John Steinbeck – La luna è tramontata #JohnSteinbeck

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“Alle dieci e 45 tutto era finito. La città era occupata, i difensori abbattuti e la guerra finita. L’invasore s’era preparato per questa campagna con la stessa cura che per altre di maggior ampiezza”.
Dall’incipit si percepisce subito che “La luna è tramontata” è una storia di guerra: l’invasione lampo di una città militarmente poco difesa sulla costa norvegese da parte delle truppe tedesche, durante la seconda guerra mondiale.
In poche ore una cittadina viene conquistata e i suoi abitanti rassegnati si assoggettano al volere nazista, cominciano a lavorare per loro. Lo scopo di questa conquista, strategica per i tedeschi, è il carbone.
Può capitare però, che anche se un popolo si dimostra passivo ed è militarmente inferiore agli invasori, abbia un moto di orgoglio e facendo leva sulla propria dignità, può capitare che si ribelli.
Un episodio solo, di un uomo che non vuole padroni può bastare a scuotere le coscienze, l’anima degli oppressi e fomentare la rivolta.
La luna è tramontata è un storia di libertà e ribellione, ma anche se nel suo complesso la storia ha coraggio e fierezza per me resta un occasione mancata per l’autore di Uomini e topi di farne l’ennesimo capolavoro. Avrebbe potuto caratterizzare meglio i personaggi e rendere più strutturata la storia, 150 pagine sono davvero poche per raccontare le vicende contenute.
” Gli uomini liberi non possono scatenare una guerra, ma una volta che questa sia cominciata possono continuare a combattere nella sconfitta.
Gli uomini-gregge, seguaci di un capo, non possono farlo, ed ecco perché sono sempre gli uomini-gregge che vincono le battaglie e gli uomini liberi che vincono le guerre”.

Daniele Bartolucci

Uomini e topi – John Steinbeck #JohnSteinbeck @nellogiovane69

“Come talvolta avviene, un attimo discese e si librò e durò molto più che un attimo. E il suono tacque e il movimento tacque, per molto, molto più che un attimo.”

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Ho letto la traduzione di Pavese, datata ma splendida. Visto che il romanzo è breve, sono tentato dal leggerne anche la traduzione recentissima di Michele Mari.
Cosa dire? È bellissimo. La quarta parte è un vero e proprio dialogo teatrale dalla dinamicità, sottigliezza e tensione pazzesche. Temi diversi si intrecciano grazie a un pugno di personaggi scolpiti con maestria, soggiogati da ambizione, insoddisfazione e voglia di rivalsa, mentre su tutto incombe la cappa dell’ingiustizia sociale, il sogno americano che diventa il fine corsa della speranza. Ogni progetto, ogni via d’uscita, passa nel tritacarne della predestinazione, e quel che ne resta sono illusioni da rimpiangere mentre ti bevi la paga o ti trastulli in una “casa”.
Sottofinale e finale da brividi.

Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all’ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. È come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra. Qui io leggo molti libri. Nessuno trova il paradiso e nessuno trova il pezzetto di terra. È solamente nella testa.

Stefano Solventi