Addio mia amata – Raymond Chandler #RaymondChandler #Marlowe

Traduttore: G. Trevisani
Collana: Universale economica

“L’odore della salvia giunse da un canyon e mi fece pensare ad un uomo morto e a una notte senza luna.”

So che può sembrare puerile, ma ho scelto questo libro perché mi ha intrigato molto la ricerca di un titolo citato in un film e ho faticato non poco a trovarlo, dato che ciò in cui mi sono imbattuta, era riferito ad opere già lette. Così non mi è restato che approdare a Chandler, di cui non avevo mai letto niente e di cui conosco solo le trasposizioni cinematografiche interpretate da Robert Mitchum, che, a dirla tutta, mi è risultato sempre molto antipatico (e quei film li ho considerati sempre moooolto noiosi).
Michael Caine all’inizio del film “Carter”(1971), mentre viaggia sul treno,” legge proprio “Addio mia amata” di Chandler, poi trasposto al cinema nel film “Marlowe, il poliziotto privato”(1975) con Robert Mitchum. Raymond Chandler, assieme al quasi contemporaneo ma precedente Dashiell Hammett, è uno dei principali autori americani della letteratura hardboiled.
Che dire? Mi ha colpito tanto questa prosa paratattica, alternata a descrizioni dettagliate, in cui qua e là affiorano paragoni e metafore di sapore prettamente statunitense, frasi brevi, lessico retrò ma personaggi estremamente ben caratterizzati. Marlowe racconta in prima persona una concatenazione di eventi in cui, suo malgrado, si trova coinvolto e in cui vuole immergersi per trovare il bandolo di una matassa che lo incuriosisce. La trama si aggroviglia e la narrazione procede quasi motu proprio in una serie di episodi che il protagonista descrive con un efficace tono di straniamento, conferendo all’insieme un’impronta quasi surreale. Non manca la vena umoristica, di un umorismo crudo, che a tratti diventa sarcasmo, in cui ci ho ritrovato un po’ di Lansdale.
Per il resto, forse in coincidenza al periodo in cui il testo è stato scritto, i toni sono altamente discriminatori (i neri sono negri, o scarafaggi; gli indiani puzzano e le donne… bè, meglio non riferire troppo!).

“Il pranzo da ottantacinque cents aveva il sapore di un sacco postale in ritardo e mi fu servito da un cameriere il quale aveva l’aria di essere disposto a tramortirmi per venticinque cents, tagliarmi la gola per mezzo dollaro e gettarmi in mare, chiuso in un tubo di cemento, per un dollaro e mezzo, più le tasse sull’entrata e il servizio.”

Silvia Loi

Meno male che ci sei, Marlowe, in questo mondo pieno di Supereroi. (lettore Amazon)

Annunci

Un giorno di festa – Enrico Pandiani #EnricoPandiani #LesItaliens

Un giorno di festa. Un romanzo de «Les italiens» – Enrico Pandiani

Editore: Rizzoli
Collana: Nero Rizzoli
«Il tempo se ne sbatte di te e dei tuoi morti. O gli stai dietro oppure ti attacchi. Tanto, presto o tardi, con lui perdiamo tutti»

Se i miei conti sono esatti, con “UN GIORNO DI FESTA” Enrico Pandiani ha sfornato il sesto capitolo delle ruvide gesta de Les Italiens, la squadra di polizia più spigolosa di Francia.
Questa volta la brigata è alle prese con qualcosa di molto attuale e sensibile, di cui è meglio non dire altro, perché raccontare la trama di un poliziesco equivale a mortificarlo. Che poi, poliziesco mica tanto. Cioè, sì, è un poliziesco, ma lo stile con cui Pandiani (a mio avviso uno degli scrittori italiani più incomprensibilmente sottovalutati della scena) racconta, è quello tipico del noir. Un noir efficace, burbero, grezzo, aderente ai cliché ma in modo poco accademico, rispettoso della tradizione (anche cinematografica) ma non ripetitivo e disposto a rinnovarla senza sentirsene traditore, politicamente piuttosto scorretto e per questo credibile. Penso che il fatto di essere italiano, anzi, meglio ancora, torinese, consenta ogni volta all’autore di dare il meglio di sé, come spesso capita a chi vorrebbe tanto essere all’altezza del cugino grande che frequenta e ammira da una vita e, provandoci, s’impegna al massimo, distillando e sublimando l’essenza del modello e quindi partorendo un risultato che va ben oltre l’imitazione, non scade mai nell’emulazione e tanto meno rasenta la parodia. Per nulla: è il lavoro di chi, amando e studiando quel che fa il cugino, con esperienza e buona volontà ne schiva i difetti e ne affina le virtù. Trovando, infine, anche una propria originalità.
Insomma, per me Pandiani ha fatto nuovamente centro e, se siete appassionati del genere, non esitate. Però c’è un però, anzi due. Primo però: meglio leggerli in ordine, i romanzi del commissario Mordenti. Secondo però: evitate il Pandiani del suo alternativo filone (quello dell’occhio privato Zara Bosdaves) perché decisamente non all’altezza.
Insomma, fate le cose per benino, su…

Iuri Toffanin