La luna e sei soldi – William Somerset Maugham #recensione

“La civilizzazione è ciò che mi disgusta”

Paul Gauguin

La luna e sei soldi W. Somerset Maugham
Traduttore: F. Salvatorelli
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione:2013

La luna e sei soldi è un libro ambientato in un lungo periodo di anni a cavallo tra fine Ottocento e primo ventennio del Novecento, e racconta la storia della vita di un pittore, un genio indiscusso del post impressionismo che, come spesso accade ai veri precursori di discipline artistiche, non viene riconosciuto come talentuoso nella propria epoca, ma solo anni dopo la sua morte. La narrazione parte da quando il protagonista, Strickland, alla bella età di quaranta anni, nel momento in cui il resto dei suoi coetanei (ai tempi) si adagiava nei piaceri di un lavoro quasi finito con la propria vita, abbandona improvvisamente e senza ritorno un prestigioso posto nella City, la moglie con cui è spostato da più di sedici anni, e due figli in età ancora scolare, per andare a vivere a Parigi e imparare a dipingere. La sua decisione è irrevocabile, e nulla lo distoglie dal suo scopo negli anni a venire: non altre donne, non la mancanza di agi o perfino di cose basilari come cibo, vestiti, una casa; non i rifiuti che colleziona da mercanti di arte; tutto il resto della sua esistenza sarà dedito alla creazione artistica, ogni umile lavoro che egli intraprenderà, ogni prestito che chiederà ad amici e conoscenti saranno solo oneri tesi alla necessità di comprare i colori e le tele. E di niente altro gli importerà mai più.

Tutto questo ci viene narrato da un biografo non ufficiale, uno scrittore, amico di famiglia della moglie, che dopo aver conosciuto Strickland a Londra nel suo momento di “normalità” e conformismo, per un caso fortuito incrocia in futuro due dei soggiorni principali del pittore alla ricerca della propria arte: qualche anno a Parigi e poi Tahiti.

Da queste premesse, è ovvio intuire che il pittore qui descritto è una versione romanzata, parecchio romanzata a dire il vero, di Paul Gauguin, anch’egli uomo d’affari per la prima metà della propria vita, che finirà a dipingere nei Mari del Sud lontano dalla famiglia e dal proprio passato. I punti di contatto con la vera vicenda di Gauguin non sono poi molti, in realtà, ma questa è letteratura, non cronaca. La luna e sei soldi non è una biografia, è solo una storia basata su una vita che ha ispirato Somerset Maugham. I temi di cui parla questo libro sono essenzialmente tre: il significato di creare arte, il vero valore dell’avere successo, e l’impossibilità di capire davvero le reali motivazioni che muovono le vite umane.

“Perchè pensare che la bellezza, la cosa più preziosa del mondo, se ne stia come un sasso sulla spiaggia, a farsi raccogliere per ozio dal primo sbadato passante? La bellezza è qualcosa di strano e meraviglioso che l’artista plasma dal caos del mondo nel tormento della propria anima. E quando l’ha creata, non a tutti è dato comprenderla. Per riconoscerla devi ripetere l’avventura dell’artista.E’ una melodia qquella che lui ti canta, e per ri-udirla in cuor tuo ti occorrono esperienza, sensibilità e immaginazione.”

Strickland e tutta la sua vicenda sono di base la storia (penso anche riferita da Somerset Maugham a sè stesso) di quello che un vero artista deve fare per creare, perchè non può fare altrimenti. Per lui tutte le cose che costituiscono la base delle vite del resto dell’umanità (famiglia e legami affettivi, soldi, beni materiali, lavoro, persino il potere – o la fama) sono secondarie alla propria necessità di esplorare la visione artistica. Strickland in seguito alla propria decisione abbandona tutto quello che ha conosciuto fino ad allora (agi, comodità materiali, affetti) per fare ciò che alla fine capisce sia l’unica cosa davvero vitale per la propria esistenza. Ma questo non giunge con un costo solo per lui stesso: molte persone saranno influenzate in modo distruttivo dalle sue scelte, i figli e la moglie per primi, ma poi a seguire altre donne con cui avrà qualche relazione, altri artisti che proveranno ad aiutarlo e che lui sfrutterà senza pietà, inseguendo una luce che solo lui vede e che lo consolerà fino alla morte.

