Stoner – John Williams #Stoner

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Ciao a tutti, ben ritrovati. Da un po’ non scrivo qui nel gruppo. Ultimamente ho letto poco e male, salvo aver rispolverato l’amato Paul Auster che non manca mai di darmi grandi soddisfazioni.
La settimana scorsa ho affrontato un libro che avevo in lista da tanto tempo. Non è certo una novità, Stoner, immagino che molti tra di voi lo abbiano letto e probabilmente amato e non saprei cosa aggiungere alle tante parole che sono state spese a proposito di questo libro. Sullo scaffale della libreria, quando l’ho comprato, c’era un altro testo: L’uomo che scrisse il romanzo perfetto di Charles Shields. Il romanzo è Stoner, l’uomo è il suo autore John Williams.
Ora, se Shields ha riempito 323 pagine per spiegarci la perfezione di questo libro, cosa mai resta da aggiungere? Se anche vi dicessi che era non so quanto tempo che non rimanevo sveglia fino all’alba non perché volessi conoscere il finale (l’autore ci svela il finale a pagina 1) ma perché lasciare Stoner mi avrebbe causato una devastante malinconia…cosa cambierebbe? Niente.
Se vi dicessi che dopo aver letto Stoner non sono riuscita ad aprire un altro libro per giorni interi, tentata com’ero di ricominciare da capo, cosa cambierebbe? Niente.
Se vi dicessi che questo libro contiene una storia semplice e lineare, ma di una semplicità e linearità Straordinarie, cambierebbe qualcosa?
Niente.
Se vi dicessi che ho rimandato a lungo la lettura di Stoner perché le lodi sperticate che leggevo a destra e a manca mi lasciavano perplessa più che incuriosirmi, cambierebbe qualcosa? Niente, se non farvi capire che sono un po’ sciocca.
Faccio mie le parole di Tom Hanks che compaiono in quarta di copertina ( c’è senz’altro una ragione se Tom Hanks viene citato in quarta di copertina, ma non saprei quale. E detto per inciso, penso che Tom Hanks possa dirmi la sua su tutto quello che gli pare): “Questo è semplicemente un romanzo che parla di un ragazzo che va all’università e diventa un professore. Eppure è una delle cose più affascinanti che vi capiterà mai di leggere”.

Ben detto, zio Tom, molto ben detto.

Anna Massimino

DESCRIZIONE

William Stoner is born at the end of the nineteenth century into a dirt-poor Missouri farming family. Sent to the state university to study agronomy, he instead falls in love with English literature and embraces a scholar’s life, so different from the hardscrabble existence he has known.

And yet as the years pass, Stoner encounters a succession of disappointments: marriage into a “proper” family estranges him from his parents; his career is stymied; his wife and daughter turn coldly away from him; a transforming experience of new love ends under threat of scandal. Driven ever deeper within himself, Stoner rediscovers the stoic silence of his forebears and confronts an essential solitude.

John Williams’s luminous and deeply moving novel is a work of quiet perfection. William Stoner emerges from it not only as an archetypal American, but as an unlikely existential hero, standing, like a figure in a painting by Edward Hopper, in stark relief against an unforgiving world.

Stoner, John Williams, The greatest American novel you’ve never heard of.

“In his forty-third year William Stoner learned what others, much younger, had learned before him: that the person one loves at first is not the person one loves at last, and that love is not an end but a process through which one person attempts to know another” .

Un libro, come si sa, non dice a tutti la stessa cosa, e non tutti reagiscono allo stesso modo a quello che ha da dire. Poi ci sono certi libri, certi grandi libri, certe superbe scritture per cui l’immedesimazione è percorso obbligato, ed entrare nella storia è inevitabile, perchè vi si trova tutto quello che costituisce le nostre stesse banali, piccole, grandi, straordinarie esistenze.

Ho amato molto Stoner personaggio, anche se a volte avrei voluto entrare nel libro e dargli degli sberloni, mi snervava proprio. E la sua storia l’ho trovata in generale deprimente a livelli galattici, infatti per l’ultima sessione ho fatto nottata pur di finirlo e non dovermi ritrovare anche la sera dopo a penare per il mio beniamino, è un dato oggettivo, Stoner è triste, nei momenti migliori solo malinconico, nei peggiori profondamente angoscioso.

Ma questo non cambia che sia una storia scritta meravigliosamente bene, una piccola vita non straordinaria che tuttavia ti risucchia per la sua intensità. John Williams intervistato su se sia giusto scrivere letteratura perchè intrattenga rispose che Sì, evidentemente non ha senso leggere se non se ne trae un grande senso di gioia, e “gioia” non è esattamente una parola che userei per descrivere come mi sentivo durante questa lettura. Ma se non c’era gioia ci sono state sicuramente empatia, attrazione, e una varia gamma di emozioni che vanno dalla commozione alla rabbia, e un senso infinito di ammirazione per la bellezza della scrittura.

E’ un libro magnifico e il professor Stoner rimarrà per sempre con chi legge, lui, la sua a volte ottusa malinconia di fondo, la sua fede infinita nei libri e nell’insegnamento, il suo tener duro nelle relazioni di padre e marito, pur con i suoi intrinsechi fallimenti, il suo essere Don Chisciotte contro i mondani giochi di potere dell’Università. E’ affascinante questo uomo dignitoso che vive una vita così normale, così triste e banale, e nonostante questo riesce a provare profondi sentimenti, amore, gioia, senso di completezza per quello che ha fatto.

He felt himself at last beginning to be a teacher, which is simply a man to whom his book is true, to whom is given a dignity of art that has little to do with his foolishness or weakness or inadequacy as a man.

Ho amato Stoner, e avrei voluto poterlo salvare dalla sua stessa esistenza, ma come dice lui stesso, provava allo stesso tempo vergogna e orgoglio, e soprattutto un amaro senso di disillusione, in sè stesso, nel tempo e nelle circostanze che lo avevano reso possibile. E’ un uomo di grande sapere che spesso non ha idea di come affrontare le varie sconfitte della propria vita, che è in genere esattamente quello che la realtà ha in serbo per tutti noi, ma non ne esce mai incattivito o rabbioso, non perde mai la propria umanità, nè l’amore per quello che la vita offre o gli ha offerto.

“You must remember what you are and what you have chosen to become, and the significance of what you are doing. There are wars and defeats and victories of the human race that are not military and that are not recorded in the annals of history. Remember that while you’re trying to decide what to do”

Come dice l’autore, Stoner viene spesso pensato dai lettori come un uomo che ha vissuto un vita triste e cattiva, ma io penso che invece abbia avuto una buona vita, davvero buona, certamente migliore di quanto la maggior parte della gente abbia. Ha potuto fare il lavoro che voleva fare, ha sempre amato quello che faceva, aveva il senso dell’importanza di quello che stava facendo, e non ha mai perso quello che davvero lo faceva sentire vivo, l’amore per l’insegnamento e per la Letteratura.

Se vi riconoscete almeno in parte in queste emozioni, leggetelo. E’ un viaggio duro, ma vale la pena farlo.

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A kind of joy came upon him, as if borne in on a summer breeze. He dimly recalled that he had been thinking of failure – as if it mattered. It seemed to him now that such thoughts were mean, unworthy of what his life had been.