Jude L’Oscuro – Thomas Hardy #recensione #thomashardy

“Ricordi, dicevamo che avremmo fatto della gioia una virtù”.

Ora capisco perché, ai tempi, questo romanzo venne chiamato “Jude l’Osceno”: era come una mano artigliata che si è fatta largo tra la falsità delle convenzioni sociali dei tempi, spezzata dal mattone della censura solo dopo che aveva compiuto una parte del massacro di quelle convenzioni, sbattendo in faccia alla gente del tempo tutto quello che fingevano di non voler vedere.

Il protagonista della storia è Jude Fawley, un giovane uomo appartenente alla classe più umile della società, il cui sogno nella vita è di divenire letterato. Altri due personaggi cruciali del racconto sono la volgare prima moglie di Jude, Arabella, e Sue, la cugina e convivente che Jude non riuscirà mai a sposare.
Tutti i personaggi sono così vividi che mi è capitato più volte di pensare: “No, porca puttana, NON FARLO!”, “Ma come può dire una cosa del genere?”, “Ma è scemo?”, “Ma guarda te ‘sta stronza!”
Non c’è un lieto fine e non c’è nessun barlume di speranza. L’inizio ti apparecchia la tavola per i bocconi amari che verranno dopo e che non verranno risparmiati. Fino a quello finale, il più amaro di tutti.
Le convenzioni e le restrizioni morali dell’epoca vittoriana, il vero “villain” del romanzo, vincono anche se pirricamente. Pagine amarissime scorrono veloci mentre si punta il dito contro precetti di fede che in servile ossequio alla tradizione impediscono la libera espressione degli impulsi naturali, soffocando tutto ciò che di autentico esiste nell’essere umano.
Alla fine, ti troverai il cuore nebuloso come gli strati di nuvole grigie che avvolgono Christminster.

Alex Grigio

A Year in the Life of William Shakespeare – James Shapiro #recensione #WilliamShakespeare

shapiro

Un anno cruciale per la carriera del bardo, una svolta decisiva legata alla costruzione del Globe e alla conseguente libertà data ad un autore che è anche socio del teatro, la libertà di potersi rivolgere ad un pubblico più scelto, di abbandonare certe forme di comicità clownesche verso un dramma più realistico, che sia lo specchio di un paese che a sua volta è in balia di una grave crisi. La regina Elisabetta sta invecchiando, ci si interroga su chi possa essere il suo successore mentre lei è alle prese con una prova di forza col suo fido Essex su come gestire le rivolte in Irlanda. La minaccia di un attacco spagnolo, la questione irlandese, la crisi dei valori cavallereschi, il popolo immiserito, la confusione tra riti cattolici e anglicani, sono tutti elementi che hanno profonda eco nei drammi che Will scrive in quest’anno, “As You Like It”, “Julius Caesar”, “Henry the Fifth” e “Hamlet”. In quest’ultima opera, attrraverso il soliloquio, Shakespeare, trova infine la sua personale via alla tragedia, che fa di questo complesso e indiscusso capolavoro lo specchio del suo tempo:
Born into a world in which the old religion had been replaced by the new and, like everybody else, living in nervous anticipation of the imminent end of Elizabeth’s reign and the Tudor dynasty, Shakespeare’s sensitivity to moments of epochal change was both extraorninary and understandable. In “Hamlet” he perfectly captures such a moment, conveying what it means to live in the bewildring space btween familiar past and murky future”.

La lettura di questo saggio non è sempre semplice e scorrevole ma è di inesauribile interesse, soprattutto perchè sfata tanti miti sulla vita del bardo, che fosse illetterato, che si fosse trasferito a Londra trascurando la famiglia lasciata a Stratford… Inoltre ha risvegliato in me un sopito interesse per la storia britannica che sta già influenzando la mia lista della spesa!

Arianna Pacini