E’ impossibile apprezzare Strickland come personaggio, o anche come persona,  umanamente così scadente, ostico, antipatico, un sociopatico irritante che pensa solo a quello che deve fare, incurante di quello che sarebbe invece giusto o onorevole. Ed è anche impossibile capirlo, in fondo: Strickland è un privilegiato, uno che gli dèi hanno scelto, uno su milioni di esseri umani. Ma quando gli dèi scelgono, condannano: e Strickland è un solitario incompreso, costretto ad atti di inumanità dal volere tirannico della propria dea artistica. Il resto di noi mortali vaga nel conformismo, nella morale comune, nelle regole forse ipocrite che ci siamo imposti per la riuscita del vivere civile.

“Mirava a qualcosa, a cosa non sapevo, e forse non lo sapeva nemmeno lui; e di nuovo, ebbi, più forte, l’impressione di un uomo posseduto. Pensai che non volesse mettere in mostra i suoi quadri perchè in fondo non gli interessavano. Viveva in un sogno, e la realtà per lui non significava nulla. Avevo la sensazione che lavorasse a una tela con tutto l’impeto della sua violenta personalità, dimentico di ogni cosa nello sforzo di ottenere ciò che vedeva con gli occhi della mente; e poi, quando aveva finito forse non il quadro ma la passione che lo infiammava, non se ne curasse più. Non era mai contento di ciò che aveva fatto; gli sembrava senza importanza rispetto alla visione che gli ossessionava la mente.”

Al tempo stesso, introducendo nel romanzo storie di vite e incontri di altre persone con Strickland, l’autore solleva una questione più marginale ma non meno importante: visto che Strickland dedica la sua esistenza a una visione di bellezza inspiegabile e superiore, il principio sul quale noi altri allineiamo le nostre comuni vite ha senso? è logico, è importante davvero? Abbiamo deciso di vivere in un contesto mondano che dà importanza al successo, al potere, ai soldi; e chi decide cosa è il vero successo personale è appunto la società, sono i nostri simili, quasi mai noi stessi. In questo senso Strickland non conta, perchè si toglie dalla gara concorrendo a parte nella sua ricerca del divino scavando nel profano; vincono in queste storie alcune altre figure, un mercante che ha rinunciato alla vita nella società bene europea, diventando piantatore ai tropici e contando i suoi successi nell’amore della moglie e dei figli che lo hanno aiutato; e un dottore che ha rinunciato alla carriera per contentarsi di vivere da povero ma felice dei frutti del proprio lavoro tra gli umili.

“Fare ciò che più si desidera, vivere nelle condizioni che più danno piacere, in pace con sé stessi, è rovinarsi la vita? Il vero successo è essere un medico eminente con diecimila sterline all’anno e una bella moglie? Dipende, suppongo, dal senso che si dà alla vita”.

Somerset Maugham è un grande scrittore, sempre all’altezza, non si può smettere di leggere nemmeno quando racconta persone e vicende poco piacevoli nel suo caratteristico tono un po’ distaccato. E’ strano come riesca a generare empatia anche solo dissezionando vite e sentimenti, forse senza sentimento ma non crudelmente. E’ un libro piuttosto breve, e la parte centrale, quella del soggiorno parigino, è forse la meno riuscita, un poco noiosa perchè presenti alcuni clichè tipici di storie del  mondo bohèmien. Invece tutta la seconda parte sulla vita nell’isola tropicale, con incantevoli descrizioni delle sensazioni che comunica la natura dei Mari del Sud, lo spirito che pervade i viaggiatori tra suoni, profumi e colori, è spettacolare e davvero lirica. E davvero di infinita bellezza è la conclusione cui giunge l’artista nella propria ricerca, arrivando a creare un attimo di infinito su una parete sbilenca di una baracca nei tropici.

“Era una notte così bella che l’anima sembrava incapace di sopportare la prigione del corpo. La sentivi pronta a volare via nell’aria immateriale, e la morte aveva l’aspetto di un’amica dolcissima”.

La luna e sei soldi è un gran bel romanzo, intelligente, intenso e particolare, molto poco banale. Un classico che racconta storie mai dimenticate, che ti fa innamorare di parole come arte e letteratura, colori e bellezza, che vi introdurrà splendidamente al talento di Somerset Maugham se non lo conoscete ancora, o che vi confermerà ciò che già sapete: “Se guardi a terra in cerca di una moneta da sei pence, non puoi guardare in alto, e così non vedi la luna”.

