Alex Capus, Skidoo – Viaggio nelle città fantasma del Selvaggio West

capus

I giornali di queste parti, nel 1874, annunciarono a grandi lettere che un tizio di nome Jonathan Newhouse aveva inventato un’armatura in grado di proteggere dai colpi di calore e dai raggi solari. Secondo le informazioni fornite dal giornale di Virginia City, il “Territorial Enterprise”, l’invenzione consisteva in una giacca lunga e molto aderente fatta di spugne da bagno spesse un pollice cucite insieme, e di un berretto del medesimo materiale. Sotto il braccio destro, Jonathan Newhouse portava una borsa di caucciù collegata con un tubo di gomma alla cima del berretto, mediante la quale si preoccupava che la sua speciale armatura solare fosse continuamente irrorata d’acqua, la cui evaporazione portava a un considerevole raffreddamento della superficie. Per mantenere l’armatura bagnata, il viaggiatore desertico non doveva fare altro che spremere di tanto in tanto la borsa dell’acqua per mezzo dell’avambraccio destro. Secondo le informazioni fornite dal giornale, Jonathan Newhouse aveva quarantasette anni ed era arrivato dall’Ohio per mettere alla prova la sua invenzione nelle condizioni più estreme che fosse possibile immaginare. A detta del “Territorial Enterprise”, si era allontanato il 27 giugno dall’ultimo insediamento umano annunciando che avrebbe fatto ritorno nel giro di un paio di giorni. Il 29 giugno, tuttavia, non era apparso Newhouse, bensì un indiano che in un inglese molto stentato e con gesti concitati aveva chiesto ai presenti di seguirlo. Dopo un viaggio di venti miglia nel cuore del deserto, l’indiano indicò loro, nella calura mortale, quella che sembrava essere una figura umana appoggiata a una roccia. Era Newhouse, congelato come uno stoccafisso nella sua armatura. La barba era coperta di brina e dal naso gli pendeva un ghiacciolo, nonostante il sole del mezzogiorno estivo e una temperatura esterna di circa 65° centigradi. Newhouse era morto miseramente nel mezzo della Death Valley perché – queste le conclusioni del “Territorial Enterprise” – la sua invenzione aveva funzionato fin troppo bene ed egli non era più stato in grado di liberarsi dall’armatura ghiacciata.

Alex Capus – Skidoo – Viaggio nelle città fantasma del selvaggio West

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Ancora una volta mi sono lasciato abbindolare dalla sinossi di Amazon che, per ben 0,99 €uri, ieri mi ha conquistato con Skidoo, promettendomi un viaggio in compagnia dello scrittore svizzero Alex Capus “fra i deserti e le infuocate praterie del Far West, sulle tracce delle città fantasma dei cercatori d’oro; lungo il percorso, oggi tutt’altro che avventuroso, raccoglie da vecchissimi ritagli di giornale delle storie degne di uno spaghetti-western o di una comica di Buster Keaton.”
E’ molto breve, sono solo 86 pagine (e già questo avrebbe potuto darmi da pensare), gli aneddoti sono tutti molto curiosi, interessanti e/o divertenti.
In ogni capitolo l’autore racconta un aneddoto di una ghost town anche in modo avvincente, però peccato che manchi totalmente la parte del viaggio: avrebbe potuto scriverlo direttamente da casa sua a Olten, in Svizzera, facendo ricerche su internet o in biblioteca senza percorrere un km. Osti, sei stato nel Far West sulle tracce degli antichi pionieri, raccontaci du’ cose di quello che hai visto!!!
Peccato, un’occasione persa per l’amico Capus.

Massimo Arena

Joe R. Lansdale, Atto d’Amore

atto d'amore

Si chiamava Marvin Hanson.
Era nero come il carbone e brutto come una scimmia. Tenente di polizia. Detective in borghese. Squadra omicidi. Aveva le braccia corte e le mani incredibilmente grandi con dita grosse come salsicciotti. Era alto 1,75 ma grazie alla larghezza delle spalle e del tronco non gli avresti dato un millimetro più di 1,65. Tutti e tre i suoi amici più intimi lo chiamavano Gorilla. Chiunque altro lo chiamava Marvin, signor Hanson o signore. Qualche stretto collaboratore lo chiamava soltanto Hanson. Nulla di tutto questo era sollecitato dal diretto interessato, che era solo il tipo d’uomo che pretende rispetto, casomai un rispetto a denti stretti ma comunque rispetto.

Joe R. Lansdale – Atto d’Amore

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Dopo tanto tempo sono finalmente riuscito a procurarmi una copia del primo romanzo uscito nell’81 del mio amato Lansdale che, pur essendo stato pubblicato in Italia solo nel 2003 è diventato molto difficile da reperire.
Sapevo poco o nulla di Atto d’Amore, l’ho comprato sulla fiducia perchè ormai è così che faccio con i libri di Lansdale, ed è stata una enorme e piacevolissima sorpresa imbattermi in una storia con protagonista lo stesso Marvin Hanson comprimario della serie di Hap & Leonard.
E infatti la formula è la stessa della serie che l’ha reso famoso: noir con abbondanti dosi di violenza e ironia ambientato in Texas dove un serial killer necrofilo fa il bello e il cattivo tempo ai danni dell’immagine della polizia di Houston.
Come ammette lo stesso autore nella postfazione scritta per Fanucci: “non è proprio la meraviglia che credevo alle due e mezzo di quella notte di tanti anni fa, però è sempre meglio di quando calpesti una puntina da falegname o ti fai inculare da un rinoceronte miope”.

Massimo Arena