I fratelli Karamazov – Fëdor Dostoevskij

« Un solo filo d’erba, un solo scarabeo, una sola formica, un’ape dai riflessi d’oro… testimoniano d’istinto il mistero divino. »

Eccomi finalmente dopo avere chiuso l’ultima pagina del libro che mi “vergognavo” o meglio che mi dispiacevo di non avere mai letto, I fratelli Karamazov. In realtà lo avevo incrociato nello sceneggiato TV nei bei tempi eroici della RAI (1969). E che adesso mi sto rivedendo nella raccolta in cofanetto RAI ERI (4 DVD per la miseria di 14,99 € !!!) con quel bianco e nero perfino grezzo e poco definito, ma con recitazione e sceneggiatura e attori che mi mettono emozione al solo scorrere delle prime immagini.
Naturalmente non si può commentare o tantomeno recensire un capolavoro di questa portata: passioni e sentimenti alti e bassi, ideali e teosofie che si scontrano e incontrano nei quattro fratelli e nel loro impresentabile padre.
E mi vien solo da dire, leggendo delle vicende e del destino tragico dei Karamazov, che davvero in ciascuno di noi, forse, in percentuali diverse e di volta in volta prevalenti o negate, c’è una terribile e fantastica proporzione del passionale e generoso Dmitrj, del freddo e razionale Ivan, del tenero e nobile Aleksej e del rinnegato, infelice e subdolo Smerdjakov. E ancora oggi i figli soffocati dai padri (non sempre volontariamente o inconsapevolmente), nell’eterna necessità dei giovani di trovarsi con grande fatica un posto nel mondo governato dai vecchi, ci dicono perché i classici non finiscono mai di emozionare il cuore e la mente.

Renato Graziano

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Le notti bianche – Fëdor Dostoevskij #LeNottiBianche

Le mie notti finirono un mattino.

la notti bianche It

E’ un libro un po’ amaro e triste, ma anche stranamente tenero, parlando di Dostoevskij. E’ molto bello, che ve lo dico a fare.

Un sognatore, timido e impacciato, uno che proprio non sa cosa sia la realtà e ha passato tutta la vita nella sua propria testa sognando sogni, una sera incontra sul lungofiume di San Pietroburgo una ragazza. Trova il coraggio di rivolgerle qualche parola, lei risponde, nasce un dialogo, del sentimento, un’amicizia. Lui le parla del suo essere sognatore che vive e non vive se non nelle proprie fantasie, lei, una ragazza giovanissima ma più pratica, gli confida i suoi sentimenti amorosi per un uomo che doveva incontrare proprio quella sera, dopo un anno di separazione.  Si danno appuntamento per la sera dopo, e poi per altre due notti, parlando e confidandosi: del desiderio e del diniego, della sana voglia di vivere contrapposta al sogno di lasciarsi morire, della malinconia, della speranza, e dell’abbandono. Gli altri, spiega il poeta, sono una coreografia, sono coloro che hanno la fortuna di vivere: “Senti rumoreggiare e turbinare in un vortice vitale una folla di gente intorno a te, senti, vedi la gente vivere – vivere nella realtà, vedi che la vita per loro non è proibita, che la loro vita non si dilegua come un sogno, come una visione, che la loro vita si rinnova di continuo, è di continuo giovane e nessun suo momento è simile a un altro…”

Il nostro sognatore si illude, pensa di poter sfuggire alla realtà, alla sua crudezza e alla necessità di vivere oltre che di sognare; e inevitabilmente subirà il principio di realtà della fanciulla: sognatrice sì, ma anche concreta nei propri sentimenti.

Si può pensare che ci siano vincitori e sconfitti, in questo romanzo, e forse è vero. Ma è vero anche che questo poeta può dire di aver davvero vissuto un sogno. E non è questa, forse, la massima aspirazione di un sognatore?

Un intero attimo di beatitudine!
È forse poco, anche se resta il solo in tutta la vita di un uomo?

 Lorenza Inquisition