Lorenza Inquisition

 

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Controvento – Federico Pace #federicopace #recensione #controvento

Storie e viaggi che cambiano la vita

Controvento – Federico Pace
Super ET Opera Viva

Nel gennaio 1975 Keith Jarrett suona a Colonia quello che è il suo concerto più famoso e memorabile, quel Koln Concert fatto di una serie di improvvisazioni così intensamente vivaci, struggenti e sensuali da togliere il respiro.
Quel giorno Jarrett era partito la mattina presto da Losanna e aveva percorso i quasi 700 chilometri di distanza a bordo di una Renault 4. Non un viaggio all’insegna dalla comodità, temo.
In realtà avrebbe dovuto viaggiare in aereo, ma per quegli strani ghiribizzi della vita aveva deciso di usare l’auto, come nelle tappe precedenti del tour. Arrivò a Colonia insonne e stanco di 8 ore di macchina e non trovò il pianoforte che aveva espressamente richiesto. Non è famoso per il suo bel carattere, Keith Jarrett. Si rifiutò di suonare, fu convinto all’ultimo e fece qualcosa di straordinario: sfogò l’insonnia e la stanchezza del viaggio sulla Renault 4 sopra l’incolpevole, sbagliato pianoforte. Il giorno dopo, quando sentì la registrazione, non parve vero neppure a lui che quella musica fosse così perfetta.

Il libro di Federico Pace è l’insieme di tanti frammenti come questo. Tanti brevi o lunghi viaggi (in auto, in treno, in nave, in aereo) che per un motivo o per l’altro hanno rappresentato svolte memorabili o decisive nelle vite dei protagonisti.
Il breve passaggio in auto verso casa che il giovane scrittore Adolfo Casares diede a Jorge Luis Borges che fu la nascita di un’amicizia durata tutta la vita, l’estenuante viaggio in nave di Gauguin verso Tahiti, il viaggio in auto di Joni Mitchell nel Sud degli Stati Uniti, sola con se stessa per dimenticare un amore. E poi ancora il viaggio in treno di Frida Khalo da Boston al Messico verso sua madre che muore, il viaggio di David Bowie sulla Transiberiana, il suo “ritorno sulla terra”. Ma anche il viaggio di un bambino sollevato in aria dalle braccia del padre, verso l’alto, verso il cielo: il cammino di Van Gogh alla ricerca di Jules Breton, pittore da lui tanto amato, il rocambolesco viaggio in auto di Oscar Niemeyer, l’architetto che si inventò la città di Brasilia, e tanti altri personaggi più o meno conosciuti.

Poche pagine per ogni racconto, la narrazione totalmente incentrata su uno specifico viaggio e su quello che ha rappresentato: il cambiamento, la svolta, la crescita, il distacco… o la morte, come il ragazzo che volò dall’Africa a Londra nascosto nell’incavo delle ruote d’atterraggio di un aereo.

Pace si avvale dell’aiuto di diari, biografie, vecchi giornali, ricordi dei protagonisti, e di quel briciolo di licenza poetica necessario in un libro come questo.
Il tono, secondo me, è un po’ troppo lirico e vagamente sussiegoso (ma credo che dipenda dal fatto che sono dovuta andare a cercare su Wikipedia chi fossero alcuni dei personaggi citati….. 🙂 però il risultato è interessante, piacevole e in alcuni casi commovente.

Anna LittleMax Massimino

DESCRIZIONE

Dai colori dell’India ai segreti del Monte Athos. Dalla sterminata cordigliera dell’America Latina agli ipnotici silenzi della Siberia. Dalle dolci sinuosità della Moldava fino al Pacifico e oltre. Dalle antiche vie che costeggiano il mare alle strade che uniscono le grandi città. Il viaggio in auto di Oscar Niemeyer lungo oltre mille e duecento chilometri da Rio de Janeiro fino a Brasilia per dare vita a una città mai esistita prima. Il cammino a piedi di Vincent Van Gogh tra il Belgio e la Francia nell’inverno in cui finí per capire cosa gli serviva davvero per diventare pittore. La soglia inattesa con cui è costretta a misurarsi Frida Kahlo. La fuga di Joni Mitchell dalle battaglie meschine della fine di un amore. La corsa insonne di Keith Jarrett verso Colonia. Controvento racconta le storie di chi, attraversando un ponte, mettendosi su una strada, salendo su un autobus o un treno, ha trovato in un giorno, in un istante, il modo di cambiare e trasformarsi. I viaggi hanno segnato la vita di molti e di molti altri la segneranno nel tempo che verrà: perché l’altro e l’altrove hanno sempre in serbo qualcosa che non abbiamo ancora conosciuto, che lenirà il nostro dolore e ci schiuderà il passaggio verso la strada poco battuta.