La crociera – Virginia Woolf #VirginiaWoolf

Un libro strano, tragico, ispirato, ambientato in un Sud America che non si troverà in nessuna mappa cui si arriva su una nave che non solcherebbe nessun mare, un’America i cui confini spirituali toccano Xanadu e Atlantide.

E.M. Forster

La crociera – Virginia Woolf

Editore: Nobel
Anno edizione:2012

La crociera è il primo romanzo di Virginia Woolf, una storia che racchiude non uno ma due percorsi sull’acqua, un viaggio nel viaggio: quello principale è la traversata in nave compiuta da un piccolo gruppo di signori e signore inglesi da Londra all’America meridionale, per giungere all’immaginaria città di Santa Marina. All’interno di questo viaggio se ne delinea un altro, più breve: l’escursione in battello che i personaggi principali successivamente compiono nella foresta equatoriale. Viaggi di navigazione quindi, legati al moto e al cambiamento, alla progressione anche interiore, il contatto con mondi e realtà diverse, la possibilità -per chi voglia – di liberarsi da schemi e convenzioni legati alla cultura d’origine.

Se Rachel si fosse messa a pensare, a provare sentimenti, a ridere o a esprimersi, invece di far gocciolare il latte dall’alto per vedere che tipo di macchia avrebbe fatto, avrebbe potuto essere interessante, se non proprio carina. Somigliava alla madre come l’immagine su uno stagno in una giornata d’estate assomiglia al volto vivace e acceso di chi vi si specchia.

Questo fu uno scritto che ebbe una lunga e travagliata gestazione, e numerose revisioni, se ne contano addirittura nove, e forse per questo non risente delle incertezze e ingenuità che in genere si leggono in molte prime opere di grandi scrittori. La ragione di queste riscritture risiede nei dubbi dell’autrice sulle proprie capacità artistiche, le angosce a chiedersi se la sua arte, a cui aveva dedicato tanta energia, non fosse improduttiva, realmente terrorizzata da possibili stroncature. Per contro, a queste afflizioni si univa una paradossale determinazione a scrivere con grande intensità, riversando già nelle prime stesure tematiche importanti che sono alla base della sua produzione matura: commenti politici su colonialismo e suffragio universale, e opinioni decise e controverse su questioni come divisione delle classi sociali, omosessualità e femminismo. Le prime stesure risalgono agli anni dal 1910 al 1913; gli amici stretti, temendo la critica letteraria, suggerirono alla Woolf di sfrondare gli argomenti e le opinioni più discutibili, forse eccessive per l’opera prima di un’autrice sconosciuta, che quindi riprese con i tagli e le riscritture fino al 1915, anno della pubblicazione. Questo fu un periodo travagliato per la Woolf, che ebbe problemi di salute e crisi depressive, curate con il riposo assoluto in clinica, un esilio forzato che finì per minare il suo equilibrio mentale, tanto che arrivò a tentare il suicidio; anni di crisi, cui seguì, dopo la pubblicazione, un periodo di relativa serenità.

La crociera non fu stroncato, ma non fu mai precisamente un successo, anche ai giorni nostri è poco conosciuto, sicuramente perchè pur essendo ben scritto manca di quell’incredibile capacità di esporre la mente mentre pensa e del percorso all’interno della coscienza che sarà la base delle grandi opere future della Woolf. Manca anche di una certa armonia e coesione nella storia, che però ha due grandi personaggi femminili, estremamente ben descritti, mutevoli e di grande sensibilità e profonda ricchezza interiore. E c’è un terzo personaggio femminile che arriva in silenzio ammiccando con gentilezza, la signora Dalloway, qui presente in un’apparizione giovanile che ho ritrovato con vero piacere, una sorpresa inaspettata, non avevo idea che vivesse in altre opere, è stata la visita felice di una vecchia amica che pensavo di non rivedere più.

La crociera è un romanzo che ho letto con piacere in alcuni capitoli e un poco di noia in altri, anche spiazzata da una seconda parte che presenta un numero infinito di personaggi non sempre bene caratterizzati come i principali.

Comunque, è un testo della Woolf: come la pizza anche se non è eccezionale è sempre un piacere. E mi è piaciuto anche perchè appartiene al filone della letteratura moderna: non presenta certezze, non offre indicazioni o risposte, ma, al contrario, apre degli interrogativi, lascia aperti degli spazi, suggerisce possibilità di interpretazione, con un finale inaspettato che ami sarei goduta di più se non me l’avesse anticipato la prefazione, GRAZIE PREFATTORA. Attenti agli spoiler se cercate notizie di quest’opera, avvisati siete!

Però, se non avete mai letto niente della Woolf, prima cominciate dai capolavori. Questo lo si può lasciare per una riflessione successiva.

Il modo in cui era stata educata, unito a una bella dose di indolenza naturale, era ovviamente in parte responsabile di tale atteggiamento, perché Rachel aveva ricevuto la stessa educazione che ricevevano tutte le ragazze di buona famiglia alla fine del diciannovesimo secolo. Dottori indulgenti e vecchi professori gentili le avevano insegnato i rudimenti di circa dieci diversi rami dello scibile ma non si sarebbero mai sognati di farla sgobbare sul serio così come non si sarebbero mai permessi di dirle che aveva le mani sporche.

