I pascoli del cielo – John Steinbeck

Una lunga valle si stendeva entro un anello di colline che la proteggevano dalla nebbia e dai venti. Disseminata di querce, era coperta di verde pastura e formicolava di cervi. Al cospetto di tanta bellezza il caporale si sentì commosso…
“Madre di Dio!” mormorò. “Questi sono i verdi pascoli del Cielo ai quali il Signore ci conduce”.

Solo adesso, dopo averlo letto, mi chiedo come ho potuto ignorarlo fino ad ora visto che di Steinbeck ho letto quasi tutto.
Nel 1776, un militare spagnolo, alla ricerca di alcuni indiani convertiti, fuggiti da una missione in California, s’imbatte in una valle rigogliosa talmente bella da fargli affermare :”Questi sono i pascoli del cielo ai quali il Signore ci conduce“.
Una terra fertile, libera e selvaggia.
Il militare decide di stabilirvisi e come lui altre persone, ognuna di queste ha la propria storia e qualcosa da cui fuggire o cercare. Quasi sempre storie dure, di pionieri o di chi cerca un posto migliore in cui vivere o di chi fugge da una vita insoddisfacente. Ma anche qui il male si insinua e si diffonde.
Steinbeck fa da cantastorie per questa gente piena di illusioni e di speranze e non importa se il risultato non è quello che avevano sperato, ma almeno per un po’, tutti ci avevano creduto. E’ il racconto dell’umanità marginale, una realtà dura, piena di dolore ma talvolta capace di sorprendere con improvvisi guizzi di speranza.
Questo libro, fra i primi che ha scritto, mi è sembrato un apripista di tanti romanzi che poi seguiranno, sia suoi che di altri.
Un piccolo capolavoro tradotto da Elio Vittorini.

Raffaella Giatti

John Steinbeck – La luna è tramontata #JohnSteinbeck

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“Alle dieci e 45 tutto era finito. La città era occupata, i difensori abbattuti e la guerra finita. L’invasore s’era preparato per questa campagna con la stessa cura che per altre di maggior ampiezza”.
Dall’incipit si percepisce subito che “La luna è tramontata” è una storia di guerra: l’invasione lampo di una città militarmente poco difesa sulla costa norvegese da parte delle truppe tedesche, durante la seconda guerra mondiale.
In poche ore una cittadina viene conquistata e i suoi abitanti rassegnati si assoggettano al volere nazista, cominciano a lavorare per loro. Lo scopo di questa conquista, strategica per i tedeschi, è il carbone.
Può capitare però, che anche se un popolo si dimostra passivo ed è militarmente inferiore agli invasori, abbia un moto di orgoglio e facendo leva sulla propria dignità, può capitare che si ribelli.
Un episodio solo, di un uomo che non vuole padroni può bastare a scuotere le coscienze, l’anima degli oppressi e fomentare la rivolta.
La luna è tramontata è un storia di libertà e ribellione, ma anche se nel suo complesso la storia ha coraggio e fierezza per me resta un occasione mancata per l’autore di Uomini e topi di farne l’ennesimo capolavoro. Avrebbe potuto caratterizzare meglio i personaggi e rendere più strutturata la storia, 150 pagine sono davvero poche per raccontare le vicende contenute.
” Gli uomini liberi non possono scatenare una guerra, ma una volta che questa sia cominciata possono continuare a combattere nella sconfitta.
Gli uomini-gregge, seguaci di un capo, non possono farlo, ed ecco perché sono sempre gli uomini-gregge che vincono le battaglie e gli uomini liberi che vincono le guerre”.

Daniele Bartolucci