M. Il figlio del secolo – Antonio Scurati #AntonioScurati #Bompiani

M. Il figlio del secolo -Antonio Scurati

Editore: Bompiani

Candidato al Premio Strega 2019, è un saggio-romanzo sull’ascesa di Benito Mussolini, dal 1919 al 1924, sempre utile – in un Paese in cui i programmi di storia delle scuole dedicano al fascismo le ultime ore di lezione prima della “maturità” – perchè spiega con chiarezza alcuni punti nodali della storia d’Italia negli anni Venti, del fascismo e del suo leader.

Nonostante la dimensione notevole è di lettura scorrevole e rappresenta “un’indagine puntuale su come il fascismo può mettere radici in una società”. Personalmente sono rimasto impressionato dalla grande quantità di documenti a cui Antonio Scurati attinge per descrivere fatti dei quali credevo di sapere quasi tutto.

Piuttosto che dilungarmi in valutazioni di tipo politico o ideologico, sottolineo che in questo lavorio documentario ci sono 848 pagine di storia italiana (e dovrebbe essere il primo volume di una trilogia) raccontate con neutralità e sequenza storica. E preferisco a questo punto riportare alcuni passaggi per sapere se anche voi vedete, come vedo io, notevoli analogie con la situazione attuale.

“Dei piccoli borghesi odiatori: di questa gente sarà formato il loro esercito. […] Tutte brave persone prese dal panico, cadute in ansietà. Tutta gente scossa nella propria fibra più intima da un desiderio incontenibile di sottomissione a un uomo forte e, al tempo stesso, di dominio sugli inermi.”

“Si commette sempre l’errore di attendersi la catastrofe dall’avvenire, poi la mattina ci si sveglia con un senso di soffocamento che ci preme sul petto, ci si volta indietro e si scopre che la fine è alle nostre spalle, la piccola apocalisse è già avvenuta e noi non ce ne siamo nemmeno accorti.”

“Io non sono, Signori, il despota che se ne sta chiuso in un castello. Io giro fra il popolo senza preoccupazioni di sorta e lo ascolto. Ebbene, il popolo italiano, sino a questo momento, non mi chiede libertà. L’altro giorno, a Messina, la popolazione che circondava la mia automobile non diceva “dateci la libertà”, diceva “toglieteci dalle baracche””. (Benito Mussolini, discorso parlamentare, 15 luglio 1923)

“Il campo delle sinistre non desta preoccupazione: il demone del suicidio lo possiede più che mai. […] Risultato: mentre il genio politico del Duce costringe quasi tutti a entrare in un unico listone fascista, l’opposizione presenterà ben 21 liste. […] Morale: tante opposizioni, nessuna opposizione.”

Paolo Messina

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La città dei ladri – David Benioff #DavidBenioff #BEAT #Stalingrado

*Un libro che hai letto veramente veramente in fretta perchè ti è proprio piaciuto

“I cardini degli scuri nel caffè bombardato all’angolo sotto casa smettono di cigolare per qualche secondo di puro terrore, come se un predatore si stesse avvicinando e gli animali si fossero zittiti per la paura.”

La città dei ladri – David Benioff

Traduttore: Marco Rossari
Editore: BEAT 
Collana: BEAT
È l’inverno del 1941 a Leningrado. La città è sotto l’assedio delle truppe tedesche e i suoi abitanti non hanno mai patito tanta fame. Per Lev, diciassette anni, naso grosso e capelli neri, e Kolja, giovane cosacco con la faccia impertinente, la fame, tuttavia, è ben poca cosa rispetto a quello che li aspetta. Lev ha rubato il coltello a un paracadutista tedesco morto assiderato e Kolja ha avuto la brillante idea di disertare. Reati gravissimi in tempo di guerra, per i quali la pena prevista è una sola: la fucilazione. Dopo qualche giorno trascorso in un cupo carcere sulla Neva, i due si ritrovano al cospetto di un colonnello dal collo taurino e le stelle ben in vista sulle mostrine. Il colonnello dapprima li squadra, poi li invita a seguirlo fino ai margini del fiume. Sulla Neva ghiacciata una ragazza, capelli corvini legati in uno chignon morbido, pattina esibendosi in piroette strette e veloci. È sua figlia e sta per sposarsi. Un matrimonio vero, alla russa, con musica e danze e… un solo problema: la torta nuziale. Ci sono lo zucchero, il miele, la farina e tutti gli altri ingredienti, ma mancano le uova, una maledetta dozzina di uova introvabili in tutta Leningrado per gli eroici soldati dell’Armata Rossa, ma non forse per una volgare coppia di ladri…

Un gran bel romanzo dove la narrazione si snoda in modo davvero avvincente, descrivendo con uno stile vivido le strampalate vicende di due amici nel pieno di quella terribile pagina di storia che fu l’assedio di Stalingrado.
Lev e Kolja accompagnano il lettore nei borghi di una città distrutta, in mezzo alla neve, alle campagne, affamati, privi di qualsiasi cosa, in balia di pericoli costanti.
Un mondo in cui le imprese più assurde diventano questione di vita o di morte. in un
a meta narrazione in cui l’autore, il famoso Benioff de La venticinquesima ora, riporta e romanza i fatti avvenuti a suo nonno Lev durante la seconda guerra mondiale, nella Russia occupata dai nazisti.

“Avevo diciassette anni ed ero un incosciente. Così mi fidai di lui.”

Lev incontra in carcere il giovane disertore, cosacco e quasi perfetto ariano Kolja, al cui destino viene legato da una stravagante richiesta del colonnello delle NKVD.
Una storia di guerra senza la pesantezza delle storie di guerra, in cui le atrocità si mescolano agli episodi di vita, in cui tutto si intreccia, odio, avventura, ironia, e una certà levità dei due sbarbatelli pietroburghesi nell’epica ricerca di un lasciapassare per non essere giustiziati per crimini minori dai propri compatrioti, sullo sfondo dell’incombente invasione nazista.

“Da lontano sembrava uno spettacolo meraviglioso e pensai a quant’era strano che la violenza spesso fosse così bella da guardare, come i proiettili traccianti di notte.”

Un patto col diavolo, un viaggio picaresco nella San Pietroburgo assediata alla ricerca di dodici uova con cui ottenere l’immunità, tra sciacalli, cannibali, cecchini mozzafiato, menadi danzanti, pattinatrici sul ghiaccio, scacchisti dal sangue freddo e la diabolica ombra della Einsatzgruppen che si estende oltre la linea della Russia occupata.

“In tempo di pace, passeggiando sulla Nevskij, non l’avrei mai notata, ma adesso una ragazza cicciottella sembrava qualcosa di tremendamente esotico. Qualche uomo potente la amava e le dava da mangiare.”

Ci sono passaggi spettacolari che impediranno a qualsiasi lettore dotato di buon senso di chiudere il libro, colpi di scena alla Shonda Rhimes (Benioff è uno scrittore prima di tutto sceneggiatore, e si vede) (ma è comunque scrittore di razza), nelle ultime dieci righe del capitolo che costringeranno gli occhi stanchi a voltare pagina e cominciare il capitolo seguente.
Benioff è uno scrittore che si impone e che dimostra il suo talento sapendo con sorprendente semplicità cambiare stile, portando il frutto di ricerche storiche rendendolo sangue vivo nelle vene ormai aride di un genere che non ha ancora finito di raccontare quello che aveva da dire.

Storicamente accurato, ben raccontato, molto emozionante. Molto consigliato!

Stefano Lillium