I pascoli del cielo – John Steinbeck

Una lunga valle si stendeva entro un anello di colline che la proteggevano dalla nebbia e dai venti. Disseminata di querce, era coperta di verde pastura e formicolava di cervi. Al cospetto di tanta bellezza il caporale si sentì commosso…
“Madre di Dio!” mormorò. “Questi sono i verdi pascoli del Cielo ai quali il Signore ci conduce”.

Solo adesso, dopo averlo letto, mi chiedo come ho potuto ignorarlo fino ad ora visto che di Steinbeck ho letto quasi tutto.
Nel 1776, un militare spagnolo, alla ricerca di alcuni indiani convertiti, fuggiti da una missione in California, s’imbatte in una valle rigogliosa talmente bella da fargli affermare :”Questi sono i pascoli del cielo ai quali il Signore ci conduce“.
Una terra fertile, libera e selvaggia.
Il militare decide di stabilirvisi e come lui altre persone, ognuna di queste ha la propria storia e qualcosa da cui fuggire o cercare. Quasi sempre storie dure, di pionieri o di chi cerca un posto migliore in cui vivere o di chi fugge da una vita insoddisfacente. Ma anche qui il male si insinua e si diffonde.
Steinbeck fa da cantastorie per questa gente piena di illusioni e di speranze e non importa se il risultato non è quello che avevano sperato, ma almeno per un po’, tutti ci avevano creduto. E’ il racconto dell’umanità marginale, una realtà dura, piena di dolore ma talvolta capace di sorprendere con improvvisi guizzi di speranza.
Questo libro, fra i primi che ha scritto, mi è sembrato un apripista di tanti romanzi che poi seguiranno, sia suoi che di altri.
Un piccolo capolavoro tradotto da Elio Vittorini.

Raffaella Giatti

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