoi misurando lo scorrere del tempo fino a mattutino, due ore dopo la mezzanotte.
È una sera particolarmente agitata questa. I singhiozzi della novizia appena arrivata si odono per tutto il convento. È stata ribattezzata Serafina e avrà quindici o sedici anni. Appartiene a un’illustre famiglia milanese. Per dimostrare il proprio attaccamento alla città di Ferrara, con la quale intrattiene affari lucrosi, il padre ha deciso, come recita la sua nobile missiva, di donare all’insigne monastero la sua figlia «illibata, nutrita dall’amor di Dio e con una voce da usignolo». In realtà, ha ubbidito a un comportamento diventato legge nell’Europa della seconda metà del sedicesimo secolo, in cui le doti si sono fatte così dispendiose da costringere l’aristocrazia a maritare una sola figlia e a spedire le altre in convento. La giovane, avvenente Serafina fa parte appunto di quella metà delle nobildonne milanesi costrette a prendere i voti, non necessariamente di buon grado.
Mentre la novizia strepita nella sua cella, in un’altra stanza suor Benedicta sta componendo il graduale per l’Epifania. Le melodie nella sua testa sono così prepotenti che non può evitare di cantarle ad alta voce. Nessuno, però, la sgriderà all’indomani, poiché le sue composizioni fanno onore al convento e attirano i benefattori.
In una cella non lontana suor Perseveranza è asservita, invece, alla musica della sofferenza. Sta stringendo con forza una cintura irta di chiodi che si spingono a fondo nella carne. Le sue grida, in cui la sofferenza si mescola col godimento, si confondono con i singhiozzi di Serafina.
Nella stanza sopra l’infermeria, infine, suor Zuana, la monaca speziale, prega a modo suo, scrutando le pagine del grande libro delle erbe di Brunfels. Figlia unica di un cultore dell’arte medica, è lei che accoglie le fanciulle che entrano in convento. È lei che si recherà tra breve nella cella di Serafina per somministrarle uno dei suoi miracolosi intrugli e calmarla. Tra le due giovani donne si stabilirà un rapporto speciale che non impedirà, tuttavia, che lo scompiglio, generato dall’arrivo di Serafina, si diffonda per tutto il convento come un fuoco che minaccia di inghiottirlo.

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