Uomini e topi – John Steinbeck #JohnSteinbeck @nellogiovane69

“Come talvolta avviene, un attimo discese e si librò e durò molto più che un attimo. E il suono tacque e il movimento tacque, per molto, molto più che un attimo.”

uomini-e-topi-riassunto

Ho letto la traduzione di Pavese, datata ma splendida. Visto che il romanzo è breve, sono tentato dal leggerne anche la traduzione recentissima di Michele Mari.
Cosa dire? È bellissimo. La quarta parte è un vero e proprio dialogo teatrale dalla dinamicità, sottigliezza e tensione pazzesche. Temi diversi si intrecciano grazie a un pugno di personaggi scolpiti con maestria, soggiogati da ambizione, insoddisfazione e voglia di rivalsa, mentre su tutto incombe la cappa dell’ingiustizia sociale, il sogno americano che diventa il fine corsa della speranza. Ogni progetto, ogni via d’uscita, passa nel tritacarne della predestinazione, e quel che ne resta sono illusioni da rimpiangere mentre ti bevi la paga o ti trastulli in una “casa”.
Sottofinale e finale da brividi.

Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all’ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. È come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra. Qui io leggo molti libri. Nessuno trova il paradiso e nessuno trova il pezzetto di terra. È solamente nella testa.

Stefano Solventi

John Steinbeck – Uomini e topi

La voce di George si fece più cupa. Ripeteva le parole, cadenzate, come le avesse pronunciate tante volte. «Gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l’indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d’un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l’indomani».
Lennie era felice. «È così, è così. E adesso dimmi com’è per noi».
George riprese. «Per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire. Noi abbiamo qualcuno a cui parlare, a cui importa qualcosa di noi. Non ci tocca di sederci all’osteria e gettar via i nostri soldi, solamente perché non c’è un altro posto dove andare. Ma se quegli altri li mettono in prigione, possono crepare perché a nessuno gliene importa. Noi invece è diverso».
Lennie interruppe: «Noi invece è diverso! E perché? Perché… perché ci sei tu che pensi a me e ci sono io che penso a te, ecco perché».