Stoner – John Williams #recensione #stoner #johnwilliams

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Così Stoner cominciò da dove aveva iniziato, e l’uomo alto, magro e ricurvo che ormai era diventato si sedette in cattedra nella stessa aula dove il ragazzo alto, magro e ricurvo che era stato sedeva dietro a un banco, ascoltando le parole che l’avrebbero condotto fin lì. Ogni volta che entrava in quell’aula non poteva impedirsi di guardare il posto che aveva occupato, e ogni volta si stupiva un po’ di non trovarsi lì.

E’ abbastanza facile capire perchè Stoner di John Williams venne ignorato nel 1965, mentre ha avuto successo con la ristampa del 2003. Nel 1965 la letteratura era ancora intesa come arte di raccontare grandi storie, grandi personaggi o perlomeno grandi sentimenti di uomini piccoli. Stoner era invece descritto fin dalle prime righe del libro come un uomo piccolo senza grandi sentimenti e storie. Poi però leggi la storia di un grigio professore universitario con grigio matrimonio e scopri che visto con i nostri occhi da anni 2000, Stoner è un eroe, che incastonato in una società che gli impedisce di poter essere e dire quello che vuole, riesce comunque a prendersi le sue soddisfazioni e l’amore di cui aveva bisogno, seppur per breve tempo. Lui stesso si considera uno sconfitto, ma solo perché non sa che 50 anni dopo quello sarà uno dei modi di vincere. In qualche modo lo stesso Williams dà più volte nel libro la sensazione di non avere ben compreso la statura per nulla minuscola del suo personaggio. Mi sono innamorato anche io di Stoner e della sua storia e di un libro piacevole da leggere, quasi mai pesante e avvincente pur raccontando quasi nulla, se non la vita grigia di un uomo medio con anche una giusta dose di ironia. Un personaggio che non poteva certo piacere in epoca rock and roll, ma che invece diventa eroe in era indie-folk potrei dire 🙂 8,5 pieno

Nicola Gervasini

Stoner – John Williams #Stoner

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Ciao a tutti, ben ritrovati. Da un po’ non scrivo qui nel gruppo. Ultimamente ho letto poco e male, salvo aver rispolverato l’amato Paul Auster che non manca mai di darmi grandi soddisfazioni.
La settimana scorsa ho affrontato un libro che avevo in lista da tanto tempo. Non è certo una novità, Stoner, immagino che molti tra di voi lo abbiano letto e probabilmente amato e non saprei cosa aggiungere alle tante parole che sono state spese a proposito di questo libro. Sullo scaffale della libreria, quando l’ho comprato, c’era un altro testo: L’uomo che scrisse il romanzo perfetto di Charles Shields. Il romanzo è Stoner, l’uomo è il suo autore John Williams.
Ora, se Shields ha riempito 323 pagine per spiegarci la perfezione di questo libro, cosa mai resta da aggiungere? Se anche vi dicessi che era non so quanto tempo che non rimanevo sveglia fino all’alba non perché volessi conoscere il finale (l’autore ci svela il finale a pagina 1) ma perché lasciare Stoner mi avrebbe causato una devastante malinconia…cosa cambierebbe? Niente.
Se vi dicessi che dopo aver letto Stoner non sono riuscita ad aprire un altro libro per giorni interi, tentata com’ero di ricominciare da capo, cosa cambierebbe? Niente.
Se vi dicessi che questo libro contiene una storia semplice e lineare, ma di una semplicità e linearità Straordinarie, cambierebbe qualcosa?
Niente.
Se vi dicessi che ho rimandato a lungo la lettura di Stoner perché le lodi sperticate che leggevo a destra e a manca mi lasciavano perplessa più che incuriosirmi, cambierebbe qualcosa? Niente, se non farvi capire che sono un po’ sciocca.
Faccio mie le parole di Tom Hanks che compaiono in quarta di copertina ( c’è senz’altro una ragione se Tom Hanks viene citato in quarta di copertina, ma non saprei quale. E detto per inciso, penso che Tom Hanks possa dirmi la sua su tutto quello che gli pare): “Questo è semplicemente un romanzo che parla di un ragazzo che va all’università e diventa un professore. Eppure è una delle cose più affascinanti che vi capiterà mai di leggere”.

Ben detto, zio Tom, molto ben detto.

Anna Massimino

DESCRIZIONE

William Stoner is born at the end of the nineteenth century into a dirt-poor Missouri farming family. Sent to the state university to study agronomy, he instead falls in love with English literature and embraces a scholar’s life, so different from the hardscrabble existence he has known.

And yet as the years pass, Stoner encounters a succession of disappointments: marriage into a “proper” family estranges him from his parents; his career is stymied; his wife and daughter turn coldly away from him; a transforming experience of new love ends under threat of scandal. Driven ever deeper within himself, Stoner rediscovers the stoic silence of his forebears and confronts an essential solitude.

John Williams’s luminous and deeply moving novel is a work of quiet perfection. William Stoner emerges from it not only as an archetypal American, but as an unlikely existential hero, standing, like a figure in a painting by Edward Hopper, in stark relief against an unforgiving world.