Richard Yates – Revolutionary Road #RichardYates

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“… non riusciva nemmeno a dire se era irritato o contrito, se era il perdono che voleva o il potere di perdonare.”

Parte come una sordida commedia sull’ipocrisia della middle class USA di metà anni ’50, col motore del sogno americano a pieni giri, ma finisce per scavare in profondità, rivelando la marcia insensatezza – universale – degli equilibri sentimentali e sociali, l’inganno delle prospettive che accettiamo come un sottoprodotto irrinunciabile. Finché l’inganno appunto non ti si rivela in tutta la sua crudezza, accendendo i riflettori sulla penosa recita che stai conducendo (il primo capitolo è emblematico in questo senso) e allora non resta che la nevrotica accettazione o lo scarto della pazzia, del gesto disallineato.
Straordinario il modo in cui un dettaglio fisico o ambientale, una frase, una parola, siano capaci di spostare il tono dallo strambo all’angosciante. Magistrale l’utilizzo delle ellissi ad amplificare la tensione con un senso di ineluttabile, di fattore umano intrappolato nel proprio svilupparsi meccanico.

Stefano S.

DESCRIZIONE

Nominato da Time tra i «100 Best Novels in English», Revolutionary Road è uno dei classici «dimenticati» della narrativa americana del secondo Novecento, che minimum fax ha riportato con successo nelle librerie italiane dopo più di trent’anni. Frank e April Wheeler sono una coppia middle class dei sobborghi benestanti di New York che coltiva il proprio anticonformismo con velleità ingenua, quasi ignara della sua stessa ipocrisia: nella storia della giovane famiglia felice la tensione è nascosta ma crescente, il lieto fine impossibile, ma l’inevitabile esplosione avviene solo dopo quattrocento pagine, fra le più intense e penetranti della narrativa americana degli ultimi cinquant’anni.

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Il tempo è un bastardo – Jennifer Egan #JenniferEgan

“Il tempo non aspetta nessuno e il mondo va avanti, nonostante noi, i nostri problemi e le nostre vite”.

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“Il tempo è un bastardo”, lo sappiamo tutti, ma Jennifer Egan ce lo mostra con stile superbo e con una forma narrativa geniale: è formato da una serie di racconti diversissimi tra loro per ambientazione, tempo e stile, in cui ricorrono gli stessi personaggi.
Mi sono innamorata di questo libro fin dal primo racconto e ha mantenuto fede alle mie aspettative per tutto il tempo in cui è durata la nostra storia – poco, perché è così magnetico che DEVI leggerlo e non puoi fare altro. Unico lieve calo: l’ultimo racconto, ambientato in un immaginario futuro prossimo.
Ho amato tutto: personaggi, ambientazioni, linguaggio e, come dicevo, stile e forma narrativa.
Questi racconti non sincronici, ma spostati nel tempo e nello spazio, che vanno a comporre un unico grande puzzle, raccontano i momenti più densi di significato della vita di ogni protagonista e al contempo ci permettono di scoprire quanto accade loro e ad altri personaggi (nonostante questi non abbiano un racconto “tutto per loro”) nell’arco di vent’anni. Un quadro che si svela man mano e che viene dipinto dalla Egan con assoluta maestria.
Il contesto dell’ambiente punk/rock e dell’industria musicale è perfetto per lo sviluppo della tematica dell’inevitabile scorrere del tempo, della morte dei sogni e della necessità di cambiamento che ogni essere umano avverte per continuare a vivere meglio che può, e mi ha fatto amare ancora di più questo libro.

Loretta B.

descrizione

“Il tempo è un bastardo” è un romanzo insolito, formato da una serie di racconti collegati dal ricorrere degli stessi personaggi. Al centro ci sono Bennie Salazar, ex musicista punk e ora discografico di successo, e il suo braccio destro Sasha, una donna di polso ma dal passato turbolento. Le loro storie si snodano fra la San Francisco di fine anni Settanta e una New York prossima ventura in cui gli sms e i social network strutturano le emozioni collettive, passando per matrimoni falliti, fughe adolescenziali nei bassifondi di Napoli, scommesse azzardate su musicisti dati troppe volte per finiti. Intorno a Bennie e Sasha si compongono le vicende delle loro famiglie e dei loro amici: una galleria di coprotagonisti grazie alla quale Jennifer Egan riesce a raccontare le degenerazioni del giornalismo e dello star-system, la meraviglia delle droghe psichedeliche, le dinamiche emotive di un bambino autistico nella provincia americana del futuro. “Il tempo è un bastardo” supera gli stereotipi della narrativa tradizionale ma resta godibile e appassionante per tutti i lettori: un romanzo-mondo aperto alle infinite possibilità dell’esistenza e della prosa, che si è conquistato la vetta della scena letteraria americana e internazionale.