Memorie di una geisha – Arthur Golden #arthur golden #geisha

*Un libro con un mestiere nel titolo

“Solo dopo aver indugiato a lungo in quello stato di euforia, riuscii finalmente a guardarmi indietro e a riconoscere quanto fosse stata desolata un tempo la mia esistenza. Non credo che nessuno di noi possa parlare del dolore finché non ne è fuori. Sono sicura che in caso contrario non avrei mai raccontato la mia storia.”

Sontuoso quadro d’epoca giapponese a cavallo della seconda guerra mondiale, Memorie di una geisha è un libro famosissimo che racconta piacevolmente e in modo armonico la storia e la vera natura delle geishe giapponesi, dipinte e narrate come “opere d’arte in movimento”.

La geisha è un’artista del mondo che fluttua: canta, danza, vi intrattiene; tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è silenzio.
So quanto sia stato contraddittorio e provocatorio questo romanzo e le storie che la stampa ha romanzato dietro gli alterchi legali dell’autore nei confronti della donna che ha ispirato le vicende qui narrate. Devo dire che in questo caso hanno poca importanza questi rumori di fondo, perché alla fine quello che conta è l’incantevole storia che viene narrata. La voce di Chiyo accompagna i miei pensieri lungo tutto il racconto, calma e paziente come l’acqua che scorre. L’intreccio è fluido e in parte è merito della maestria di Golden e in parte della strabiliante storia con cui Chiyo si presenta ed evolve nel corso della narrazione, che ha una
straordinaria forza espressiva. Golden ha la capacità incredibile di evocare un mondo che è per la maggioranza di noi occidentali sconosciuto, incredibilmente affascinante nel suo mistero, entro il quale figure leggendarie e fuori del tempo come le Geishe si muovono leggiadre, i volti pallidi e l’andatura sensuale, custodi di una civiltà millenaria.
È proprio un buon romanzo per la sua qualità principale: quando narra la sua storia, Chiyo viene a fare letteralmente compagnia al lettore, intrattiene e tiene sospesi pagina dopo pagina, come sempre svolgendo il suo compito di geisha, cantando, danzando e raccontando il mondo.

“Il rimpianto è un tipo di dolore molto particolare; di fronte a esso siamo impotenti. E’ come una finestra che si apra di sua iniziativa: la stanza diventa gelida e noi non possiamo fare altro che rabbrividire.
Ma ogni volta si apre sempre un po’ meno, finché non arriva il giorno in cui ci chiediamo che fine abbia fatto”.

Un romanzo che resta sotto la pelle.

Stefano Lilliu

Alabama Song – Gilles Leroy #GillesLeroy #ScottFitzgerald #PremioGoncourt

Premio Goncourt 2007

“ Le persone che si amano sono sempre indecenti. E per chi ha perso l’amore guardare gli amanti è una tortura da respingere sputandoci sopra o deridendola.”

Gilles Leroy,  Alabama Song, -Baldini Castaldi Dalai editore – 2008

Trad. di Margherita Botto – Premio Goncourt 2007.

Nel week end ho letto questo volume che ho da tempo in libreria, dimenticandome persino. Ma come ho potuto? E’ un libro bellissimo, che mi ha trascinato letteralmente in un vortice di champagne e disperazione. E’ un’autobiografia romanzata, scritta in veste di diario di Zelda, l’eccentrica moglie di Francis Scott Fitzgerald, icone simbolo dei ruggenti anni venti. Alcol, eccessi, debiti, creatività, follia… è Zelda che scrive per mano del talentuoso Gilles Leroy, raccontando in una serie di immagini spesso sfalsate sul piano temporale la propria vita accanto a Goofie (soprannome di Fitzgerald). Lei che, reginetta di bellezza dell’Alabama, figlia di un giudice, dal profondo e anonimo sud degli Stati Uniti arriverà a condurre un’esistenza di eccessi tra New York e Parigi, incendiandosi di luce per finire bruciata e disperata insieme a Scott. Come l’esplosione di una supernova, brillerà nel cielo della generazione perduta per essere poi inghiottita dal nulla, come quel buco nero che aveva al posto dell’anima. La smania di successo di Fitzgerald, il rapporto altalenante con la moglie – fatto di passione, tradimenti, gelosie, rivalità, invidie, eccessi alcolici con conseguenti impatti sulle prestazioni amorose – e con la sua follia. Follia che viene inseguita e dalla quale si scappa per tutto il libro, in un progressivo processo di dissoluzione che comincia quasi immediatamente dopo il matrimonio, in un susseguirsi di scontri seguiti da avvicinamenti in un clima di continua tensione tra i due che neppure la nascita della figlia Frances riesce a risanare.

E’ un libro dalla struttura strana, l’utilizzo di continui salti d’epoca e di flash back nell’arco del trentennio in cui si svolgono gli avvenimenti conferisce al romanzo un ritmo incalzante, a tratti delirante, che ben si adatta alla ricostruzione psicologica dei personaggi. Lo consiglio in particolare a chi, come me, adora gli scittori del periodo, un grande momento della letteratura americana ma non solo, e non si stanca mai di leggere le loro storie fatte di eccessi, di arte e di passione allo stato puro. Bello, bello e ancora bello!
#cinquantalibri #Alabamasong #GillesLeroy

Questo è un libro dedicato alla scrittura. Ed a tutti coloro che ne sono pazzi. E’ il libro degli scrittori. E di un rapporto tanto malato quanto irrinunciabile. Forse Scott Fitzgerald non sarebbe esistito senza la moglie. Forse Belli e dannati non sarebbe stato scritto se non sotto l’impulso di una vita sconcertata in continuazione. Forse non ci sarebbe stata una scrittura sempiterna senza un dolore terreno e fisico così personale, così patito da carne umana. Zelda è non solo una figura archetipica. E’ l’emblema della scrittura quando i freni non si tengono più. E’ il sacrificio di una famiglia sull’altare del talento. E’ la vita dello scrittore più maledetto del mondo. E’ la scrittura di una vita.  Alberto Pezzini

Paola Castelli