Lorenza Inquisition

Tutti i racconti – Katherine Mansfield #KatherineMansfield #racconti #recensione

Tu mi sei più caro di chiunque al mondo, ma più di ogni altra cosa, più che parlare o ridere o essere felice, io voglio scrivere. Essere l’artista che si taglia l’orecchio e lo inchioda sulla porta, per sentire la voce di chi è fuori.

 
Tutti i raccontiKatherine Mansfield

Cura e traduzione di Maura Del Serra
Edizioni integrali

Katherine Mansfield è stata una scrittrice neozelandese vissuta a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento; di famiglia agiata, giudicando la vita ai confini dell’Impero troppo provinciale, si trasferì presto in Europa, principalmente a Londra. Omosessuale, diseredata dalla madre, ebbe una vita alquanto avventurosa: un matrimonio non consumato, un altro matrimonio per amore ma con ricorrenti tradimenti, frequentò attivamente D. H. Lawrence e Virginia Woolf (con la quale ebbe un rapporto di amicizia barra rivalità letteraria mai risolto). Le fu diagnosticata la tubercolosi a 29 anni, e passò disperata i pochi, brevi anni che le rimanevano a cercare invano una cura, affidandosi anche a ciarlatani e nuovi dottoroni con metodi alternativi, per finire in una comunità teosofica, dove morì a soli 35 anni. Ogni volta che aprivo il suo libro mi fermavo un momento a riflettere su cosa avrebbe pensato di persone che a neanche 100 anni dalla sua morte rifiutano coscientemente di usare il vaccino contro la malattia che l’ha uccisa, e ai bestemmioni che avrebbe tirato. E’ sepolta ad Avon, sulla sua lapide, una citazione dell’Enrico IV, la sua prediletta:

Ma io vi dico, mio signor giullare,

che da questo rovo, il pericolo, noi

cogliamo questo fiore, la salvezza

Nella sua produzione letteraria si limitò esclusivamente ai racconti, dei quali curò personalmente diverse raccolte; in italiano si trova quasi tutto, io ho preferito un’edizione della Newton Compton che contiene l’opera omnia, ci ho messo ovviamente qualche tempo ma ne è valsa la pena. La Mansfield scrive bene, in modo chiaro, diretto, senza orpelli ma con toni lirici quando necessario; ha grande talento per gli incipit, un sarcasmo mai troppo crudele, e un occhio acuto ma non impietoso per la umana fiacchezza.

Descrive l’umanità che la circonda con molti lati negativi e pochi positivi, con grande finezza psicologica e un poco di ironia. Le sue storie hanno spesso donne protagoniste, ora bambine vezzose o troppo intelligenti per il loro stesso bene, visto il destino di mogli sottomesse che le attende; ora sono donne sposate che bamboleggiano per non mostrare il loro vero io al marito padrone, ora istitutrici o donne lavoratrici che si spezzano la schiena mentre abbandonano a poco a poco i sogni di felicità futura. Spesso sono madri così attente ai mariti dai quali dipendono per ogni cosa che vivono i figli alla lontana, come una noiosa necessità della vita e nulla più. Gli uomini sono ottusi, consapevoli dei propri privilegi di padroni della casa in quanto patriarchi che portano i soldi, concentrati quasi esclusivamente sul proprio benessere, spesso comunque emotivamente dipendenti dalla devozione che moglie e figli devono portare loro.

La Mansfield ha uno sguardo acuto su temi non molto comuni nella letteratura dell’epoca, come la sessualità nella famiglia, le sottili delusioni dei rapporti di coppia, la fragilità dei sentimenti amorosi, l’insensibilità di una certa classe borghese in ascesa sociale, il desiderio di bellezza tramite l’arte che non viene quasi mai ricompensato. Avendo letto tutti i racconti dalla prima produzione dei vent’anni fino ai trentaquattro, è ovvio trovare negli ultimi scritti molta più maturità e complessità stilistica, però anche i primi hanno una immediatezza e un tono diretto non scevro da riflessioni -anche umoristiche- che ho molto apprezzato. Se non avete mai letto niente di lei, vi invito a scoprirla.

Alla sua morte, Virginia Woolf scrisse nel suo diario: “Ero gelosa della sua scrittura – la sola scrittura di cui sia mai stata gelosa”. Di sè stessa, la Mansfield diceva che le piaceva scrivere anche perchè è  “come stare seduta per un istante nella vita degli altri”; e la fa davvero, davvero benissimo.

Primavera. Appena la gente lascia la strada per l’erba, gli occhi si fanno loro fissi e trasognati come quelli di chi cammina nel mare caldo. Le margherite ancora non ci sono, ma l’odore dolce dell’erba sale, sale a piccole onde via via che ci si addentra. Gli alberi hanno già tutte le foglie. A perdita di sguardo ci sono ventagli, crinoline, alti e folti  piumaggi di variegato verde. Un vento lieve li scuote, li unisce, li risepara; nel cielo azzurro uno sciame di nuvolette bianche galleggia come una nidiata di anatroccoli.

Lorenza Inquisition