Il piacere – Gabriele d’Annunzio

piacere

Non é esattamente la prima lettura del 2016, poiché mi trascino questo libro dal 2015.
Con sommo gaudio annuncio che l’agonia é finita e ieri sera ho felicemente salutato lo Sperelli.
Qualche settimana fa qualcuno aveva postato la sua opinione sul libro e io ingenuamente avevo commentato “a me sta piacendo!”. Non ero ancora arrivata al riposo dello Sperelli a Schifanoja: un supplizio. Quella parte è stata un supplizio.
Quello che più mi é piaciuto di questo romanzo riguarda Roma: mi sembrava di essere lì, immaginavo ciò che leggevo, davvero molto bello il racconto sui palazzi, le strade.
Per il resto, é un classico della letteratura italiana e va letto, secondo me.
Magari accompagnato da un po’ di vino rosso bello forte per stordire i sensi e provare un po’ di piacere……
Inserito nella categoria della disfida: “un libro di un autore verso il quale hai pregiudizi” (a ragione, aggiungo io).

DESCRIZIONE

Il piacere è un romanzo di Gabriele D’Annunzio, scritto nel 1889 a Francavilla al Mare e pubblicato l’anno seguente dai Fratelli Treves. A partire dal 1895 recherà il sopratitolo I romanzi della Rosa, formando un ciclo narrativo con L’innocente e Il trionfo della morte, trilogia dannunziana di fine Ottocento.

Così come un secolo prima Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo aveva diffuso in Italia la corrente e la sensibilità romantica, Il piacere e il suo protagonista Andrea Sperelli introducono nella cultura italiana di fine Ottocento la tendenza decadente e l’estetismo.

Come affermò Benedetto Croce, con d’Annunzio «risuonò nella letteratura italiana una nota, fino ad allora estranea, sensualistica, ferina, decadente», in contrapposizione al naturalismo e al positivismo che in quegli anni sembravano aver ormai conquistato la letteratura italiana (basti pensare che nello stesso anno viene pubblicato un capolavoro del Verismo come il Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga). D’Annunzio inaugura un nuovo tipo di prosa psicologica e introspettiva, destinata ad avere un grande successo e che gli consentirà di indagare gli errori e le contrarietà della vita dell’«ultimo discendente d’una razza intellettuale»

Andrea Sperelli è un nobile romano (nato però in Abruzzo) che risiede a Palazzo Zuccari a Roma. Il suo amore per Elena Muti, anch’essa nobile, conosciuta ad una festa mondana, è ormai finito, così Andrea, dopo la definitiva separazione da lei, si lascia andare ad incontri amorosi. Ferito durante un duello, Andrea viene ospitato dalla sua cugina nella villa di Schifanoja, dove conosce la ricca Maria Ferres, moglie del ministro plenipotenziario di Guatemala, di cui subito s’innamora e dalla quale viene ricambiato. Andrea, appena guarisce, torna a Roma e si rituffa nella sua solita vita mondana. Anche Donna Elena è tornata a Roma dopo due anni, durante i quali aveva preso in seconde nozze Lord Heathfield. Andrea è combattuto da due amori: Elena Heathfield e Maria Ferres, anche lei trasferitasi a Roma con il marito e la figlia Delfina. Presto Andrea viene a sapere di una crisi finanziaria del marito di Maria che, avendo perso un’ingente somma di denaro ad una partita a carte, è costretto a trasferirsi con tutta la famiglia. Prima di partire, Donna Maria vuole concedersi per l’ultima notte ad Andrea, ma lui, essendo troppo innamorato di Elena, rovina tutto ciò che lui stesso aveva creato. Ad Andrea non resta che la solitudine e la consapevolezza di stare osservando un’epoca storica che cambia: ossia, il passaggio del potere della nobiltà di Roma alla democrazia popolare.

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