La tormenta di neve e altri racconti – Lev Tolstoj

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Raccolta di tre racconti lunghi: La tempesta di neve (già pubblicato come La tormenta), Albert e La felicità familiare, tutte opere piuttosto giovanili dell’autore, molto godibili.
Il primo è il racconto di una furiosa tempesta di neve che si scatena sul tragitto di alcuni viaggiatori mentre attraversano la steppa da una stazione di servizio all’altra su slitte trainate da cavalli, di notte. E’ un racconto molto realistico, senza una vera e propria trama, solo potenti, vivide descrizione della bufera, della neve, del vento; il tempo scorre ovattato, come in sogno, mentre i cavalli corrono nella notte senza che il conducente veda la strada. Chiunque abbia guidato sotto la neve per qualche tempo si riconoscerà in questi momenti di veglia e ipnotica fascinazione dei fiocchi impazziti illuminati dai fari, la traccia bianca da seguire unica cosa viva, e intorno il buio del mondo.

Il secondo racconto è quello che mi ha colpito di più. Il protagonista è Albert, un giovane senza mezzi, violinista incredibilmente dotato. Un ricco aristocratico, colpito dall’eccezionale bravura dell’artista, generosamente si offre di fargli da mecenate. Ma Albert si dà completamente alla propria arte, i virtuosismi più eccelsi, quelli in cui il pubblico entra in estasi, trasportato dalla musica ad altissime vette, gli riescono solo quando è completamente ubriaco; la vita normale, borghese, lo ripugna, e senza timore si dedica all’autodistruzione. Non gli importa di minare la propria salute, in tal modo; perchè un artista, per Albert, non deve invecchiare. “Molte cose sono necessarie per l’arte, ma soprattutto ci vuole fuoco”. E il fuoco, nella vita, non è dei vecchi, nè dei borghesi o degli aristocratici con la pancia piena.

La felicità familiare (in qualche vecchia edizione italiana La felicità domestica, o la felicità coniugale) è la storia del matrimonio tra una giovane donna diciassettenne e un uomo trentaseienne, un vecchio amico di famiglia. Inizia tutto sommato come un matrimonio di amore da parte di lui e immensa cotta da parte di lei; lungo il corso della vicenda, e della propria vita, la giovane realizzerà che la convivenza coniugale e i sentimenti adulti sono cose molto più complesse di quanto immaginasse da prima delle nozze, e che hanno ben poco a che fare con le ingenue nozioni di “vita matrimoniale” che si immaginava quand’era ancora di fatto solamente una bambina. Tolstoj analizza il sentimento dell’amore e del matrimonio e ne propone il significato classico della propria produzione, di recipiente di felicità umana che si esplicita nella cura e nell’educazione dei figli, nel miglioramento della società e della specie umana.

Sono tre racconti molto belli, dove Tolstoj sviluppa tematiche importanti della sua produzione futura: la necessità morale della comunione con la natura, la capacità dell’uomo comune di riconoscere la vera arte, l’importanza di condurre una vita armoniosa, etica, di coscienza religiosa e civile. Se non avete mai letto nulla di questo gigante della letteratura, che magari vi spaventa nell’approccio con la mole dei suoi capolavori, potreste dedicarvi a questo libro.
Lorenza Inquisition

 

Delitto e Castigo – Fedor Dostoevskji #Incipit

“C’era un caldo insopportabile in quei primi giorni di luglio. Era quasi sera quando un giovane uscì dalla misera stanza che aveva preso in affitto in vicolo S. e, sceso in strada, s’incamminò lentamente, come fosse indeciso, in direzione del ponte K. Per sua fortuna, sulla strada non aveva incontrato la padrona di casa. La stanza del giovane si trovava nel sottotetto di un caseggiato di cinque piani e assomigliava più a un armadio che a una stanza. La donna che gliel’aveva affittata, compresi il vitto e il servizio, abitava da sola nell’appartamento un piano più in basso, per cui il giovane, quando usciva di casa, doveva inevitabilmente passare davanti alla cucina la cui porta era quasi sempre spalancata. E ogni volta che passava davanti a quella porta avvertiva una sensazione di malessere e di profondo fastidio di cui provava vergogna e che gli contraeva il volto in una smorfia. Dovendole dei soldi faceva di tutto per non incontrarla.”
Delitto e Castigo, Fedor Dostoevskji