L’esercito delle cose inutili – Paola Mastrocola #paolamastrocola

Guglielmo, detto Gulli da sua madre e Ulli Gulli dai suoi compagni di scuola, è un ragazzino di undici anni; vive in una famiglia un po’ strana con genitori intellettuali che per Natale fanno regali “simbolici”, decisamente fuori del comune. Per l’ultimo Natale, anziché un cavallo o un cane, gli hanno regalato un asino “a distanza”! Bisogna sapersi accontentare e Guglielmo, timido e senza amici, lo fa alla grande dando inizio ad un intenso rapporto epistolare con l’asino Raimond, che come tutti gli asini non sa leggere.

Libro sconsigliato da tiepide recensioni, che ovviamente non ho preso in considerazione avendo già letto e amato la Mastrocola.

Raimond arriva a Variponti, il Paese delle cose inutili dove vivono Asini e Libri, ma anche occupatori di panchine, trapiantatori di primule, scollatori di francobolli, guardatori della luna, saltatori di staccionate, “Un’accozzaglia di persone e cose che non avete idea.”
E poi c’è il suo ragazzino, Guglielmo, che sorprende Raimond con lettere inaspettate.

È un libro che parla del sentirsi inutili, di improbabili ma autentiche amicizie, di coraggio quando non pensi di averlo, dei libri e di quanto è bello leggerli, di ragazzini timidi e di bulli prepotenti, di genitori intellettuali che non accorgono dei problemi del figlio.
Insomma una favola surreale, un paese immaginario pieno di realtà.
Uno strano, strampalato libro che quando finisce già ti manca e vorresti sapere cosa succede dopo.

“Quindi mi capita questa cosa strana che mi dispiace, mi dispiace di averlo conosciuto, ecco, non so se mi capite. Mi piacerebbe che dovesse ancora succedere, di conoscerlo, e tutto il resto… Dico solo questo, che se un certo giorno ci succede qualcosa di bello, be’, quel giorno dovremmo viverlo tante volte e non una sola. “

Chiara Rabbolini

Memorie di una geisha – Arthur Golden #arthur golden #geisha

*Un libro con un mestiere nel titolo

“Solo dopo aver indugiato a lungo in quello stato di euforia, riuscii finalmente a guardarmi indietro e a riconoscere quanto fosse stata desolata un tempo la mia esistenza. Non credo che nessuno di noi possa parlare del dolore finché non ne è fuori. Sono sicura che in caso contrario non avrei mai raccontato la mia storia.”

Sontuoso quadro d’epoca giapponese a cavallo della seconda guerra mondiale, Memorie di una geisha è un libro famosissimo che racconta piacevolmente e in modo armonico la storia e la vera natura delle geishe giapponesi, dipinte e narrate come “opere d’arte in movimento”.

La geisha è un’artista del mondo che fluttua: canta, danza, vi intrattiene; tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è silenzio.
So quanto sia stato contraddittorio e provocatorio questo romanzo e le storie che la stampa ha romanzato dietro gli alterchi legali dell’autore nei confronti della donna che ha ispirato le vicende qui narrate. Devo dire che in questo caso hanno poca importanza questi rumori di fondo, perché alla fine quello che conta è l’incantevole storia che viene narrata. La voce di Chiyo accompagna i miei pensieri lungo tutto il racconto, calma e paziente come l’acqua che scorre. L’intreccio è fluido e in parte è merito della maestria di Golden e in parte della strabiliante storia con cui Chiyo si presenta ed evolve nel corso della narrazione, che ha una
straordinaria forza espressiva. Golden ha la capacità incredibile di evocare un mondo che è per la maggioranza di noi occidentali sconosciuto, incredibilmente affascinante nel suo mistero, entro il quale figure leggendarie e fuori del tempo come le Geishe si muovono leggiadre, i volti pallidi e l’andatura sensuale, custodi di una civiltà millenaria.
È proprio un buon romanzo per la sua qualità principale: quando narra la sua storia, Chiyo viene a fare letteralmente compagnia al lettore, intrattiene e tiene sospesi pagina dopo pagina, come sempre svolgendo il suo compito di geisha, cantando, danzando e raccontando il mondo.

“Il rimpianto è un tipo di dolore molto particolare; di fronte a esso siamo impotenti. E’ come una finestra che si apra di sua iniziativa: la stanza diventa gelida e noi non possiamo fare altro che rabbrividire.
Ma ogni volta si apre sempre un po’ meno, finché non arriva il giorno in cui ci chiediamo che fine abbia fatto”.

Un romanzo che resta sotto la pelle.

Stefano Lilliu