Giorgio Bassani – Il romanzo di Ferrara libro secondo Gli occhiali d’oro

bassani

Bassani visse molti anni a Ferrara e vi ambientò diversi libri fra cui Gli occhiali d’oro che fa parte di una trilogia chiamata le storie ferraresi.
Narrato in prima persona, Bassani, giovane studente universitario, racconta la storia di un medico molto affermato che a causa della sua omosessualità passa dalla fama alla rovina, fino al suicidio.
La storia si intreccia coi primi echi delle leggi razziali nei confronti degli ebrei.
Ogni tanto mi viene voglia di leggere un suo libro per sentire il suo amore verso questa nostra città, il modo delicato che usa per accompagnarti per le strade che conosco così bene e anche per qualche parola gergale che adopera per definire cose e situazioni.
Vorrei andare ovunque nel mondo, ma è qui che voglio tornare sempre. My hometown.

raffaella g

DESCRIZIONE

“Il romanzo di Ferrara” è l’opera in cui Giorgio Bassani ha voluto raccogliere, ordinare, consolidare i romanzi e i racconti pubblicati fino al 1972. Uscito per la prima volta nel 1974 e rivisto in una seconda edizione nel 1980, Il romanzo di Ferrara è di fatto l’opera di una vita. In essa si dispiega la storia di una città negli anni cruciali che vanno dal fascismo agli anni cinquanta e insieme lo sguardo che la evoca, attraverso un lavoro dentro le strategie della memoria comparabile solo a quello di Marcel Proust. Non meno dell’io narrante che spesso “conduce” la narrazione si stagliano indimenticabili personaggi come Lida Mantovani, Clelia Trotti, Micòl Finzi-Contini, Athos Fadigati, Edgardo Limentani, in una lunga galleria di umanità che di volta in volta splende di giovinezza, si ripiega in dignitose solitudini, si smaterializza in umbratili esistenze ai margini della società borghese, si desta in speranza, in futuro. Forte di una sensibilità (e di una lingua) che intreccia tensione lirica e tensione civile, Giorgio Bassani è oggi uno degli scrittori italiani più tradotti e più letti in tutto il mondo. costruito una sorta di ricerca del tempo perduto (e Proust è stato uno dei grandi modelli dello scrittore ferrarese). Al centro ci sono sempre figure dolenti, ai margini della società o messe ai margini della società: figure che appartengono a una certa borghesia illuminata di volta in volta toccata e ferita dalla discriminazione razziale, dalla discriminazione sessuale, dagli incombenti malesseri esistenziali.

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