Nella casa dei tuoi sogni – Carmen Maria Machado #CarmenMariaMachado #CodiceEdizioni

«È un memoir non ortodosso: racconta l’abuso domestico subito dalla scrittrice da parte di una ex fidanzata instabile e violenta e sfugge alla separazione tra generi letterari e tra realtà e immaginazioni, attingengo a fiabe, serie tv, film e alle (scarse) ricerche accademiche su persone queer e violenza casalinga»Viviana Mazza, la Lettura

E’ un bellissimo diario racconto, che disegna i contorni di una relazione amorosa inquinata dall’abuso psicologico. Tutto il libro è pervaso da un sentimento che la Machado chiama “angoscia della minoranza”. L’oggetto del libro è, infatti, la storia di una coppia omosessuale, il racconto di una relazione abusiva appartenente all’universo queer. Stile tratteggiato con ironia e delicatezza, ma anche amarezza e voglia di non nascondere quanto una relazione tossica possa trascinare in basso. La scrittura è sperimentale, poetica, potente. I brevi capitoli/stanze sono incorniciate dalla stessa formula: la casa dei tuoi sogni come gotico americano, la casa dei tuoi sogni come avvertimento

“La casa non è essenziale all’abuso domestico, ma cavolo, purtroppo, decisamente aiuta: uno spazio privato in cui vengono messe in scena tragedie private a porte chiuse, come detta il cliché; ma anche finestre sigillate contro il rumore, tende tirate, telefoni silenziato. Una casa non è mai apolitica. È concepita, costruita, occupata e sorvegliata da persone che hanno potere, bisogni, desideri. Il Glassex è politico. E politico è anche l’incenso che bruci per dissimulare l’odore del sesso, o di una lite. “

Barbara Tagliabue

DESCRIZIONE

Carmen Maria Machado racconta lo smarrimento e la solitudine di trovarsi in una relazione segnata dall’abuso psicologico, e allo stesso tempo ci consegna, oltre a una toccante autobiografia, una profonda riflessione sulla scrittura e sulla natura stessa del memoir. Per analizzare il suo rapporto con una donna bella e carismatica, ma anche instabile e violenta, e capire come quello che le è successo l’abbia plasmata nella persona che è ora, Machado attinge a piene mani da numerosi generi letterari e dalla cultura pop. Capitolo dopo capitolo siamo trasportati dalla casa stregata al bildungsroman, dal noir alla novella picaresca, da Cechov alle fiabe, da Star Trek ai cattivi della Disney, in un tour de force sul trauma e sulla sua elaborazione che smantella lo stereotipo dell’idilliaca relazione tra donne. Al centro di tutto la casa dei sogni, il simbolo di ciò che poteva essere e non è stato.

Nella casa dei tuoi sogni – Carmen Maria Machado

Traduttore: Monica Capuani Editore Codice Anno edizione: 2020

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Pedro Lemebel – Ho paura torero #PedroLemebel #HoPauraTorero

LEGGERE IL MONDO: CILE

lemebel

“Così solo, così isolato nel proprio bozzolo, figuriamoci se poteva permettersi di piangere, senza uno spettatore in grado di apprezzare lo sforzo di inscenare una lacrima.”

Questa è la storia di un amore non corriposto nel Cile del 1986, tra un travestito, una magnifica “checca persa”, la Fata dell’angolo, quarantenne bistrattato dalla vita e dai dolori che si nascondono fra le sue rughe e nelle pieghe delle stoffe che ricama, e un giovane studente iscritto al fronte rivoluzionario che tenta di destabilizzare Pinochet. La fata ama lui, e lui ama, disperatamente, la patria. Per qualche mese si frequenteranno, lei sogna il suo amore impossibile, sapendo che dovrà finire, ma la ragione nulla può contro i sogni, si sa. Alla voce limpida e suadente della Fata si contrappongono -non sempre felicemente, per me- le voci del dittatore e di sua moglie, dipinti lui come un vecchio demente che ha ancora guizzi di mostruosità, e lei come un’oca ciarliera. 

La Fata si guadagna da vivere ricamando biancheria per le ricche signore borghesi del regime, e una tovaglia finemente ricamata, ordinata dalla moglie di un generale, è soggetto di alcune delle più belle pagine di questo libro che ho davvero apprezzato: il picnic su un prato montano con la Fata indaffarata a sistemare il pranzo sulla tovaglia mentre guarda il suo giovane compagno intento a prendere appunti, indifferente alla sua presenza, mentre lei sogna.
La tovaglia ritorna quando la Fata si reca a consegnarla alla moglie di un gerarca e lì, dopo averla distesa sul tavolo, ecco prendere corpo visioni di un banchetto dove i generali brindano ai morti ammazzati e il vino si rovescia, inzuppando di rosso gli uccellini e i fiori ricamati e gli angioletti nell’angolo, soggettive di morte che le rendono impossibile lasciare lì la sua tovaglia, la riprende e scappa, fuggendo nelle strade di una Santiago sempre in assedio militare, dove si scontra con la realtà di disordini, lotte contro il dittatore, perquisizioni, fermi e arresti. Infine la tovaglia tornerà per un ultimo banchetto sulla spiaggia, dove i sogni devono svanire inevitabilmente, tra le grida dei gabbiani, il blu del mare e Cuba all’orizzonte.

La Fata vive di passione e filtra la realtà attraverso occhi da sognatrice che distorcono i fatti in favore del melodramma: un’esasperazione del vissuto da “femmina” tipico di un omosessuale che vive in un’epoca che lo emargina e lo costringe a rifugiarsi nella fantasia e nelle emozioni per fuggire alla bruttura e alla violenza del contesto che lo circonda. Forse un vinto da una vita violenta e ingiusta, sempre sul filo della crisi che però trova ogni volta un motivo per un momento di felicità (anche se illusoria, e lo sa). Impossibile non amarlo.

Per il resto, penso che a seconda della propria sensibilità e gusto questo sia un libro che oscilla in modo vario tra le tre e le quattro stelle, lo stile è particolare, barocco ma leggero, la prosa ricca e affascinante. Quando il linguaggio sta per sconfinare nell’osceno, molto finemente qualche pennellata di poesia attenua i toni. C’è qualche stereotipo, c’è l’impossibile confronto con Il Bacio della donna ragno che sta qualche gradino più su, qualche macchietta di ritorno che sempre troviamo nel mondo queer di ogni latitudine. Ma sono peccati minori, per me, rimane un gran bel libro, poetico, commovente, molto visivo, ma in fondo è nelle mani della Fata la descrizione, e quindi è più che giusto così.

Lorenza Inquisition

“Perché le lacrime delle fate non avevano identità, colore, sapore, non irrigavano nessun giardino d’illusioni. Le lacrime di una fata orfana come lei non vedevano mai la luce, non si sarebbero mai trasformate in mondi umidi asciugati dalla carta assorbente delle pagine letterarie. Le lacrime delle fate sembravano sempre finte, lacrime interessate, pianto di pagliacci, lacrime artificiose, complemento esteriore di emozioni eccentriche.”